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Il cantore poetico della libertà non se l’è portato via Pinochet, né gli anni di prigionia, né il suo errare curioso per le strade del mondo, né la lontananza dal suo grande amore ritrovato e mai più lasciato. Sepulveda il suo ultimo viaggio l’ha fatto lottando contro uno strano nemico munito di una corona che non avrebbe voluto indossare, un nemico che non ha avuto pietà di un uomo tanto generoso da avere donato tutta la forza ed ogni respiro alla sua penna intinta nella delicatezza della poesia, la penna con cui raccontava la lotta che lui stesso aveva combattuto ogni giorno della sua vita e a cui ogni essere umano non dovrebbe mai sottrarsi: essere un uomo affrancato, capace di sognare e amare, di volare anche quando ha paura, mai immemore del fatto che le ali sono il nostro pensiero, la nostra scrittura, le nostre azioni, il nostro canto libero dentro il mondo e la sua bellezza, la nostra lotta contro ogni sopruso ed ingiustizia. E dissentire, sì, dissentire, sino all’ultimo respiro. Ogni boccata d’ossigeno in nome della libertà, dell’uguaglianza, dell’amore e della bellezza.
Ne era rimasta poca, di aria, nei suoi polmoni, troppo poca per lottare contro l’ultimo subdolo nemico. Ma sono certa che nei suoi lunghi giorni di malattia, prima di lasciarci, abbia avuto più paura per le conseguenze che il mondo può pagare dopo ogni emergenza venata dal timore per l’incertezza del domani che per se stesso, timoroso al pensiero di quanta libertà ogni essere umano può essere disposto a contrattare per avere in cambio la promessa mendace e violenta della sicurezza, quanto ogni uomo è disposto a perdere di sé ed essere violato ed umiliato per ottenere la parvenza di un benessere illusorio. E ancora, sono certa che in quei 51 giorni di lunga malattia abbia avuto la compagnia della sua gabbianella, tornata dal suo volo senza posa a vegliare su di lui, e del sorriso della sua bella Carmen, pronta a condurlo lungo i gelidi sentieri della sua Patagonia, protagonista insieme ad eroi ed avventurieri dell’ultimo atto di un diario gioioso che non avrà fine. Ogni boccata d’ossigeno, sempre più flebile, spenta da una lotta impari, emblema di una vita degna di essere vissuta spesa lottando e lottando persa. Che la sua lotta non sia vana. Buon volo, Luis!

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