IL DESIDERIO DI VIVERE IN UNA CITTà NORMALE

Nel mese di Luglio abbiamo pubblicato (in 2 articoli) un’intervista – gioco (ma non tanto) rivolgendo la stessa domanda a 10 personaggi: “Se fossi sindaco per un giorno e avessi il potere di realizzare tre progetti quali sceglieresti?” 

A distanza di un mese abbiamo chiesto alla dott.ssa Caterina De Benedictis (sociologa) di analizzare quelle risposte ed ecco il risultato di questo studio:

E se il desiderio più grande per tutti fosse avere una città normale?

Cosa accade quando a 10 persone viene chiesto di immaginare di essere, per un momento, sindaco della propria città e di indicare almeno 3 cose da realizzare?

La domanda rimanda banalmente alla celebre fiaba della lampada di Aladino: sospende per un attimo i vincoli della politica ordinaria, i tempi della burocrazia, e lascia spazio al desiderio.

Ci si potrebbe aspettare, allora, che emergano progetti visionari, opere grandiose, immagini di una Siracusa completamente diversa da quella che conosciamo. E invece, leggendo insieme l’intervista de La Civetta a 10 persone (una sola domanda, la stessa a tutti gli interpellati), è un altro l’elemento che salta veramente all’occhio. Molti dei desideri espressi sembrano raccontare non tanto la città che si sogna, quanto piuttosto la città che manca.

Naturalmente 10 persone non sono Siracusa. Le loro risposte non costituiscono un campione rappresentativo e sarebbe improprio trasformarle in una graduatoria dei bisogni dei siracusani. C’è però un elemento che rende interessante leggerle, soprattutto da un punto di vista sociologico. Gli intervistati appartengono a mondi differenti, non costituiscono un gruppo omogeneo, non hanno elaborato insieme le proprie risposte e non sapevano chi altro sarebbe stato coinvolto. Eppure, interrogati separatamente, finiscono più volte per convergere tra loro.

Se si sovrappongono idealmente le 10 interviste infatti (almeno 3 risposte per 10 soggetti), emergono alcuni nuclei ricorrenti: la forestazione urbana; la riqualificazione della rete idrica; la manutenzione, l’igiene e il decoro; la valorizzazione del patrimonio storico e artistico esistente; l’attenzione verso bambini, anziani e quartieri periferici (il sociale). A questi si aggiungono altri temi meno ricorrenti ma particolarmente significativi: le economie di prossimità, la cultura d’impresa, la mobilità della “città dei 15 minuti”, la riduzione e il riuso dei rifiuti, la capacità dell’Amministrazione di costruire reti e collaborazioni.

Non sono desideri “universali”, né possiamo sapere quanto siano condivisi dalla popolazione nel suo complesso. Sono però convergenze. Ed è proprio la convergenza, più che la frequenza statistica, a costituire qui il dato interessante.

Alcune di queste richieste intercettano questioni che superano ampiamente la scala siracusana. Quando Pippo Ansaldi immagina una grande operazione di forestazione urbana, tre nuovi parchi e un “polmone vivo e diffuso” capace di abbassare le temperature e offrire nuovi luoghi di socialità, o quando Lucia Buonconsiglio indica anch’essa la forestazione urbana tra le priorità, il problema locale incontra la grande questione globale dell’adattamento delle città alla crisi climatica.

Lo stesso accade, in maniera ancora più evidente, con l’acqua. Roberto Fai, Santina Giannone e Simonetta Arnone indicano, con formulazioni diverse, la necessità di intervenire sulla rete idrica. La questione delle risorse naturali e quella delle infrastrutture urbane finiscono per sovrapporsi, laddove una risorsa sempre più preziosa deve attraversare una rete materiale capace di non disperderla e un sistema pubblico capace di garantirla.

Ma proprio qui la dimensione globale torna violentemente locale. Perché chiedere una rete idrica efficiente durante un’estate segnata dalle difficoltà nell’erogazione dell’acqua significa anche qualcosa di molto semplice: prima ancora di immaginare nuovi servizi, si chiede che funzionino quelli fondamentali.

Un’altra convergenza riguarda il patrimonio. Anche in questo caso le proposte sono differenti e tutt’altro che banali.

