Festeggiati i 40 anni della Galleria Quadrifoglio. Cucè: “Tanti ricordi”

Il direttore: “Imparai a far cornici mentre suonavo nei night”, “Il nostro lavoro è stato intenso e nel complesso di buon livello, arricchito dalle periodiche partecipazioni a fiere di settore organizzate in Italia e all’estero, con grande attenzione per gli artisti siracusani“

 

Ha compiuto 40 anni la Galleria Quadrifoglio di via dei Santi Coronati, a due passi da via Maestranza nel quartiere di Ortigia. Un traguardo non indifferente, ma passato in sordina, anche perché il suo fondatore, direttore e animatore Mario Cucé è una persona tanto cordiale quanto riservata. Al nostro giornale, invece, è sembrato giusto dare risalto all’impegno e alla passione di Cucé, che in quest’intervista, rievoca i passaggi principali e alcune tappe significative del lungo percorso fin qui effettuato dalla galleria.

“Il Quadrifoglio ha aperto i battenti nel 1974 inizialmente come laboratorio di cornici – rammenta Mario – L’idea mi era venuta un paio di anni prima a Milano, dove ho vissuto un po’ di tempo e dove frequentavo l’ambiente artistico di Brera, allora ricco di fermenti culturali. In quel periodo suonavo nei night assieme a un pianista di Messina che, per arrotondare, incorniciava quadri che vendeva ai titolari dei locali nei quali ci esibivamo. Insomma, oltre che suonare imparai a fare cornici”.

“Nel contempo sviluppai l’interesse per l’incisione e la stamperia d’arte, legato all’amicizia con un gruppo di artisti siracusani, precisamente Sebastiano Italia, Armando Tantillo e Angelo Cortese nel cui laboratorio ho appreso i primi rudimenti di tecnica dell’incisione che avevo cominciato ad apprezzare a Milano. Entrando nell’ambiente artistico decisi ad un certo punto di organizzare delle mostre: dapprima utilizzando locali altrui, finché riuscii a realizzare una mia struttura, un’apposita location – come si dice oggi – che da decenni è la Galleria Quadrifoglio”.

“Di fatto – continua a raccontare – l’attività di corniciaio cessò dopo una decina d’anni poiché era diventata prevalente quella di calcografia e di stamperia d’arte. Intanto era cresciuto il ruolo della galleria, sia come spazio espositivo che come punto di riferimento e luogo d’incontro di artisti. Con alcuni di loro continua ancora oggi un fertile confronto culturale, e si è consolidato un rapporto di stima e di amicizia. Accanto alle periodiche personali e collettive di pittori e scultori siracusani, naturalmente la galleria ha sempre proposto e ospitato mostre di altri artisti, fra cui grandi maestri quali Plattner, Maccari, Purificato, Vespignani, Mirò, Treccani, Sarnari, Sughi, Schifano, Guccione, Alvarez, per citarne alcuni”.

Aggiunge il direttore del Quadrifoglio: “Il nostro lavoro è stato intenso e nel complesso di buon livello, arricchito dalle periodiche partecipazioni a fiere di settore organizzate in Italia e all’estero, nelle quali abbiamo sempre privilegiato la presenza di artisti siracusani. L’attenzione alle realtà del nostro territorio è stata una costante nella storia della Galleria Quadrifoglio. A tale proposito mi piace ricordare alcune significative iniziative, a cominciare da ‘Progetto Arte, indagine sul territorio’ che dal 1995 al 1997 vide avvicendarsi una serie di mostre personali, sfociate nella grande collettiva finale allestita a palazzo Beneventano del Bosco. Per l’occasione venne realizzato un bel catalogo col sostegno dell’assessorato provinciale alla Cultura. Dieci anni dopo, nel 2007, fu la volta del progetto ‘Contemporanea’ che coinvolse 20 giovani artisti, le nuove leve che nel frattempo erano emerse.

“Non si possono poi dimenticare due mostre legate all’arte dell’incisione. La prima, nel 1999, fu ‘Cyperus Papyrus, aspetti dell’incisione italiana’ che presentammo alla Cripta del Collegio. Nata come mostra itinerante fece tappa a Toronto in Canada, quindi a Milano e infine a Mantova dov’è rimasta in modo permanente. Nel 2001 fummo tra i promotori di ‘Siracusa per l’Unicef, Premio Armando Tantillo’, una rassegna internazionale dell’incisione alla quale parteciparono gli allievi più meritevoli segnalati da 4 accademie di belle arti. Per l’esattezza: una di Utrecht, in Olanda, un’altra spagnola di Barcellona, e due italiane di Verona e Catania. Si trattò di un evento di grande successo che, purtroppo, non ebbe i sostegni adeguati che servivano per potergli dare continuità” – conclude questa carrellata di ricordi Mario Cucé, con un pizzico di rammarico e con l’ironia di sempre.

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