IL TEMPIO DI APOLLO E FERNANDO LAZZARINI. TRA SOGNO E REALTA’ di Gigi Regalbuto

Certo può sembrare strano, ma è accaduto. Ho ricevuto una telefonata da Fernando.

Era come al solito scherzoso, cordiale e carico della sua consueta ironia. L’oggetto della telefonata, naturalmente, riguardava l’archeologia e nello specifico il Tempio di Apollo.

Come da sua abitudine quando chiedeva la mia opinione non anticipava mai la sua idea, voleva che le mie osservazioni fossero svincolate da ogni condizionamento.

In effetti il Tempio d’Apollo è stato l’argomento principale di cui abbiamo parlato nelle nostre ultime telefonate e di cui con passione si stava occupando.

Ovviamente la telefonata di Fernando era inserita all’interno di un sogno.

La discussione riguardava alcune delle ipotesi relative all’aspetto costruttivo del tempio.

Il Tempio di Apollo è un tempio arcaico, un periptero esastilo, con doppio colonnato sul fronte. La data di costruzione si fa risalire intorno al VI sec. a.C. 

Si tratta di una struttura mista, pietra e legno con rivestimenti in terracotta policroma. L’edificio è caratterizzato da una particolarità nell’architrave, cioè quel blocco di pietra di forma parallelepipeda posto orizzontalmente tra due capitelli. Un blocco enorme di calcare di circa mt 3.27 di lunghezza, mt 1.86 di larghezza, e mt 2.15 di altezza, da cui è stato asportato un parallelepipedo più piccolo (evidenziato in rosso) così da fare assumere all’architrave un’atipica forma ad “L”.

 

          Fig. 1 Colonne e architrave con l’evidenziazione della parte asportata.

 

Nel tempo, vari studiosi hanno formulato teorie volte ad individuare il motivo per cui il Tempio di Apollo presenti un simile architrave. Riporto le ipotesi di due storici che si sono confrontati, in tempi a noi più recenti, sul tema dell’architrave del tempio. Il Prof. G. Gullini, storico dell’architettura greca, ha posto la data di costruzione del Tempio in una fase di transizione, tra la primitiva struttura in legno a quella in pietra. Gullini giustifica l’insolita sezione ad “L” come retaggio del vecchio sistema, dove vengono mantenuti ancora alcune parti in legno in cui il volume asportato, viene sostituito da una trave di legno, (sezione enorme di circa 1.57×1.28 mt).

Questa rimozione di parte dell’architrave non può essere motivata solo come un problema di carichi, infatti appare evidente che l’architetto (Kleomenes) in fase progettuale, avesse preso in considerazione la questione peso, e risolto il problema posizionando le colonne molto vicine tra loro, distanziandole a meno di un diametro l’una dalle altre, proprio per migliorarne la portanza. L’epigrafe sul crepidoma del tempio ne è la dimostrazione, in quanto l’architetto con un certo orgoglio ne rivendica proprio la bellezza dell’opera.

Il prof. Mertens, propone nel suo “Città e monumenti dei Greci d’Occidente” una sezione in cui ipotizza la sostituzione della trave in legno (Gullini) con dei mattoni o blocchi di pietra, per ricrearne la sezione originale.

A questo punto viene spontaneo chiedersi che senso avesse tagliare l’architrave per poi metterci una trave in legno o mattoni. Su questo Fernando non riusciva a capacitarsi. In questo modo, sosteneva, si crea instabilità lungo tutta la trabeazione.

 Fig. 2 Rilievo capitello e architrave, con l’ipotesi di Gullini     

Fig. 3 Sezione, capitello, architrave fregio              

Con l’indicazione della trave in legno.    (da “Città e monumenti dei Greci d’Occidente”, D. Mertens)

 

Tornando al racconto del sogno, ad un certo punto, cambiando il tono della voce e diventando improvvisamente serio, Fernando mi dice:

“Gigi la vuoi sapere la verità? Mettendo a confronto varie planimetrie realizzate in epoche diverse, ho visto che il blocco dell’architrave del tempio, era inserito all’interno di un “muro di spina” della caserma spagnola. Il blocco, semplicemente sporgeva dalla muratura. Il volume aggettante, intralciando l’utilizzo dello spazio, è stato segato in modo tale da renderlo completamente incluso nella muratura.”

Io ascoltavo ammirato, ogni mia minima obiezione veniva rigettata.

