Nella contrapposizione tra l’attivista Giorgio Nanì La Terra, strenuo difensore del litorale sud di Siracusa da cementificazioni e qualsiasi trasformazione della linea di costa, e le Istituzioni tutte, preposte alla tutela dei luoghi, lo scontro più aspro è ormai quello con l’amministrazione comunale che sembra declinare irrimediabilmente verso una drammatizzazione assolutamente da evitare.
Accade spesso che la pervicace insistenza di un cittadino nel denunciare ciò che ritiene abusi e irregolarità finisca per dare ‘fastidio’ a chi ritiene di star lavorando comunque a beneficio della collettività e nel rispetto di regole e disposizioni, ma ventilare nelle comunicazioni ufficiali che le segnalazioni possano essere intese come ‘procurato allarme’ (un reato specifico che viene severamente sanzionato) appare decisamente fuori luogo.
“Ho letto con stupore che le mie segnalazioni, secondo il funzionario della Protezione Civile, configurerebbero un “procurato allarme”. Poiché è mia abitudine agire attraverso denunce o querele a mia firma, senza nascondermi, quando ogni altra via è preclusa, è evidente che mi assumo la piena responsabilità di quanto affermo e non chiedo altro se non che si controlli la veridicità di quel che dico. Mi sembra piuttosto che in questo modo l’ufficio cerchi, inutilmente, di farmi desistere dal raccontare fatti e illeciti. Tra l’altro la reazione, a mio avviso scomposta – forse perché frutto di preoccupazione? – del rup, arriva subito dopo l’aver io reso pubblica la risposta della Soprintendenza alla mia richiesta in cui l’Ente attesta di non essere in possesso di alcuna comunicazione di inizio lavori e di nessuna altra prova documentale relativa ai lavori in atto. Eppure tutto il litorale è protetto dal vincolo paesaggistico di massimo livello”.
Secondo l’ambientalista il manufatto in cemento non avrebbe potuto essere ricostruito in quanto abusivo ab origine (e sarebbe certo interessante appurarlo) e inoltre le tonnellate di scarti di demolizione quali argille cemento e pietre depositate sulla struttura, oltre al peso dei mezzi utilizzati, hanno determinato l’apertura di nuove crepe, come da lui segnalato. “Adiacente alla parte demolita e ricostruita, ancora una volta sulla sabbia, c’è un altro monoblocco, di eguali dimensioni, che è smottato di almeno 20 cm sia verso l’arenile che verso la scala di accesso. Rischia di crollare. In più, occorre prestare massima attenzione soprattutto adesso a tutto il muraglione adiacente alla scala in cemento fino alla cima della scala stessa dove si possono vedere tali crepe. Va bene riavere il belvedere ma basterebbe utilizzare materiale ecosostenibile piuttosto che cemento. Inoltre come lavoro di somma urgenza a salvaguardia della pubblica incolumità, dato il rischio crollo, si sarebbe dovuto solo recintare e mettere in sicurezza l’area anche ricorrendo a un affidamento diretto che non può riguardare invece lavori di altro genere come sta avvenendo. Mi auguro che intervengano le autorità competenti interrompendo i lavori e sequestrando il cantiere”.

Commenti recenti