“Nel Medagliere siracusano opere di artisti straordinari”

Monete “da scrutare con la lente, tanto sono minuti i lavori di incisione, di bulino, di conio”. Le emozioni e impressioni di viaggio del contemporaneo Enrico Bo in “Due mari – Sicilia e Albania”

 

Quando ripercorriamo la storia dei viaggiatori del Grand Tour, che dalle brume del Nord Europa o del nuovo continente venivano in Italia e specialmente in Sicilia completavano la propria educazione o accrescevano la propria cultura – pensiamo a Goethe, a Maupassant, a von Platen… – potremmo essere tentati dalla convinzione che oggi sia tempo di semplici turisti, distratti consumisti incapaci di cogliere lo spirito dei luoghi.

Ringraziamo Rosalba Riccioli, che con dedizione competente illustra ai visitatori le meraviglie del Medagliere del Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, per averci segnalato le pagine di un viaggiatore del nostro tempo, che nel suo settimo libro parla propria della nostra città: “Due mari – Sicilia e Albania” di Enrico Bo comprende le impressioni ed emozioni di viaggio dell’autore, originario di Alessandria.

Vi rimandiamo al blog di Enrico Bo: https://ilventodellest.blogspot.it/2016/03/il-settimo-libro.html e riportiamo alcune righe dell’autore dedicate a Siracusa (interessanti anche le precisazioni su prezzi orari e altre informazioni utili a chi voglia ripercorrere le stesse rotte).

“[…] S’obbedisca oggi alla divina notte / E la cena nell’isola s’appresti. / Come il dì spunti, salirem di nuovo / La nave, e nell’immensa onda entreremo”. (Odissea VII)

Siracusa – Latomie – […] la città è anche molto altro, non solo Ortigia, con tutta la sua antichità e i suoi luoghi della storia. La zona archeologica, dal teatro greco all’anfiteatro romano, è enorme e ti mette di fronte a quanto ha da offrire al riguardo il nostro paese. Ma di certo la parte più misteriosa e unica sono le Latomie, di cui la città è piena e che ha arricchito il sottosuolo di una Siracusa sotterranea che bisognerebbe fermarsi a scoprire. Intanto cammini sul fondo di queste antiche cave ormai sommerse dagli alberi e dal verde, immense e piene di angoli nascosti, in cui sarebbe facile perdersi. L’immenso orecchio di Dionisio attrae la folla, meraviglia naturale in cui tornare bimbi, sbattere le mani, darsi sulla voce per sentirne l’eco, mormorare a bassa voce per verificare l’acustica, tutte le classiche mosse da turista tipo, eppure irrinunciabili.

Il Museo Archeologico è un’altra gemma splendente in questa città luminosa. Ricchissimo di reperti mirabili, ci puoi passare la mattina a rigirarti di sito in sito, dagli elefanti nani della preistoria alle statue della classicità, trascurando per sazietà di vista vasi e reperti che da soli altrove farebbero mostra a sé, attirando schiere di visitatori entusiasti. Ma non è finita. Nel sottosuolo, è appena aperta una nuova esposizione: il Medagliere, con una sterminata collezione di monete e di gioielli in oro e argento.

Quasi ti sfuggirebbe, ormai sazio di tante cose, ci butti un’occhiata e Rosalba Riccioli sta lì ad accoglierti, non ti lascia andar via, si raccomanda che tutti gli altri del gruppo vengano a vedere tanta meraviglia e poi con una competenza da vera appassionata, ti illustra, ti racconta, ti fa apprezzare la raffinatezza di queste opere di artisti straordinari, da osservare con la lente, tanto sono minuti i lavori di incisione, di bulino, di conio. Ecco i tesoretti, ritrovati in pentole nascoste durante la fuga o prima di qualche incursione di assalitori, rimasti lì sotto terra, mucchio di ori usciti dalla pentola spaccata, testimoni muti di quanto alla fine non si può portare con sé in eterno. Ecco orecchini perfetti e minuscoli che mani di un orafo artista hanno sbalzato con perizia per i lobi teneri di qualche bellissima, ormai polvere anch’essa. Facciamo notare che è già passata l’ora di chiusura e non si vorrebbe approfittare. “Siete venuti da lontano, non potete perdervi queste cose e mi raccomando parlatene quando tornerete” e avanti per un’altra mezz’ora.

Questa è la Sicilia che ho incontrato io. Passione, voglia di fare, dedizione e tanta, tanta competenza, altro che menefreghismo e lavoro da statali. Grazie Rosalba. Un bel bagno di addio a Fontane Bianche appena fuori città, un paio di arancini, poi alla sera, per chiudere il cerchio, l’Agamennone al teatro greco. Atmosfera incredibile. Gradinate zeppe di appassionati e guarda caso di studenti, silenziosi, rapiti dalla vicenda e dalla suggestione del luogo e della storia. Anche questa, una cosa da non perdere.

Ci auguriamo che i turisti che sempre più numerosi riempiono la cavea del Teatro greco, i vicoli di Ortigia e le spiagge delle nostre coste siano come il signor Bo, viaggiatori – e chissà? anche scrittori – per passione e amore della nostra storia, arte e cultura.

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