Arenella. Ex lido polizia. Cemento fino a mare e probabili danni a reperti archeologici: nuova denuncia di Giorgio Nanì La Terra

Qui, questo breve tratto della costa dell’Arenella è tutto uno scempio. Si dirà che lo sono anche le tante, fitte, villette che quasi si tuffano a mare. Certo. Ma questo lo evidenziava anche la Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Siracusa che nel 2003 propose l’istituzione del vincolo paesaggistico, da cui la Dichiarazione di notevole interesse pubblico della Rada di Terrauzza-Arenella e della fascia costiera compresa tra Capo Murro di Porco e Punta del Corvo, ricadente nel Comune di Siracusa (Decreto 28 gennaio 2003).

Parlare di tutela paesaggistica della fascia costiera può apparire oggi, forse, un po’ tardivo, in considerazione degli scempi perpetrati in passato in assenza di regole urbanistico-edilizie, prima, e di efficaci controlli sul territorio, poi; in realtà le ragioni che impongono una razionalizzazione dell’uso della fascia costiera siracusana in generale e di questo tratto in particolare, derivano da un lato dalla necessità di salvaguardare questa porzione di territorio comunale, che naturalmente presenta vocazione turistico-ricettiva di tipo balneare e ricreativo, da possibili usi diversi della costa e del tratto di mare antistante (attività industriali di varia natura, impianti di acquacoltura e/o pesca intensiva, ecc.), che potrebbero entrare in conflitto con le predette vocazioni; dall’altro si presenta la necessità di fornire un prezioso contributo alla pianificazione urbanistica, attualmente in corso di definizione, che per troppo tempo ha stralciato proprio le aree costiere sede di agglomerati edilizi di tipo stagionale, più o meno abusivi, rimasti praticamente senza norme specifiche” scriveva Giuseppe Voza.

Un’area che non ha solo uno straordinario valore paesaggistico che si continua a deturpare, ma anche rilevanze archeologiche. Numerosi gli insediamenti archeologici che confermano come questo contesto è stato abitato sin dall’antichità. Siti neolitici ad Ognina, Arenella, Terrauzza, confermati da scavi archeologici condotti negli anni Sessanta; ritrovamenti sull’isolotto di Ognina, databili all’età del bronzo, che testimoniano i numerosi contatti del sito con altre civiltà, così come la presenza di latomie, carraie e di tutta una rete di viabilità secondaria testimonia la frequentazione dell’area anche in epoche successive fino al periodo bizantino. Nei fondali numerosi relitti di epoca greca, romana imperiale e medievale.

Un sito per cui appare quindi “necessario attivare una forma di tutela e di valorizzazione dell’area e del suo contesto”.

Il ripristinato muro di cemento (cemento su cemento) del ‘belvedere’ all’ex lido della polizia sulla spiaggia, a pochi metri dal mare, per di più con la consapevolezza che presto il mare danneggerà di nuovo tutto, come si concilia con il vincolo paesaggistico del 2003 e con lo stesso Piano Paesaggistico del 2017? E l’orribile barriera bianca a fianco della scala semi diruta che scendendo fino al mare fa da ‘detrattore’ alla vista del litorale che senso ha? Cosa deve delimitare?

Ma soprattutto come è stato possibile consentire che venisse distrutto un chiaro reperto archeologico tra le rocce, forse una fornace di età romana come quelle descritte nel Decreto del 2003: Resti di latomie e soprattutto una cospicua e ben conservata serie di fornaci per calce di probabile età romana, ricavate nel banco roccioso in prossimità di un punto di attracco funzionale al trasporto via mare sono state riscontrate immediatamente a sud di Capo Ognina.

Sappiamo con certezza che la Soprintendenza non ha ricevuto alcun avviso di inizio lavori

https://www.lacivettapress.it/2024/07/18/arenella-ex-lido-polizia-procurato-allarme-o-segnalazioni-assolutamente-attendibili-quelle-di-nani-la-terra/

e forse può non interessare che una qualsiasi (!) fornace di età romana finisca distrutta. Ma ha qualche importanza il fatto che, nonostante le segnalazioni (quelle di Giorgio Nanì La Terra) fatte per tempo, si sia deciso di andare avanti come un caterpillar, che non si siano tenuti in alcun conto i vincoli che gravano sull’intera area?

So che domani è stato disposto dall’Amministrazione comunale un intervento, davvero tempestivo!, che avrebbe la finalità di ripristinare la scala lasciata in pessime condizioni, ricostruire la parte di muro a secco già crollato nella parte inferiore e probabilmente chiudere le crepe nel muro di cemento appena realizzatocommenta La Terra -. Ma ho una seria preoccupazione: che vengano rimosse anche le tracce del reperto frantumato. Un’operazione inutile perché tutto è già stato immortalato nell’ultima ripresa da me fatta. Deve essere chiaro che non sarà tollerata nessuna sparizione di reperti archeologici semmai con la scusa di togliere il cemento sulla sabbia, compresi frammenti di qualsiasi dimensione

https://www.lacivettapress.it/2024/07/02/ex-lido-polizia-ancora-abusi-allarenella/

 

 

 

 

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