QUANDO IL CUORE DETTAVA E LA PENNA SCRIVEVA…

Quei magici segni che sgorgavano da un bisogno dell’animo umano, ci pervengono dai Sumeri.

Ha origine infatti tra il 3.500 e il 3.300 a.C. in Mesopotamia, la prima forma di scrittura nella fase pittografica, ossia rappresentata da figure, trasformata in seguito in stilizzazione ideografica (segni), seguita dalla scrittura cuneiforme, nata in Asia Occidentale, usata fino al primo secolo dell’era volgare, che inizialmente consisteva in figure incise su tavole d’argilla che in un secondo tempo divennero segni somiglianti a piccoli cunei. Ma la vera scrittura ha origine in Egitto.

Lo strumento che permetteva di scrivere i geroglifici su fogli di papiro era una piccola canna cava con una punta all’estremità, che veniva intinta in sostanze vegetali. La carta vera e propria invece ha origine in Cina. Tra il V e il IV secolo si usava una piuma d’uccello intinta in un calamaio, contente l’inchiostro. Nacque poi l’elegante penna stilografica, con la sua cartuccia da inserire. Fino a giungere alla nostra penna a sfera. Quest’ultima ci ha permesso di riempire interi quaderni di scuola, di sbizzarrirci con i nostri diari personali, in cui annotavamo confidenze, pensieri segreti, episodi quotidiani, aforismi, versi di poesie, sensazioni, desideri, sogni. Con la stessa penna si mantenevano rapporti epistolari.

Che bella sensazione tenere in mano quel magico strumento che materializzava le parole rendendole visibili sul foglio bianco…! La punta della penna che scivolava sulla carta come piuma sulla seta, per imprimerne i pensieri e mettere a fuoco ciò che nella mente poteva essere lieve, evanescente come fumo… Le lettere, poi, sembravano accorciare le distanze tra amiche o fidanzati lontani, ma ci si scriveva pur abitando nella stessa città… quando mancava, a volte, il coraggio di parlare… le parole prendevano forma, divenivano chiare idee… scrivere, allora, era come sfiorarsi, un modo per sentirsi vicini, quando fisicamente non era possibile.

La scrittura era uno dei linguaggi del cuore, una sorta di autoritratto dell’anima… il foglio usato come tela bianca che attende il pennello intriso di colore per darle vita animandola con immagini a raccontare le proprie storie… La scrittura parlava di noi non solo attraverso il contenuto ma anche dalla forma… Compito dei grafologi era infatti definire la personalità attraverso la calligrafia.

Mi esprimo al passato visto che da qualche tempo a questa parte carta e penna sono state sostituite da dispositivi tecnologici, sicuramente molto utili, pratici, veloci, che permettono una comunicazione diretta ed immediata tramite tastiera o touch-screen, con i quali è possibile scrivere qualunque cosa anche attraverso segni o simboli, ma che purtroppo non lasciano intravedere l’anima. Del resto, ogni cosa ha pro e contro. Oggi grazie a questi marchingegni le distanze appaiono notevolmente ridotte, ci fanno sentire tutti più vicini ma in modo virtuale. Tali dispositivi si dovrebbero usare esclusivamente per studio e lavoro, e cercare di non farne abuso, altrimenti più che avvicinarci ci allontanano dal mondo esterno. La nuova generazione è nata con l’alta tecnologia e difficilmente riesce a farne a meno. Mentre chi ha conosciuto l’epoca in cui il contatto non era un amico “social” ma due mani che si stringevano, una carezza affettuosa, un caloroso abbraccio, ne ha nostalgia e rimpiange quelle belle lettere d’amore o di sincera amicizia in cui vi si leggevano i sentimenti veri, fra quelle righe in bella copia, anche se con qualche errore o qualche piccolo scarabocchio, era lì che traspariva il cuore.

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