“Fiabe in rosso” , il vecchio orco sostituito dal femminicida

Un altro libro per bambini di VerbaVolant edizioni di Fausta Di Falco, intraprendente editrice siracusana, denuncia l’omertà che avvolge la scomparsa e l’uccisione di centinaia di donne

 

La violenza di genere si combatte anche e soprattutto con la parola. La parola che infrange il silenzio, la parola salvifica, la parola che dona consapevolezza e coraggio, la parola che racconta rivela e tenta di infrangere i muri del pregiudizio, degli stereotipi, della prepotenza, della sopraffazione.

Diceva Calvino – e con lui tanti altri scrittori e studiosi che da Propp a Bettelheim hanno esplorato questo mondo affascinante e meraviglioso ma al contempo così reale e vero – che le fiabe contengono il “catalogo dei destini” degli esseri umani: fata o cavaliere, principe o strega, i ruoli dei personaggi delle fiabe sarebbero i nostri, appena trasfigurati dall’aura di magia che pervade queste storie la cui origine si perde nella notte dei tempi, storie che erano riti di iniziazione, ammaestramenti, percorsi iniziatici oltre che “storie” intese come mero intrattenimento (segnalo per chi ancora non l’avesse letto l’illuminante lavoro di Clarissa Pinkola Estés, terapeuta, cantastorie, etnologa e molto altro, da “Donne che corrono coi lupi” ai volumi e agli studi successivi).

E se questi destini fossero modificabili? Aveva ragione Chesterton quando diceva che i draghi nelle fiabe esistono proprio perché i bambini imparino che possono essere sconfitti: allora Mignolina, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Biancaneve e Rosaspina possono mutare quello che sembrava già scritto e divenire artefici del proprio destino.

È quello che accade nel nuovo libro della VerbaVolant edizioni di Fausta Di Falco, giovane e intraprendente editrice siracusana (tra l’altro presente con le sue ultime pubblicazioni alla Fiera della piccola e media editoria di Roma “Più Libri – Più Liberi” e prossimamente a Palazzo Asmundo a Palermo per “Jingle Books”): “Fiabe in rosso”, lavoro a quattro mani di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti, cui si devono la copertina e le splendide illustrazioni, un mix di classico e di contemporaneo, con l’irruzione della cronaca. E con un colore guida.

È proprio il caso di dire che un vero e proprio fil rouge corre per tutto il libro: il colore rosso, che è non soltanto il colore della vita, dei sentimenti, del cuore, di Marte (pianeta rosso per eccellenza e simbolo della guerra) e quindi anche del sangue, come raccontato dal progetto Zapatos Rojos (“Scarpe Rosse”, in spagnolo) dell’artista messicana Elina Chauvet, di cui questo libro vuole essere una citazione e un tributo al tempo stesso, che tramite un’installazione composta da moltissime paia di scarpe rosse da donna denuncia l’omertà che avvolge la scomparsa e l’uccisione di centinaia di donne a Ciudad Juárez, in Messico (tristemente nota per il rapimento la violenza l’uccisione perpetrate contro centinaia di donne e ragazze), e vuole dire basta alla violenza di genere, che spesso passa anche attraverso la violenza psicologica, gli stereotipi di genere e i pregiudizi.

Temi troppo grandi per dei bambini? Niente affatto, perché il lieto fine è assicurato. Come speriamo accada anche oltre il mondo fantastico dei personaggi delle fiabe. Allora anche la parola “femminicidio” potrà essere cancellata. Ed è bello sperare che potrebbe accadere grazie al potere della parola e delle storie.

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