Rosa Sutera è titolare col marito Vincenzo Raimondo dell’azienda agricola Xiridia di Floridia che pratica l’apicoltura nomade da più di vent’anni e commercializza direttamente i propri mieli, come nei tre “mercati del contadino” che si tengono settimanalmente a Siracusa. L’azienda ha più volte ricevuto riconoscimenti nell’ambito di premi e manifestazioni, fra cui il premio Giulio Piana Tre Gocce d’Oro a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna. Dal 2005 collabora con l’associazione Slow Food e con la Fondazione per la Biodiversità a difesa del millenario miele di timo degli Iblei, oggetto di uno dei presìdi organizzati nel mondo dall’associazione della chiocciolina.
Sembra un’annata ancora più terribile del solito per le api e per gli apicoltori a causa degli effetti, sempre più evidenti, dei cambiamenti climatici. Per settimane abbiamo avuto condizioni metereologiche particolarmente avverse, tutt’altro che primaverili, con notevoli sbalzi di temperature a distanza di poche ore nelle stesse giornate, venti intensi e altro ancora. Si parla di un calo produttivo di oltre il 60% per quanto riguarda il miele di zagara, ma è andata male anche la produzione di quello di sulla. Cosa è successo?
Purtroppo per il miele di zagara d’arancio in Sicilia il calo è stato, mediamente, dell’80% e in alcune aree, soprattutto quella vocata della Piana di Catania ricca di agrumeti, la produzione è stata quasi azzerata non raggiungendo neanche il chilo ad alveare, come è stato fra gli altri rimarcato dal presidente della Confederazione italiana agricoltori della Sicilia orientale. La causa è senza dubbio del clima impazzito. In questa primavera ci sono state alcune giornate molto calde ma con cali termici anomali che, nel momento della fioritura della zagara, hanno condizionato negativamente l’attività delle api. Senza dimenticare il frequente forte vento che ha asciugato il poco nettare presente, a cui ha inoltre contribuito la pioggia di terra gialla proveniente dal Sahara che ha sporcato i calici dei fiori. E questo si è ripetuto nei campi di sulla dove abbiamo spostato le arnie. Insomma, tutti questi fenomeni climatici hanno influito sulla normale fioritura causando una grande mancanza di fonte di nettare, di cibo per le api. Come dicevamo le conseguenze sono disastrose per il miele di zagara d’arancio e per quello di sulla, ma criticità ci sono pure per il miele di millefiori che in primavera si fa abitualmente nella zona iblea.
Va inoltre notato che una così scarsa impollinazione dei fiori di zagara rischia di avere conseguenze molto pesanti sulla produzione delle arance. Torniamo alla mancanza di nettare e quindi di cibo naturale per le api che allevate. Cosa fanno, possono fare gli apicoltori in simili frangenti?
Quello che in generale è accaduto a causa dei problemi verificatisi con la zagara di arancio e pure con la sulla, è che il poco nettare che le api bottinatrici sono riuscite a portare è stato insufficiente per nutrire tutta la famiglia presente nell’alveare.
Nel momento in cui alle api manca il cibo, per evitare che muoiano si deve intervenire nutrendole coi prodotti consentiti per legge, quale uno sciroppo di fruttosio. Per l’apicoltore ciò è normale durante l’inverno, quando l’attività delle api si ferma, ma non è lo nei periodi delle fioriture. Nel senso che per tutte le piccole aziende del settore si tratta di affrontare un’ulteriore spesa che, in questo momento di mancata produzione di miele, rappresenta per noi un grande sacrificio.
Quali sono le prossime fioriture durante le quali sposterete le vostre arnie da una zona a un’altra?
Il consueto ciclo nomade in Sicilia prevede la produzione in corso della melata di agrumi (sostanza zuccherina che le api non raccolgono dai fiori ma dalle foglie degli alberi ndr) che sarà seguita dallo spostamento delle arnie nelle località di fioritura del cardo, del castagno, dell’eucalipto, del timo.
Sperando che non ci siano altri problemi e che riusciate a produrre mieli da queste fioriture attraverso l’attività impollinatrice delle api, la valutazione economica dell’annata rimane comunque negativa?
Se non ci saranno altri problemi le api potranno mettere da parte il loro cibo e noi ottenere dei mieli, ma la perdita di reddito è già notevole perché in Sicilia – e in altre regioni del sud quali Calabria, Campania, Puglia – per gli apicoltori il miele di zagara è il più importante per qualità e quantità. Così come in varie zone del nord la fioritura principale è quella di acacia, che a sua volta da tempo sta avendo problemi. In questi giorni notizie di consistenti danni economici arrivano dalla Lombardia, dove gli apicoltori lamentano che la raccolta del miele di acacia è stata praticamente azzerata a causa di un mese di maggio freddo e ventoso. Pure loro sono costretti a nutrire le api per non farle morire.

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