“Gigi, vai a guardare con “attenzione” il monumento, poi ne riparleremo con calma. Per inserire la nuova costruzione della caserma sul tempio, hanno dovuto tagliare colonne e murature, segando tutte quelle parti che contrastavano con la nuova destinazione dell’area.”

Mi sono svegliato di soprassalto.

A dire il vero, io non ho visto le planimetrie di Fernando, ma a pensarci bene, potrebbe anche avere ragione. In passato anche Helmut Schläger e Hans Riemann, studiosi tedeschi, hanno ipotizzato che l’architrave sarebbe stato frutto di modifiche successive alla costruzione del tempio.

 

   

Fig. 4     Vecchie foto dell’area del Tempio

 

Ho parlato di questo sogno con due amiche archeologhe e dell’idea di scriverci sopra qualcosa. Subito, come al solito, si sono prodigate fornendomi articoli, testi e bibliografie varie, anche se l’idea originale non era di scrivere un articolo sul Tempio di Apollo, ma solo il resoconto di una chiacchierata con Fernando.

Qualche giorno fa, approfittando di una bella giornata, e seguendo il suggerimento di Fernando mi sono recato al Tempio di Apollo e come diceva lui, ho guardato con “attenzione”. Armato di macchina fotografica, ho fatto delle riprese.

Appare subito evidente che la situazione generale del monumento non è delle migliori.

 

   Fig. 5 Colonnato Tempio,                     Fig. 6 Sezione architrave.

Fig. 7 Veduta della parte anteriore del Tempio con le colonne tagliate.

 

I vecchi restauri sono quasi totalmente distaccati e corrono il rischio di cadere. I piccioni (tra i peggiori nemici dei monumenti) si sono sistemati all’interno delle rientranze, scavando alveoli e danneggiando ulteriormente il calcare friabile.

 

 

Fig. 8 Capitelli e architrave Tempio                                    Fig. 9   Foro alla base dell’architrave .

 

I ferri utilizzati per restauri più recenti, sono corrosi e gravemente ammalorati.

Tornato a casa ho guardato le foto. La cosa che maggiormente mi ha sorpreso è stata la presenza di un foro circolare di circa 25 cm ᴓ alla base, sull’intradosso dell’architrave, tra i due abachi dei capitelli, come evidenziato nella foto di riferimento riportata in fig.9. Superiormente (estradosso) la base dell’architrave è coperta da una lastra di pietra (fig.10) di cui non ho compreso il significato, in quanto anche nelle sezioni che ho avuto modo di vedere, non è riportato nessun riferimento in merito. Il capitello sul lato ovest, è tagliato e scalpellato in vario modo, presenta evidenti fori di forma quadrangolare per l’alloggiamento di travi, probabilmente a sostegno di un solaio oltre ad altre incisioni.

 

 

 

     Fig. 10 Capitelli con l’evidenziazione dei fori per l’ incastro delle travi.

      Fig. 11  Distacco e ammaloramento vecchi restauri

   

    Fig. 12  Vecchio restauro capitello                Fig. 13   Alveolo da nido piccioni

Fig. 14   Rilievo architrave a “L”

 

Ho fatto un rilievo schematico dell’architrave (fig. 14) per cercare di capire meglio. In rosso ho disegnato l’architrave così come avrebbe dovuto essere se fosse nello stato originale, e da cui emerge che non c’è un angolo retto, in verde invece è riportato lo stato attuale.

E’ evidente una rastremazione dell’ala verticale nella parte sommitale, l’angolo alla base interno è di 94° mentre quello esterno è di 92°. Lo stesso vale per l’ala orizzontale, dove la faccia superiore non è orizzontale ma inclinata. Questo contrasta con le due ipotesi citate precedentemente, perché l’angolo aperto (94°) avrebbe reso più complicato il posizionamento della trave in legno, e lo stesso si sarebbe verificato anche con i mattoni, in quanto avrebbero poggiato su un piano inclinato e sarebbero stati quindi soggetti a scivolamento.

L’aspetto più preoccupante della visita, comunque, si è rivelato lo stato di conservazione complessivo del monumento, e ripensandoci, chissà, forse era proprio su questo aspetto che Fernando voleva richiamare l’interesse con quel suo “guarda con attenzione”.

 

Gigi Regalbuto

 

Da leggere

La città in affitto: quando il turismo diventa predatorio

Il centro storico di Siracusa brulica di vita, i ristoranti sono pieni e Ortigia appare …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti