Ogni anno sono prodotte tra le diecimila e le ventimila nuove sostanze chimiche. Quelle dannose transitano spesso attraverso l’ingestione. La legge non svolge controlli accurati
“Vengono chiamati distruttori, o interferenti endocrini: sono sostanze che possono incidere sul metabolismo ormonale fingendosi ormoni e influenzare così la normale attività di tutte le ghiandole endocrine. Esistono anche queste nuove sostanze di cui la scienza ha iniziato ad occuparsi”. Così si esprime Fabrizio Bianchi, responsabile dell’Unità di ricerca “Epidemiologia ambientale e registri di patologia” dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) nella pubblicazione scientifica“Uniti Per La Salute ” a cura di Valentina Ascione. Oggi si sa che le malattie correlabili all’ambiente sono moltissime, sono malattie cronico-degenerative, dell’appartato respiratorio, cardiovascolari, neurodegenerative, comportamentali e del sistema immunitario. Ci sono poi delle patologie genetiche che non incidono sulla struttura del DNA e dei geni, ma sulla loro espressione, in altre parole sul loro funzionamento. In questi meccanismi, detti epigenetici, risiede probabilmente la chiave di comprensione di molte patologie finora ritenute di causa (eziologia) ignota. Correlazioni tra ambiente e salute – Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) almeno un quarto delle malattie è in stretta correlazione con l’ambiente; una stima che sale a un terzo per le patologie che colpiscono i bambini sotto i sei anni di età. Inoltre, quando si parla di correlazione tra ambiente e salute, bisogna intendere il termine ambiente nel senso più ampio possibile, includendo fattori come l’esposizione nelle attività lavorative, i problemi legati all’acqua e agli alimenti, il fumo attivo e passivo, la qualità dell’aria. Complessivamente il danno arrecato alla salute dall’ambiente è di gran lunga superiore rispetto ai dati di qualche anno fa, che sottostimavano l’incidenza del fattore ambientale, fissandolo al di sotto del due per cento. Questo accadeva perché molte stime non tenevano conto di tutti i possibili fattori di rischio e di tutti i meccanismi legati all’ambiente, anche in modo indiretto. Migliaia, infatti, sono le sostanze in grado di determinare anche un danno epigenetico (per le modifiche chimiche, per es. a carico del DNA). Molte tra le sostanze organiche clorurate (esempio molte diossine), tra i composti organici volatili, ad esempio quelli benzenici, tra gli idrocarburi policiclici aromatici, senza dimenticare i metalli pesanti come il mercurio, che non è un cancerogeno, ma provoca danni soprattutto di tipo neurologico, oppure metalloidi come l’arsenico, che è un cancerogeno certo per l’uomo. Si stima che ogni anno siano prodotte tra le diecimila e le ventimila nuove sostanze chimiche di sintesi, mentre la ricerca scientifica riesce a testarne solo una minima parte. Accade così che l’effettiva pericolosità di una sostanza stabilita inizialmente come innocua emerga solo dopo anni d’impiego o non emerge a causa della mancanza di studi adeguati. Sostanze che sono presenti in cosmetici, in alimenti e persino nell’acqua che beviamo. La legge non prevede controlli adeguati, puntando molto spesso su analisi che richiedono di rilevare solo le sostanze più comuni. Le sostanze dannose transitano spesso attraverso il respiro e/o l’ingestione. L’80-90% delle diossine si assumono attraverso l’ingestione di alimenti contaminati, mentre alcuni composti organici volatili e le polveri fini e ultrafini si assumono prevalentemente attraverso la via del respiro. Una nuova stima dell’O.M.S. su alcune città rileva che nei primi due mesi del 2011 è già stato superato il tetto di legge per le polveri fini, che consente 35 superamenti giornalieri nell’arco di un intero anno (50 microgrammi per metro cubo). Viene stimato che su base annua, ciò sia causa di circa settemila decessi aggiuntivi rispetto alla mortalità corrente. Inoltre non deve essere trascurato l’inquinamento nelle aree industriali, a cui sono sottoposte comunità più ristrette ma molto più esposte. E’ questo il caso delle 57 aree indicate dal Ministero dell’Ambiente come siti di bonifica di interesse nazionale, in base al grado di inquinamento misurato nei terreni e nelle acque. Analizzando gli effetti sulla salute, si registrano mortalità, ospedalizzazione e incidenza dei tumori maggiori rispetto ad aree esterne usate come confronto. Sorveglianza e tutela della salute – La responsabilità è distribuita tra chi produce gli inquinanti, chi controlla aria, acque, alimenti, pesticidi e prodotti di largo consumo, ai vari livelli di amministrazione, da quella centrale agli enti locali. Bisognerebbe rispettare il principio di precauzione quando non si conosce ancora bene l’entità del danno, mantenere bassa l’esposizione e il numero di persone esposte a situazioni particolari. La scommessa è sempre la solita: produrre senza inquinare. A volte è ritenuto, strumentalmente, impossibile, ma le soluzioni per una produzione sostenibile a livello sanitario, ci sono; solo che hanno dei costi che alcune aziende non vogliono affrontare per massimizzare i già notevolissimi profitti. C’è il problema delle città che soffrono un altro tipo di inquinamento e quello delle campagne, interessate da un uso elevato di pesticidi, anticrittogamici ed antiparassitari per l’agricoltura. E’ la società dei consumi che, nell’era industriale avanzata, ha prodotto uno sviluppo insostenibile sul lungo periodo ed ha sottoposto il pianeta a un input di prodotti delle combustioni che sta generando impatti rilevanti sul clima, sulla catena alimentare e sulla biodiversità. Ciò è ormai largamente ritenuto non accettabile perché non compatibile. Rimedi, soluzioni e strumenti per proteggersi – Informazione, trasparenza e partecipazione ed una valutazione preventiva dei danni alla salute dovrebbero essere le parole d’ordine. Molte cause di malattia si chiamano “cause evitabili”, proprio perché tali sono riconosciute con azioni precoci tese a rimuovere i rischi ambientali per la salute, cioè con la prevenzione primaria. Recentemente vi è stata, a cura dell’O.M.S., un’iniziativa per effettuare un biomonitoraggio in Sicilia allo scopo di prevenire morbilità, mortalità ed ulteriori angustie alle famiglie delle zone inquinate dalla presenza di valori molto alti di metalli pesanti genotossici e da inquinanti organici persistenti che sovraespongono, oltre i limiti, le popolazioni. Tale iniziativa è nata al fine di evitare che sia superata la capacità di assorbimento e di autorigenerazione degli ecosistemi, per scongiurare che ci si avvii verso l’irreversibilità degli stessi e che s’interrompa definitivamente la catena alimentare. L’inquinamento chimico-fisico e la deleteria interferenza causata dalla saturazione ambientale degli inquinanti sui sistemi omeostatici, che regolano i meccanismi interni del corpo e ci fanno temere la possibile rottura dell’equilibrio ed il raggiungimento del “Punto Critico”. Secondo lo studio del prof. Fabrizio Bianchi (che quantifica i benefici risultanti dagli interventi di bonifica e risanamento ambientale nei siti contaminati di Priolo e Gela) risulta che il potenziale beneficio economico di rimozione dell’inquinamento industriale è di 3 miliardi e 592 milioni di Euro per Priolo e di 6 miliardi e 639 milioni di euro per Gela; pertanto la bonifica ed il risanamento dei siti, in economia di scala, risulta vantaggiosa.

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