Il centro storico di Siracusa brulica di vita, i ristoranti sono pieni e Ortigia appare prospera. Eppure, sotto questa superficie di apparente benessere, si nasconde una realtà ben più complessa e preoccupante per i residenti della città. Con queste frasi Francesco Azzaro, coordinatore dell’iniziativa, ha aperto il workshop di Avs. Il partito si interroga su quale tipo di città si stia realmente costruendo: una vivibile per i suoi abitanti o semplicemente una meta turistica? Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia locale, ma rischia di diventare un modello che genera precarietà lavorativa e riduce la qualità della vita. La questione centrale è la precarietà che investe lavoro, servizi e prospettive future. La crescita del PIL provinciale, trainata principalmente dalla zona industriale, non porta a un miglioramento della qualità della vita a Siracusa. I dati parlano chiaro: circa 17.000 residenti hanno lasciato la città, i salari restano bassi e la popolazione invecchia. Ortigia rappresenta l’emblema di questa contraddizione, con un Piano regolatore risalente a cinquant’anni fa. La proposta che avanza AVS è quella di iniziare con un nuovo piano urbanistico che coinvolga cittadini, quartieri, associazioni, università, sindacati e imprese, con l’obiettivo di costruire una città che offra ai residenti la possibilità di costruirsi un futuro, e non solo una vetrina con ristoranti pieni. È poi intervenuto l’avvocato Antonio Di Siena, esperto di crisi economiche, che ha offerto un’analisi approfondita del fenomeno turistico, prendendo come esempi Siracusa, Taranto e Atene. Secondo Di Siena, il turismo non va considerato solo come un segmento economico, ma come un vero e proprio dispositivo di governo emerso dopo la crisi economica del 2008-2010. Questo modello è stato imposto come soluzione alla disoccupazione e come sostegno al ceto medio, ma ha generato conseguenze negative significative. Tra queste, Di Siena ha evidenziato la precarizzazione del lavoro, la concentrazione economica nelle mani di grandi gestori del settore degli affitti brevi, lo spostamento dei residenti, l’erosione dei servizi pubblici essenziali e la privatizzazione degli spazi pubblici. Ha inoltre sottolineato come questo modello riduca la partecipazione democratica e la libertà individuale, in particolare per le nuove generazioni che si trovano con prospettive lavorative limitate al settore turistico. Particolarmente critica è stata la sua analisi sulla connivenza degli enti statali e locali che, beneficiando dei proventi della tassa di soggiorno, sono implicitamente spinti a reinvestire nel turismo anziché diversificare l’economia o affrontare le esigenze sociali della comunità. Il fenomeno comporta anche notevoli sfide ambientali, come l’inquinamento legato all’afflusso turistico che grava sul consumo di acqua, energia e sulla produzione di rifiuti. La soluzione proposta da Di Siena è un ripensamento radicale della logica dell’attrattività e un impegno concreto per la creazione di lavoro dignitoso e di economie sostenibili e diversificate per il benessere della comunità.
