La giunta comunale commissionò al Maestro il progetto di una statua. Ricevuto il bozzetto, gli assessori si guardarono in faccia, lo chiusero in un cassetto e del monumento non si parlò più
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Sporadiche e brevi, ma sempre intense, le frequentazioni di Salvatore Fiume con Siracusa. Una Mostra strepitosa al Museo di piazza Duomo, solo per citarne qualcuna.
Questo mi fa ricordare che ne fu conseguenza l’invito della Giunta comunale di allora che richiedeva al Maestro (non solo pittore ma anche scultore) di realizzare una statua di Archimede. Il maestro ne fu lusingato. Tornando a Canzio fece un bozzetto alto un metro della statua e lo spedì a Siracusa. L’opera arrivò, fu liberata dall’involucro.
E agli occhi dei committenti apparve una “cosa” tondeggiante con un volto arcaico e il capo a cupola: l’interpretazione che l’insigne Artista dava metaforicamente di Archimede.
Non è difficile immaginare lo sbigottimento dei politici che avevano commissionato l’opera: si aspettavano una statua classica, tradizionale, ma non avevano previsto che l’Artista avrebbe creato secondo il proprio stile. Di quel bozzetto non esiste più traccia, e la “cosa” finì nel silenzio del reciproco imbarazzo.
L’ultima volta che Salvatore Fiume, con tutti gli onori, venne a Siracusa fu quando gli fu conferito il “Premio Internazionale Sicilia-il Paladino” al Vasquez. Fiume arrivò a Villa Politi con la moglie, una principessa africana, e al mio saluto di benvenuto rispose cancellando il formalismo con quel suo straordinario sorriso. Furono tre giornate di cordiale frequentazione con un uomo garbato, ironico, di straripante simpatia. La sua coinvolgente umanità conquistò tutti. E al Vasquez per la premiazione il pubblico gli dedicò una “standing ovation” che lo commosse, lui che pure era abituato agli onori che gli tributavano in tutto il mondo.
Salvatore Fiume era anche narratore e poeta. Ha pubblicato molti 1ibri. Ne conservo gelosamente alcuni che mi fece recapitare dal suo atelier di Canzio. Tra essi, “I miserabili” in cui racconta la propria vita da ragazzo a Comiso fino ad uomo fatto e artista affermato in giro per il mondo.
“Amo questa vostra città – mi disse – e vorrei venire qui più spesso se non fosse per i miei impegni che mi portano lontano. Amo passeggiare sul lungomare che circonda l’isolotto, per le viuzze di questa Ortigia che nasconde una sorta di incantesimo che io percepisco come se mi arrivasse dalla notte dei secoli, e che voi forse non riuscite più a percepire. Amo questa vostra Siracusa nella solennità di monumenti, delle maestose vestigia che raccontano di un prestigio intramontabile. Ti ringrazio, Aldo, per avermi invitato qui e per avermi onorato con questo Premio, ringrazio il pubblico per l’entusiasmo con cui ha manifestato la propria stima nei miei confronti. Ritornerò, sai?”
La mia venerazione per l’Uomo e l’Artista mi induce a ricordarlo spesso. Oggi gli dedico questo ennesimo omaggio, ora che Lui non c’è più.

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