L’Inda come crogiuolo e lievito della cultura a Siracusa

Chiuso il tempo delle polemiche, è il momento di ragionare sulla riforma dello Statuto Nuove regole per il cda, ruolo centrale al Sovrintendente, via il consigliere delegato

 

Con l’insediamento dell’ing. Pinelli a Commissario straordinario della Fondazione, il confronto sulla riforma dello statuto dell’Inda potrebbe opportunamente lasciarsi alle spalle le polemiche su quanto avvenuto nelle settimane scorse – i nostri giudizi sono “agli atti” –, per prospettare soluzioni efficaci e non pasticciate, con l’obiettivo di uscire dalle pastoie che hanno offuscato l’immagine di quella che rimane una delle più prestigiose Istituzioni culturali del paese.

 

Forse, la più prestigiosa, se riusciamo a cogliere che l’Inda esprime e racchiude quel “fondo inesauribile” ed originario che dà vita al “canone occidentale” – per ricorrere alla plastica immagine di Harold Bloom –, da cui tutti noi proveniamo. La grecità rappresenta quel vincolo comunitario che ci lega, proprio perché intreccia indissolubilmente la nostra provenienza e il compito infinito della trasmissione ereditaria dell’Occidente. Forse, allora, un piccolo preambolo storico consente di capire in che modo il “ritorno all’origine” è, simul, quello stesso “futuro” – e non è un ossimoro – cui dovremmo far approdare l’Inda.

  

Quando nei primi decenni del ‘900 – il 1913-1914 segna la vigilia della “grande guerra” – l’intera cultura europea è attraversata da una contrapposizione “etico-valoriale” tra Kultur, da una parte, e Zivilisation, dall’altra – semplificando molto: la prima, tesa a uno sguardo ‘nostalgico’ a quei suoi valori spirituali in via di dissolvimento; la seconda, espressiva di quei processi di “razionalizzazione”, in un tempo sempre più esposto all’affermarsi di convenzionalità e formalismo, nella temperie di una radicale e accelerata industrializzazione –, la straordinaria intuizione di Tommaso Gargallo, se possiamo azzardare un’analogia con l’humus culturale espresso da quel contrasto, fu quella, in un sol colpo, di saper “giocare”, con la creazione dell’IDA (che diventerà INDA: Ist. ‘Nazionale’ del Dramma Antico, sotto il fascismo), il volto più suggestivo e mitico del “genius loci” di Siracusa, ponendo le basi per fare della città il luogo di riproposizione di una creatività culturale che potesse rappresentare un paradigma in grado di uscir fuori dalla schematica contrapposizione tra Kultur e Zivilisation.

 

Da subito, con la felice e straordinaria intuizione di Tommaso Gargallo, la “grecità” tornava a essere rivisitata nell’epoca moderna, nell’inimitabilità di uno dei suoi luoghi fondativi – Siracusa e il suo teatro greco –, proiettando la città in uno scenario internazionale: riproponendo, con le rappresentazioni classiche, la domanda permanente sulla condizione umana, che solo il mito, la filosofia e la tragedia potevano esprimere. Questa sorta di “ritorno al futuro”, che lo scavo genealogico permanente sul mito e sul tragico era in grado di offrire, ambiva così a rappresentare sia il “vettore” più espressivo della cultura classica dentro il ‘900, sia una straordinaria opportunità culturale (ed anche turistica: faccio a malavoglia questo accostamento, solo per contrastare la pochezza di un Tremonti, che sprezzantemente offendeva sia la cultura che l’economia, quando dichiarava che “con la cultura non si mangia”), in grado di collocare – in un Sud fortemente arretrato – la città di Siracusa e la Sicilia in un circuito di alto respiro culturale europeo.

  

Se in questo breve schizzo è sintetizzata la certezza del fatto che le “rappresentazioni classiche” non possono essere assolutamente “scippate” alla nostra città – per una questione, diciamo così, “archeologica” –, è anche vero purtroppo che, in questi ultimi decenni, dopo le trasformazioni normative e legislative, impresse alle principali Istituzioni culturali del paese trasformate in  Fondazioni (dagli Enti lirici ai grandi Teatri: dalla Scala al San Carlo di Napoli, all’Inda), la nostra classe politica (anche nelle sue ramificazioni negli ambienti ministeriali), non solo non ha brillato, bensì ha solo offuscato il senso del “portante passato” custodito dall’Inda, facendo della nuova Inda un serbatoio del suo pressappochismo provincialistico e tornaconto politico-elettorale.    

