Il Parco, complesso unico al mondo, fu dichiarato “inagibile” dai Vigili del Fuoco e poi abbandonato. La recente richiesta del Comune al Demanio di avere assegnata l’area destinata a banchina container e quella costiera (cantieristica navale) appare un alibi per farsi dire no
La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016
L’hangar, primo esempio italiano di architettura militare (è una delle pochissime opere di tal genere esistenti in Europa), fu costruito, nel novembre del ‘17, nel pieno della prima guerra mondiale, con l’intervento di prigionieri austriaci e fu terminato nel ‘20: nacque come base per dirigibili da utilizzare in funzione antisommergibili e come base per la vigilanza sulle rotte a sud della Sicilia; per quasi cinque anni ospitò i dirigibili della Regia Marina fino al ‘25, successivamente fu utilizzato in vari modi, specie il suo specchio acqueo, anche dalla compagnia aerea inglese BOAC, quale sosta intermedia nei collegamenti Londra-Malta e viceversa. Dal 1958, fino a oltre vent’anni anni fa, è stato utilizzato dalla Guardia di Finanza come base elicotteri, poi come autoparco e deposito. Oggi è abbandonato, come tutta l’area circostante, e la sua struttura si mostra prossima al collasso.
ll parco dell’Hangar di Augusta è un complesso unico al mondo. Meta di studiosi, è stato visitato da esperti per le sue caratteristiche costruttive; ha suscitato attenzione da parte di tecnici che, in risposta a un bando europeo, presentarono, a suo tempo, un progetto di recupero del monumento che porta anche la firma dell’ex rettore della facoltà di architettura di Firenze. Il polmone verde che circonda l’hangar per un breve periodo fu aperto al pubblico grazie a un’associazione di volontariato appositamente costituitasi per utilizzare i contributi dei cittadini tramite il 5 per mille e gestirla, che consentì alla città di vivere questo bene. Migliaia di cittadini avevano preso l’abitudine di frequentare il luogo, anche con bambini, all’aria aperta; vi si sono realizzate una serie di iniziative che hanno permesso a molti di godere di uno spazio libero, mediamente attrezzato, per uscire dalla città senza avere la necessità di avere una seconda casa.
Bisogna riconoscere che le passate amministrazioni hanno dimostrato un certo impegno per il recupero e la valorizzazione di questo patrimonio storico e monumentale. Il Comune, infatti, ha utilizzato fondi regionali della Protezione Civile per realizzare i lavori di consolidamento statico dell’edificio Hangar (che hanno riguardato le fondamenta e i pilastri, ad esclusione della copertura e del portale a soffietto) ultimati nel dicembre 2009; si è adoperato nel reperire ed utilizzare fondi del Ministero dei Beni Culturali (decreto del 22 luglio 2005) per la predisposizione di un progetto di pubblica fruizione dell’Hangar e del suo parco, portandolo a buon fine, nella sua stesura preliminare, nel settembre del 2010; nel maggio 2010, ha aperto il parco alla pubblica fruizione grazie alla collaborazione, in regime di convenzione gratuita, dell’Associazione di volontariato Hangar Team che ha effettuato, a proprie spese, la parziale bonifica e pulizia dei luoghi, realizzando, tra l’altro, percorsi di visita in sicurezza, un parco giochi, servizi, ecc.
Dal luglio del 2012 il parco non è più fruibile. Anche la Struttura Commissariale, subentrata nell’Amministrazione della Città, si è adoperata, in verità senza grande solerzia, per riaprire il Parco alla pubblica fruizione. Infatti, dopo numerosi solleciti, ha richiesto e ottenuto una proroga della concessione a titolo gratuito ed ha bandito, nell’agosto 2014, un Avviso Pubblico per assegnare la gestione del parco, con l’onere per l’affidatario di garantirne, attraverso la realizzazione di percorsi di visita posti in sicurezza, la fruizione.
L’Avviso non venne mai concluso nonostante, con decreto regionale 3028 del 5 novembre 2014, tutto il sito sia stato dichiarato “opera di interesse storico-culturale” considerandolo un “unicum” inscindibile tutelato dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. Una nota dei Vigili del Fuoco, recentemente, complica la vicenda, poiché estende “a tutta l’area” la condizione di inagibilità, ampliando quella preesistente che inibiva l’ingresso solo negli edifici e nell’Hangar; ciò, nonostante siano state eseguite opere di consolidamento con fondi pubblici. Nella determinazione dei Vigili del Fuoco non si capisce, però, se il provvedimento è relativo all’area limitrofa agli edifici monumentali oppure è estesa ai 22 ettari dell’Aeroscalo; se così fosse sarebbe veramente ridicolo. Forse si attende che crolli tutto, così il problema non esisterà più, con sollievo dell’esercito di burocrati che presidiano i beni collettivi.
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La scelta fatta dall’attuale Amministrazione Comunale di Augusta di abbandonare il complesso monumentale, riconsegnandolo all’Agenzia del Demanio, vanificando tutto ciò che è stato fatto finora, è stata una scelta sbagliata.
È di qualche mese addietro, in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, un ripensamento (?); ritornando sui suoi passi, il Comune ha richiesto la concessione di un’area ancora più vasta che comprende le pertinenze della Marina Militare e quelle dove l’Autorità Portuale prevede l’ampliamento della banchina container del Porto Commerciale (i cui lavori sono già programmati) nonché la restante area costiera, già in concessione alla cantieristica navale. Questa decisione appare veramente incredibile, poiché si chiede ciò che non potrà essere concesso , né vale la “bucolica” considerazione di un assessore che, nel corso di una trasmissione radiofonica, seraficamente, all’osservazione ha risposto: “Vuol dire che ce ne daranno meno”, considerando le relazioni fra uffici pubblici alla stregua di una trattativa tra commercianti: siamo al ridicolo.
Tutto ciò fa apparire la scelta comunale come un “escamotage” per scaricare la colpa della mancata concessione sul demanio. Siamo alle solite: ogni fallimento viene addossato ad altri per nascondere quella che si sta rivelando sempre di più una grave e complessiva incapacità gestionale.
L’Amministrazione Comunale, se volesse dimostrarsi seria, dovrebbe ritirare la richiesta, rinnovare la concessione (gratuita) di cui era titolare e richiederne l’estensione fino a ricomprendere tutta l’area che ora viene indicata come Aeroscalo per dirigibili; indire in tempi brevi un nuovo avviso pubblico per la ricerca di soggetti interessati alla gestione finalizzata alla pubblica fruizione e realizzare percorsi di visita in condizioni di sicurezza. Il tutto senza la necessità di impiego di fondi comunali ma assumendosi solo la responsabilità di amministrare un bene culturale del quale si ha ancora la disponibilità.
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Lasciare l’Hangar al Demanio significa condannarlo all’abbandono e al degrado chissà ancora per quanti anni, vanificando tutto ciò che è stato fatto fino ad ora per il suo recupero. I segni di questo abbandono sono già evidenti; il parco infatti si trova già alla mercé di vandali e profittatori che ne fanno scempio, come dimostra il recente taglio drastico degli alberi, non certo per finalità botaniche o ambientali.
Stante la situazione attuale non ci sembra inopportuno soffermarci, inoltre, sul fatto che il progetto di recupero e fruizione del complesso monumentale (che il Comune ha approvato nella sua stesura preliminare oltre 5 anni fa) necessita di coinvolgere vari portatori di interesse in un programma di recupero, valorizzazione e soprattutto realizzare una governance sul progetto dove sono necessarie competenza nella programmazione degli interventi e abilità nel reperire fondi europei, nazionali, regionali e di grandi investitori privati. L’intento di abbandonare l’Hangar e gli edifici di pertinenza separandoli dall’antistante piano di manovra dei dirigibili è apertamente in contrasto con il citato decreto dell’Assessorato Regionale n. 3028 del 5/11/2014 che considera l’Aeroscalo per dirigibili come un unicum inscindibile, presupposto indispensabile per poter aspirare a un suo inserimento nell’Heritage List dell’Unesco.
A questo punto è bene che tutti gli Enti Pubblici o i soggetti privati che hanno un qualche interesse per l’area dell’Aeroscalo per Dirigibili prendano consapevolezza che il citato decreto di tutela non consente a nessuno né di violare né di eludere le finalità culturali e la destinazione alla pubblica fruizione dell’area sottoposta a vincolo.
In assenza di uno scatto di orgoglio e di provvedimenti coraggiosi e concludenti, anche per questa zona del territorio si rischia l’oblio, come il Parco del Mulinello, l’area dei forti Garsia e così via…

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