Luana Aliano propone delle “Giornate del Patrimonio” pensate soprattutto per avvicinare ai luoghi della città le famiglie dei quartieri periferici, spesso distanti da essi non soltanto geograficamente. Simonetta Arnone immagina invece una programmazione di iniziative culturali nei luoghi storici – dal Castello Eurialo a Villa Reimann, dai musei ai teatri – costruita attraverso collaborazioni sistematiche fra enti locali e realtà nazionali. Donatella Lo Giudice e Roberto Fai, da prospettive differenti, convergono sulla riqualificazione di via Elorina e sulla possibilità di ripensarla nel quadro di un nuovo waterfront e di un polo urbano. Ansaldi, ancora, propone di intrecciare nuovi parchi ed eredità storica.

Sono idee diverse, ma sembrano poggiare sulla stessa intuizione: Siracusa non ha necessariamente bisogno di inventare continuamente qualcosa di nuovo. Ha bisogno anche di riconoscere, rendere accessibile, connettere e utilizzare meglio quello che possiede già.

È una distinzione importante. Valorizzare un patrimonio non significa semplicemente promuoverlo turisticamente. Significa renderlo parte della vita quotidiana della città, permettere ai cittadini di conoscerlo e abitarlo, costruire attorno ad esso occasioni culturali e relazioni sociali. In altre parole, trasformare un bene che si trova in città in qualcosa che appartiene alla città.

Un terzo filo attraversa le proposte rivolte alle persone che hanno maggiormente bisogno di servizi e spazi di relazione. Il Villaggio per gli Anziani e la Cittadella per i Bambini proposti da Donatella Lo Giudice ne costituiscono forse la formulazione più immediata. Ma la stessa attenzione ritorna quando si parla delle periferie, dell’accessibilità del patrimonio o degli spazi pubblici come luoghi di socialità. Anche qui la questione è più ampia del singolo servizio. Una città può essere letta attraverso ciò che costruisce, ma anche attraverso chi decide di mettere al centro. Bambini, Anziani e abitanti delle aree periferiche sono gruppi molto diversi tra loro, che hanno però qualcosa in comune. La loro possibilità di vivere pienamente la città dipende più di altri, infatti, dalla qualità dello spazio pubblico, dalla presenza di servizi di prossimità, dalla mobilità e dall’esistenza di reti sociali.

Ed è proprio la prossimità un altro piccolo filo, meno evidente ma interessante, che attraversa le interviste. Pucci Piccione richiama esplicitamente le economie di prossimità; Santina Giannone propone uno spazio dedicato allo sviluppo della cultura d’impresa; la “città dei 15 minuti” immaginata da Roberto Fai presuppone a sua volta che servizi, attività e opportunità tornino ad avere una dimensione vicina alla vita quotidiana.

In una città sempre più attraversata da flussi turistici, chiedersi quali attività economiche servano a chi la abita non è una questione secondaria. Un quartiere non vive soltanto di monumenti, abitazioni e grandi servizi, ma vive anche e soprattutto anche della trama minuta di attività, incontri e scambi che rende possibile la quotidianità.

C’è però una risposta che sembra offrire, quasi involontariamente, una cornice dentro cui collocare molte delle altre. Ed è quella di Marinella Muscarà. «Costruire Comunità, senso di appartenenza e rete tra persone sono elementi strutturali che costituiscono la cornice entro cui realizzare progetti o servizi. Sentirsi parte di una RETE, di una Comunità è la leva che spinge le persone a contribuire nelle forme e nei modi ad ognuno disponibili. Questa è la base da cui partire. Se non abbiamo chiaro questo qualsiasi progetto perderebbe significatività e senso». Muscarà lo dice esplicitamente, mentre nelle altre interviste, in forme differenti, questa esigenza, seppur rimanendo sottotraccia, si avverte in modo preponderante.

Le interviste pubblicate:

SE IO FOSSI SINDACO/2: Sei sindaco per un giorno e hai il potere di realizzare 3 progetti (iniziative, servizi, opere). Quali sceglieresti per la tua città?

SE IO FOSSI SINDACO…Lampada di Aladino”: sei sindaco per un giorno e hai il potere di realizzare 3 progetti. Quali sceglieresti per la tua città?

 

Da leggere

Mostra Tranchino 2014

Gaetano Tranchino ci ha lasciati: un ricordo

Ci ha lasciati il maestro Gaetano Tranchino. Le esequie si terranno il 4 settembre 2026 …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti