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La cultura e lo studio come passione, come arricchimento personale, al di là di ogni limite e preclusione dovuti all’età o ad altre condizioni.
“La Civetta di Minerva” ha incontrato – virtualmente – per voi il neolaureato Giuseppe La Delfa (Assoro, 1944), che scrive in lingua e in dialetto, è socio dell’Accademia Pen Club di Milano e dell’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte Scienza) di Messina, cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, direttore responsabile e giornalista di bimestrali culturali, regista e attore, ed è fresco di laurea in giurisprudenza, la terza (dopo quella in Scienze della comunicazione e in Scienze cognitive e psicologia).
Da dove viene questa passione per lo studio?
È nata da diverse circostanze: innanzitutto mio nonno paterno era ufficiale giudiziario presso la pretura di Leonforte, in provincia di Enna, e fungeva anche da aiuto privilegiato al Pretore avendo frequentato l’università di Catania in Giurisprudenza senza mai laurearsi per via della sua salute precaria; a mio zio e padrino per laurearsi in giurisprudenza mancava una materia (eravamo in tempo di guerra), poi partimmo per l’Argentina, al ritorno studiò per il concorso per l’insegnamento, risultò secondo in tutta Italia e gli assegnarono la cattedra a Racalmuto, paese dello scrittore Leonardo Sciascia del quale diventò collega e poi direttore didattico.
Per ricordarli ho dedicato loro la tesi di laurea. Uno stimolo importante a riprendere gli studi è stato un alunno di mia figlia che aiutavo con dei riassunti; un giorno, incuriosito, gli chiesi notizie sull’andamento delle lezioni, sui professori e altro e decisi di tentare questo nuovo percorso.
Di cosa ti occupi attualmente?
Mi occupo di cultura, dopo una pausa di riflessione dovuta alla stanchezza. Come ben sai sono giornalista, ma per adesso scrivo solo una tantum. Dedico il mio impegno alla socio-cultura occupandomi di volontariato, inoltre mi dedicherò alla presentazione di libri presso i cenacoli culturali della città, naturalmente non appena ci saremo liberati del coronavirus; riprenderò poi a compilare antologie poetiche in omaggio ai grandi poeti italiani e siciliani del passato e a scrivere altri libri miei di saggistica in corso di elaborazione.
Propositi e riflessioni per questo periodo particolare…
Veramente mi sento prigioniero in casa: un uomo libero come me si trova a disagio e direi in pericolo di vita sia per l’età sia per le condizioni di salute. Sopravviviamo perché amiamo la vita, la filosofia, il prossimo e Dio. Con la consapevolezza di un avvenire migliore per i figli e i nipoti affidiamo le nostre intenzioni al Padre Celeste per debellare un male di cui non sappiamo ancora gli sviluppi futuri e che ha invaso tutto il mondo

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