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A seguire, Lucia Tozzi, esperta di politiche urbane, ha analizzato la transizione delle politiche di sviluppo urbano da un modello basato sulla produzione e redistribuzione della ricchezza a uno incentrato sull’attrattività. Storicamente, lo sviluppo, pur con i suoi difetti come i danni ambientali e sociali, generava beni e servizi che imponevano una ridistribuzione e conferivano autonomia ai territori. A partire dagli anni ’90, con la globalizzazione, si è assistito a un abbandono di queste logiche a favore della concentrazione di risorse in aree considerate competitive. L’obiettivo primario è diventato attrarre flussi finanziari, investimenti e capitale umano – turisti, studenti, ricchi – considerati “merce pregiata” per la vitalità economica delle città. Questa visione porta a una riprogettazione in chiave di rigenerazione urbana che, pur presentandosi in veste di un miglioramento per i cittadini, di fatto trasforma aree dismesse in attrattori per interessi esterni. Il processo bypassa i processi democratici e ignora le esigenze della popolazione residente a favore di una popolazione “di passaggio”, più comoda per la gestione politica. Tozzi ha denunciato l’utilizzo di poteri speciali, come i commissari straordinari, per accelerare i progetti, aggirando la pianificazione locale e la partecipazione dei cittadini, con l’obiettivo finale di attrarre ricchi e miliardari come motore principale dello sviluppo. Nel suo intervento Sarah Gainsforth, esperta di trasformazioni abitative, ha presentato i risultati preliminari di una ricerca sugli affitti brevi turistici in Italia, con Siracusa come caso di studio emblematico. Evidenziava l’altissima concentrazione di tali affitti nella città, la loro rapida crescita fino alla saturazione e le conseguenze negative per la popolazione residente e l’economia locale. I dati sono impressionanti: Siracusa, come Firenze, presenta una percentuale del 5% di affitti brevi turistici sul totale delle abitazioni, nettamente superiore alla media nazionale dell’1,5%, con picchi ancora più alti in quartieri specifici come Ortigia. Questi affitti sono cresciuti del 241% tra il 2015 e il 2019, superando le 7.000 unità, fino a raggiungere oggi la saturazione. Contemporaneamente, la popolazione di Siracusa è diminuita del 2,9%, con un’età media in aumento. Nonostante l’espansione degli affitti turistici, l’occupazione nel settore ricettivo è molto bassa (4%) e il tasso di disoccupazione rimane elevato (15%), indicando una scarsa creazione di posti di lavoro stabili. La Gainsforth sottolineava l’urgenza di una regolamentazione e di una riflessione sul modello economico cittadino, con interventi normativi e una strategia per sviluppare un’economia non esclusivamente basata sul turismo.
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Laura Saija, professoressa di pianificazione urbanistica all’Università di Catania, ha promosso un approccio di “coproduzione” con la società civile per affrontare le sfide urbane e ha presentato un’analisi dettagliata della situazione abitativa degli studenti universitari a Ortigia. Partendo dalla storia dell’insediamento universitario come motore di riqualificazione del centro storico, ha evidenziato come oggi gli studenti si trovino ad affrontare gravi disagi abitativi. Attraverso uno studio condotto con gli studenti stessi, sono emerse problematiche legate a costi elevati (superiori a Catania), contratti precari, scarsa qualità degli alloggi e mancanza di servizi. Il questionario distribuito ha registrato un’alta partecipazione, evidenziando l’importanza dell’autoindagine per dare profondità alle battaglie delle comunità. La Saija ha sottolineato la necessità di tutelare il ruolo storico dell’università nel territorio e ha proposto un tavolo di coprogettazione per sviluppare politiche abitative adeguate, dato il disinteresse dell’amministrazione cittadina verso questa problematica. A conclusione del workshop, Roberto Alosi, segretario del Sunia, ha affrontato la questione della crisi abitativa nelle città italiane, evidenziandone il carattere strutturale e non meramente emergenziale. Ha sottolineato come il diritto alla casa sia un pilastro per l’esercizio di altri diritti fondamentali quali salute, studio, mobilità e dignità, e come la sua assenza costituisca un moltiplicatore di disuguaglianze. Alosi ha mosso una critica al Piano Casa del governo attuale, accusato di promuovere la privatizzazione e la speculazione finanziaria sul patrimonio pubblico, in netto contrasto con modelli storici di edilizia sociale come il Piano Fanfani, che legava casa e lavoro.
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Ha presentato dati specifici su Siracusa che illustrano l’impatto locale di questa crisi: un elevato numero di alloggi sfitti (30% del totale), un aumento dei costi degli affitti del 12-16% in due anni e il fenomeno del sovraccarico abitativo per molte famiglie, che spendono più del 30% del reddito per la casa. Il relatore ha criticato il modello di turismo predatorio e invocato una gestione più responsabile e identitaria del territorio, con un approccio multilivello e olistico per uno sviluppo sostenibile. È giunto il momento, ha concluso, di ripensare radicalmente le politiche urbane e abitative per garantire a tutti i cittadini la possibilità di costruirsi un futuro nella propria città.

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