 

In questi giorni, in attesa dell’insediamento del Commissario, è emersa un’esigenza preliminare, che si traduce in una proposta di merito, relativa alle modifiche statutarie: la prima si compendia – dopo che le colpe dell’epilogo esploso all’Inda sono riconducibili alla “politica” – nel concetto “Liberiamo la Fondazione dalla politica”. Comprensibile esigenza che andrebbe tuttavia sottratta al suo carattere retorico, dal momento che non potrà che essere sempre un livello politico-istituzionale a decidere le nomine del C.d.A. Sicché, partendo da questa finalità si è avanzata la proposta che non debba più essere il sindaco a presiedere la Fondazione.

 

Ora, se consideriamo che a presiedere le Fondazioni “La Scala” di Milano e “San Carlo” di Napoli – solo per citarne due famose –, ci siano i rispettivi sindaci, non si può certo accettare la replica “Milano è Milano, mentre qui siamo nel becero Sud”, per cui togliamo il sindaco di Siracusa dalla presidenza Inda e così i problemi saranno risolti.

 

Pur se l’idea ha una sua legittimità, a me pare che la sua motivazione abbia più un’insorgenza “reattiva”, per via dell’esito della vicenda davvero surreale, con un sindaco “tafazzista” al quale va ricondotta l’esclusiva responsabilità attuale – «Ministro sospenda la mia presidenza e nomini un Commissario all’Inda!» –, che un denso fondamento culturale e istituzionale, dovendo innanzitutto rispetto all’origine storica dell’Inda.

 

A mio avviso, se ci si libera da una sorta di “provincialismo di ritorno”, velato da una (pur comprensibile) torsione intellettualistica, credo che la soluzione dello statuto in grado di ridare alla Fondazione il respiro strategico che merita – ferma restando la presidenza Inda al sindaco (chiunque esso sia!) –, debba e possa risiedere nel “vincolo” stretto e inequivocabile della nomina/composizione del C.d.A.   

 

Pertanto, si tolga da subito dal C.d.A. la nomina di un componente, indicato dalla Conferenza Stato-Regioni, retaggio patetico di insipienza burocratico-politica, che non ha alcun fondamento. Secondo, si unifichino nella sola figura di “Sovrintendente”, di nomina diretta del Ministro dei Beni culturali, i poteri e le competenze in campo teatrale, indicate dallo statuto attuale, attribuite al  consigliere delegato, evitando il rischio di confusioni e sovrapposizioni di funzioni – sovrintendente/cons. delegato –, insorgenti in questo statuto, scritto coi piedi.

Sarà così il sovrintendente a scegliere eventualmente un collaboratore della “direzione artistico-organizzativa”, con competenze teatrali, facendo venir meno la figura del cons. delegato.

 

Al tempo stesso, si preveda che il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca abbia il potere di nominare, non uno bensì due membri nel C.d.A., scelti inequivocabilmente tra figure di alto prestigio accademico in ambito di filologia classica e/o filosofia, se l’Inda deve poter incrementare l’orizzonte della commistione linguistica dei saperi e degli specialismi – scena moderna e sfondo filologico/filosofico del “tragico”.

 

Infine, si preveda che la nomina della Regione Sicilia ricada, con rigore e inequivocabilmente, su uno studioso che appartenga all’ambito accademico-scientifico della filologia classica, scelto tra le università siciliane o del paese.

 

A quel punto, tra i cinque del C.d.A. (di durata quadriennale), l’unico ruolo politico-istituzionale sarà riservato al sindaco della città, mentre gli altri quattro membri “specialisti” – tutti e cinque con pari diritto di voto nel C.d.A. –, non  solo saranno in grado di esprimere quella visione strategica per proseguire/migliorare le attività della Fondazione, bensì potranno far sì che l’Inda riesca a esprimere cultura a Siracusa per un anno intero, stagione invernale compresa (Convegni qualificati, “Lectio magistralis” con studiosi di fama mondiale, seminari, incontri con i Licei e Università, ecc.): l’Inda come crogiuolo e lievito della cultura, a Siracusa.

 

Già quest’ultima indicazione, se la politica culturale del Comune non si limitasse a una sorta di “Siracusa da bere”, ma sapesse relazionarsi al “traditum” che l’Inda evoca incessantemente, potrebbe trovare nella Fondazione un “alleato” di sistema per immettere Siracusa in un circuito di promozione culturale notevole.

 

Oltre al legame tra teatro e filologia, studiosi di fama mondiale come Martha Nussbaum, Peter Sloterdijk, Jean-Luc Nancy, Remo Bodei, Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Salvatore Natoli, Emanuele Severino, Umberto Curi, Carlo Sini – solo per fare alcuni nomi – dovrebbero “sentire” Siracusa come una loro seconda città, invitati in convegni e lectio magistralis. Sarà così?                   

 

 

    

Da leggere

CASTELLI IN ARIA, AL TEATRO GRECO

“Io veramente volevo nascere  scogghiu re ru frati” disse la sacra pietra. Per me che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti