Riproposto alla Galleria Roma l’originale tv “L’abitudine a che serve”

Con quest’opera Aldo Formosa conseguì il primo premio al concorso nazionale della RAI nel 1963. Trattava la crisi esistenziale di un operaio in seguito all’insediamento delle grandi industrie a Siracusa

 

L’originale televisivo “Un’abitudine a che serve” del nostro collega Aldo Formosa ha rivissuto i motivi del successo che gli valse il primo premio al Concorso nazionale della RAI. Un successo ribadito sere addietro alla Galleria Roma che lo ha proiettato per i soci. Quando  fu trasmessa dalla RAI-TV l’opera di Formosa incontrò anche il favore della critica sulla stampa nazionale, oltre ad un altissimo indice di gradimento da parte di milioni di telespettatori.

L’opera costituisce uno scorcio di vita privata di un operaio, ma è anche una pagina di storia della nostra città vissuta a livello sociale. La crisi esistenziale di un operaio, infatti, simboleggia la crisi vissuta da Siracusa all’avvento della fase industriale con un benessere che però comportava anche il grave problema dello spopolamento delle campagne. Il protagonista Turi Marino vive la propria crisi agitato com’è dal cambiamento sociale e dal sovvertimento delle paciose abitudini di prima. Una crisi esistenziale personale, dunque, all’interno di una crisi epocale che consegnò la città e il suo entroterra mediamente ad una certa agiatezza settoriale pagandone lo scotto pesantissimo con il cemento selvaggio e l’inquinamento.

Il pubblico che ha assiepato la Galleria Roma ha rivissuto la qualità eccellente dell’opera di Formosa, con la sua ormai ben nota incisività della scrittura teatrale, ribadendone l’apprezzamento con l’intenso applauso finale. La serata si è conclusa coi ringraziamenti del dirigente Salvo Zito ai convenuti e coi favorevoli commenti di alcuni spettatori che si sono soffermati ancora a dialogare con l’autore siracusano.

Aldo Formosa, nell’occasione, ha approfittato per rendere nota una chicca fino ad allora inedita: la lettera di conferimento del premio da parte del direttore generale della RAI, con la specificazione ufficiale circa le modalità seguite dalla Giuria del Concorso nazionale.

La lettera, su carta intestata della RAI, e che riproduciamo a parte, diceva: “Egregio Dr. Formosa, Le dico con tutta franchezza che mi ha fatto molto piacere che il 1° premio del nostro Concorso per Originali Televisivi sia toccato a Lei, cioè ad un autore che ha dimostrato il Suo valore e la Sua capacità al di fuori di ogni camarilla e di ogni conventicola letteraria e teatrale. La nostra Commissione giudicatrice infatti ha agito con la massima obiettività e rispettando le rigide disposizioni che noi avevamo dato per l’applicazione del regolamento. Sarò felice naturalmente di conoscerLa di persona ed è inutile che Le dica che Ella potrà frequentare i nostri studi per tutto il tempo che riterrà opportuno. In attesa di incontrarmi con Lei, La saluto cordialmente. Sergio Pugliese” (Direttore generale della RAI-TV).

Tutto questo accadeva prima delle lottizzazioni politiche alla RAI, quando cioè i meriti venivano riconosciuti senza alcuna raccomandazione.

Tra gli attori, voluti da Formosa, si distinsero particolarmente nei ruoli principali Turi Ferro, Michele Abruzzo, Umberto Spadaro, Franca Parisi, e in quelli secondari Sandro Tuminelli, Mario Carrara, Pippo Meli, Pippo Lo Presti, Fioretta Mari, Tuccio Musumeci, Eugenio Colombo, Gabriele Polverosi, Franca Manetti. Esemplare come sempre la regia di Anton Giulio Maiano.

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