Un interessante incontro all’Urban Center con utili suggerimenti. Ma con i tempi così contingentati da escludere, per ora, una reale partecipazione
È stata presentata il 20 febbraio, all’Urban Center, la bozza di revisione del Piano di Gestione del sito Unesco “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”, nel corso di un incontro fra i rappresentanti della Società Civita Sicilia, e i portatori di interesse. Civita Sicilia si è aggiudicata nel novembre scorso la gara per la revisione dei piani dei tre siti Unesco della Sicilia sud-orientale (oltre a Siracusa e Pantalica, “Le città tardo barocche del Val di Noto” e “La villa romana del Casale di Piazza Armerina”), nell’ambito di un progetto finanziato dal MiBACT con i fondi previsti dalla legge 77 del 2006 (1 ml di euro per l’attuazione dei Piani), e co-finanziato dalla Regione Siciliana (100.000 euro per la gara). Più che di una bozza, si è trattato in realtà di una serie di linee guida per la redazione della stessa, illustrate da Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Patrimonio UNESCO Sicilia, che ha redatto anche il Piano di Gestione per il sito UNESCO “Palermo Arabo-Normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”.
Dopo aver ricordato che il Piano di Gestione di Siracusa e Pantalica, del 2005, avrebbe dovuto essere aggiornato già da tempo e per diverse volte (l’aggiornamento dovrebbe avvenire ogni 3/5 anni), Angelini ha ricordato la funzione dei Piani di Gestione: uno strumento di coordinamento e programmazione, non avente valore giuridico, degli interventi di tutela e valorizzazione dei beni dichiarati e del territorio di riferimento, basato sull’analisi delle condizioni di fatto, sull’elaborazione di strategie e sull’ottimizzazione delle risorse disponibili, messo a punto attraverso un processo partecipato fra tutte le realtà che agiscono nel territorio, condiviso dalle amministrazioni interessate, e periodicamente monitorato.
Il metodo attraverso cui è stata redatta la bozza del nuovo piano prevede la mappatura dettagliata dei beni oggetto della dichiarazione Unesco (proprietà, condizioni, sistema gestionale, analisi SWOT, cioè punti di forza, debolezza, opportunità e minacce) e delle buffer zone (aree cuscinetto).
La strategia di intervento si articola attraverso i quattro piani di azione (della Conoscenza, della Tutela e conservazione, della Valorizzazione sociale e culturale, della Comunicazione e Promozione).
La struttura di gestione del sito viene indentificata in un Comitato di Pilotaggio, di cui fanno parte tutte le istituzioni interessate alla proprietà e alla gestione del sito (MiBact, Fondo Edifici Culto, Assessorato Regionale Ben Culturali, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, Dipartimento Foreste, Libero Consorzio Comunale di Siracusa, Comuni di Siracusa e Sortino, Arcidiocesi, Fondazione Unesco Sicilia) e in una Struttura Operativa, con funzione di supporto al Comitato di Pilotaggio, e di monitoraggio dell’attuazione del Piano.
Non molto numerosi gli interventi del pubblico, costituito da rappresentanti di associazioni e categorie professionali. Fra i più significativi, quello di Paolo Tuttoilmondo (Legambiente), che ha sottolineato come, di fatto e nonostante gli anni trascorsi dal primo Piano di Gestione, nel 2005, non ci sia stata in realtà nessuna vera esperienza di gestione; e, anzi, il contesto generale si presenti oggi molto più complesso per le sopraggiunte pianificazioni (Piano Paesaggistico e Parco Archeologico), cui il piano regolatore generale non è stato ancora adeguato, generando uno stato di incertezza e conflittualità normativa.
Vittorio Pianese (Confindustria), coordinatore del Patto di Responsabilità Sociale, nel ricordare l’apporto progettuale già elaborato dalla rete di associazioni ed enti che fanno capo al Patto (“Libro Bianco sul turismo nella provincia di Siracusa”, presentato nell’ottobre 2018 e oggetto, nel maggio 2019, di un protocollo fra Comune e Patto) ha insistito sulla necessità di regolamentare in tempi brevi l’uso turistico del centro storico nel segno della sostenibilità, denunciando l’anarchia dell’occupazione degli spazi pubblici, la perdita dell’identità storica e la progressiva volgarizzazione del contesto di Ortigia, ed auspicando l’emanazione, da parte del Piano di Gestione, di linee guida comuni ai tre siti Unesco del Sud Est, volte a salvaguardare e favorire il turismo esperienziale. Fondamentale, per il rappresentante della Rete Beni Comuni Area Vasta, Giampaolo Schillaci, la creazione di strutture dedicate espressamente ai beni Unesco: una delega specifica all’interno delle giunte di tutti i comuni interessati e un osservatorio sovracomunale, essendo indispensabile, in presenza di siti “seriali”, cioè comprendenti più beni all’interno di diversi territori, un coordinamento stretto di metodi, progetti e azioni.
La mancanza, fino ad oggi, di una strategia di collegamento fra i vari siti e della messa a sistema delle iniziative di valorizzazione, soprattutto nei comuni interni, è stata rilevata da Paolino Uccello, che ha ricordato in modo particolare le condizioni di abbandono di Pantalica.
Giusy Nané, del Comitato Stop Veleni, ha chiesto che il Piano di Gestione affronti con forza anche il tema della sostenibilità ambientale, annunciando la prossima costituzione, da parte della Rete dei Comitati Territoriali Siciliani, di un organismo di controllo, vigilanza e monitoraggio.
Al termine dell’incontro, il coordinatore Angelini ha sollecitato, da parte delle associazioni e dei portatori di interesse, la presentazione delle proposte illustrate, e di altre eventuali, in forma scritta, da trasmettere on line all’indirizzo siti.unesco.sudest@gmail.com, avvertendo che i tempi sono purtroppo molto stretti: entro il 5 marzo!
Per una valutazione qualificata del processo in atto abbiamo intervistato l’ex sovrintendente Beatrice Basile.

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