La nona edizione del premio intitolato al giornalista ucciso dalla mafia. Alessio Di Modica: “In questa provincia per tanti anni si è dovuto decidere da che parte stare”
“Che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare”? Questa è una delle più belle e famose frasi di Giuseppe Fava, scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore siracusano, nato a Palazzolo Acreide il 15 settembre 1925 e ucciso il 5 gennaio 1984 a Catania per mano del clan mafioso dei Santapaola. E come avviene ormai da nove anni, il 5 gennaio a Palazzolo Acreide si è celebrato, grazie alla Fondazione Giuseppe Fava e al Coordinamento Fava Palazzolo Acreide, il “Premio Fava Giovani” che quest’anno è stato assegnato ad Alessio Di Modica, augustano, attore, autore teatrale, impegnato nel teatro civile ed educativo che impiega il suo tempo a recuperare le memorie sepolte dalla storia ufficiale, per dare luce alla letteratura orale, raccontata dagli anziani.
La motivazione è stata la seguente: “Ad Alessio Di Modica che ha trasformato la sua battaglia di impegno civile in forme teatrali ed espressive in cui mondo fiabesco, tradizione popolare e denuncia sociale danno vita a un innovativo “moderno cunto”. Soddisfatto Nello Gibilisco del Coordinamento Fava Palazzolo Acreide che, ricordando che questa è la prima edizione senza Elena, figlia di Giuseppe Fava, venuta a mancare nel 2015, ha dichiarato di essere “immensamente felice di aver contribuito al premio ricevuto da Alessio e al lavoro fatto da Area Teatro, premio meritatissimo e che spero sia di aiuto per il difficile mestiere che svolge, quello di educare la società e le nuove generazioni attraverso la cultura”. Il premio è stato consegnato l’indomani della messa in scena, sempre a Palazzolo, di “Ossa”, una bellissima, intensa ed emozionante rappresentazione teatrale.
Durante la serata di premiazione – alla presenza, tra l’altro, del Procuratore Capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano – Alessio Di Modica ha dichiarato: “Pippo Fava era più di un giornalista: era stato uno scrittore, un poeta, un documentarista; per la sua caratura, per me, è un Pasolini nostrano. Quando ho saputo di questo premio mi sono consolato. Mi sono consolato per la visione che ho di questa provincia (non dimentichiamo che nel 2013 il comune di Augusta fu sciolto per infiltrazioni mafiose), per lo spessore civile e morale delle persone che negli ultimi 20 anni hanno avuto il monopolio della cosa pubblica nel nostro territorio, per il sistema clientelare che ha permesso la riduzione dei fondi per la cultura. Proprio per tutto questo mi consola ricevere questo premio.
“In una comunità dove per tanti anni si è dovuto scegliere da che parte stare, come, per esempio, nel caso dello studio che fu avviato per partecipare a un progetto europeo per avere riconosciuto il pesce di Augusta con marchio doc, dimenticando che il pesce di Augusta ha il mercurio dentro. Raccontando queste cose, uno passa per pessimista, per disfattista: nonostante ciò io ho fatto il lavoro di narratore, che è quello di portare luce nei luoghi bui dove non si riesce a vedere quello che sta accadendo. Così ha fatto Pippo Fava e cosi fanno altri. Il territorio ha bisogno di identificarsi con un’altra immagine rispetto a quella che gli viene calata dall’alto.
“Ad Augusta l’immagine proveniente dall’alto era quella di una cittadina felice che si sviluppava con l’insediamento dell’area petrolchimica: e tutta la cultura si è mossa in quella direzione. Cito il caso di un sindaco degli anni ottanta che affermava che il territorio doveva superare la contemplazione del mondo ellenico, che era causa del sottosviluppo di quel territorio: come si fa ad affermare una cosa del genere sulla quarta colonia della magna Grecia, Megara Hyblea? L’area industriale nasce da un grande crimine che è l’altra faccia del grande crimine che è stato perpetrato sul territorio.
“Ad Augusta il tessuto sociale è stato dilaniato, stenta ora a trovare una identità. Guardare quindi negli occhi il territorio e raccontare senza ambiguità ciò che succede, è questo il compito del narratore: nei racconti popolari chi è buono è buono, chi è cattivo è cattivo, non esiste l’ambiguità. Il territorio siracusano ha bisogno di chiarezza. Ricevere questo premio mi gratifica e mi consola, come speravo”.
Premio meritato quello di Alessio Di Modica, per il suo impegno, per il suo coraggio e per la sua determinazione nel volere portare avanti una tradizione teatrale appassionata ed appassionante. Nello Gibilisco conclude con i ringraziamenti: ”Alla famiglia Andreozzi/Fava, alla professoressa Maria Teresa Ciancio (vice presidente della Fondazione Fava), all’associazione antiracket G. Fava di Palazzolo, e nello specifico a Paolo Caligiore, al comune di Palazzolo, all’assostampa Siracusa nella persona del suo segretario Damiano Chiaramonte, a Sebastiano Infantino, ai ragazzi del service “Fonica” Leandro Scorpo e Alberto Gallo, e agli ospiti che hanno dato vita a un interessante e approfondito dibattito sulla mafia nella nostra provincia: dott. Paolo Francesco Giordano (Capo della Procura di Siracusa), dott. Angelo Migliore (dirigente della Polizia di Stato in pensione), Claudio Fava (vice presidente nazionale della Commissione Antimafia), ad Alessio e Ivano Di Modica che insieme formano Area Teatro”.

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