Secondo gli avvocati Corrado Giuliano e Paolo Tuttoilmondo, legali del dottor Francesco Licini, il Comune di Siracusa non avrebbe più alcun titolo per rivendicare la proprietà delle tre unità immobiliari del palazzo Rosolini Borgia al civico 20 di via Picherali, facenti parte del lascito Monteforte. L’attuale “possessore”, Licini, a cui ultimamente il Tribunale di Siracusa ha restituito i locali (per poco più di un mese affidati al sindaco Francesco Italia in custodia giudiziale) sostiene sulla base degli atti notarili prodotti in giudizio di aver comprato nel 1996, quando aveva 19 anni, per 453mila lire dalla società Fremes tutto il piano terra: sette piccoli vani allora semidiroccati e uno spazio accessorio di circa 20 mq. Si tratta dei civici 20-22-24 affittati da anni a un ristorante. Licini sostiene inoltre che la stessa società, nel 2004, gli avrebbe venduto una delle due unità immobiliari del secondo piano. In ambedue i casi i proprietari di queste unità immobiliari negli anni 80, e ancor prima per il piano terra (anni 60), sarebbero stati dei privati ma non la signora Monteforte. L’intero primo piano apparterrebbe invece a un’altra società a cui sarebbero stati venduti sempre da privati, non dalla Monteforte.
Licini riconosce invece di possedere uti dominus, quindi come proprietario, da oltre vent’anni l’altro appartamento di 70 mq del secondo piano. Un appartamento la cui ristrutturazione era stata avviata dal Comune nel 1998 ma poi, “per inerzia”, venne sospesa lasciando l’immobile allo stato grezzo, senza neanche i servizi. Infine, di proprietà esclusiva di Licini sarebbe anche un piccolo monolocale di circa 38 mq del terzo piano, da lui usucapito “a danno” sempre della Fremes e che il Comune, dunque, rivendicherebbe a torto.
Quindi Licini ammette – e non potrebbe fare altrimenti data la prova documentale delle opere di ristrutturazione a spese del Comune – che l’appartamento di 70 mq del secondo piano è stato da lui “occupato” ma, per come la raccontano i suoi legali, si tratterebbe quasi di un atto di filantropia.
Nel corso degli anni infatti il commercialista si sarebbe occupato in toto degli immobili con lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, chiedendo all’amministrazione comunale (e ottenendo!) le necessarie certificazioni, attivando tutti i servizi per abitazione, in questo modo impedendo che i beni si deteriorassero.
Da qui la difesa sui social dell’avvocato Corrado Giuliano: “Voglio precisare che il privato dr. Licini, essendo stato ingiustamente aggredito da una serie di provvedimenti del Comune poi rilevatisi infondati, ha ritenuto di affermare i propri diritti e chiarire la propria posizione. Il dr. Licini ha subito un sequestro penale rivelatosi infondato, una serie di azioni che hanno posto in dubbio la sua buona fede e la legalità della sua posizione”. Giuliano ricorda quindi i meriti (indubbi, noi ne siamo stati testimoni diretti) che il professionista ha avuto nella vicenda del complesso residenziale che i Frontino avrebbero voluto realizzare in un’area vincolata delle mura dionigiane.
![]()
Rinviando ulteriori considerazioni in merito a tali affermazioni, non si può al momento che stigmatizzare la gravissima evidente incongruenza nel comportamento di chi, da una parte, si porrebbe quale difensore degli interessi generali della città, mentre dall’altra parte, in piena coscienza e con assoluta determinazione (avendo proposto una domanda riconvenzionale per l’usucapione) vorrebbe appropriarsi di un bene che appartiene a tutti i siracusani grazie alla generosità della benefattrice Maria Monteforte. Generosità e volontà testamentarie misconosciute e calpestate da sempre dal Comune (diremo di alcune responsabilità anche dell’attuale Giunta).
Si ha per altro l’impudenza di considerare i “presunti” lavori di ristrutturazione riscontrati dalla Polizia Municipale di Siracusa (a seguito di un sopralluogo nel luglio 2019, per altro tardivo, sollecitato con insistenza da noi e da Casa Rossa Siracusa) tali da non pregiudicare in alcun modo la struttura degli immobili e la loro destinazione d’uso. Il che è senz’altro vero, trattandosi probabilmente di lavori per modifiche parziali su uno o più locali destinati ad abitazione anche nei progetti dell’amministrazione comunale. Sarebbe però offensivo per l’intelligenza comune non evidenziare contestualmente che, a termini di legge (e proprio così come è prospettato dalla difesa di Licini) l’aver eseguito nuove opere può diventare una prova proprio per far valere l’usucapione, dimostrando di aver posseduto il bene uti dominus, ma soprattutto che la tipologia delle opere eseguite non rileva sulla “indubbia” oggettività della gravità di lavori “non autorizzati” in un’altrui proprietà. Come reagirebbe ciascuno di noi se, in una propria casa in cui non ci si reca da tempo, trovasse operai che eseguono lavori per conto di altri?
Spetterà ai giudici del processo di merito che inizierà ad ottobre l’ultima parola. Noi auspichiamo che venga chiarito tutto dell’annosa questione, compresa la stessa “natura” dei lavori eseguiti. Aspetto che forse potrebbe essere determinante per risolvere il mistero dell’insignificante (così viene prospettato dalla difesa) monolocale di 38 mq del “cosiddetto” terzo piano del Palazzo Rosolini Borgia del civico 20 di via Picherali.
Marina De Michele

Commenti recenti