LE GLORIE DEL NOSTRO PASSATO URLANO VENDETTA

Siracusa ha fruito per millenni di acqua eccellente Oggi dai rubinetti esce un liquido sgradevole, non potabile

 

Ci sono tanti modi per incancrenire i problemi. Uno di questi ci ricorda il cane impazzito che guaisce mordendosi la coda. Tale è la relazione fra Siracusa, l’acqua potabile e i reflui della fogna.

La nostra bellissima città fu, in tempi ahimè lontani, splendida metropoli senza uguali al mondo, ricchissima e potente. Essa, fra le sue fortune, poteva vantare il fatto di galleggiare sull’acqua dolce, tanto ricca era di acque potabili in un’epoca in cui non si era capaci di scavare pozzi per provvedersene. Era questo uno dei motivi della sua straordinaria capacità di resistere ai lunghi assedi dei nemici, senza mai essere presa per sete.

Quando le esigenze della sua enorme crescita, aumentandone il fabbisogno, fecero in modo che si rendesse necessaria una grande condotta d’acqua per tutti gli usi, la politica locale prese una decisione così intelligente da dimostrarsi ancora tale.

L’acquedotto Galermi, vecchio di 2400 anni, captando e ingrottando un bel flusso di acque dell’Anapo in quaranta chilometri di condotte scavate a mano, assicura acqua di gran qualità a moltissimi utilizzatori fino ad oggi. Senza pompe di sollevamento ed elettricità.

Non troverete alcun difetto qualitativo in quell’acqua neanche oggi.

La generazione degli attuali settantenni siracusani bevve per i primi quindici anni acqua di gran qualità. Captata con perizia nel bacino idrografico del fiume Cardinale ai primi del Novecento, questi anziani siracusani avevano dai rubinetti un’acqua che non aveva nulla da invidiare alle migliori acque minerali. Peccato che le esigenze di una città in vorticosa espansione e in boom industriale, fra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70, richiedessero flussi di acqua ben maggiori. Compaiono gli attuali pozzi che, nei primi tempi, fecero il loro dovere fino a quando le centinaia di milioni di litri sottratti abbassarono la falda a tal punto che le acque marine cominciarono dal mare a infiltrare i pozzi.

Da allora e sempre più dai nostri rubinetti esce acqua sgradevole, ricca di sale marino, di pessimo sapore. Di fatto non potabile, l’uso di quest’acqua è periodicamente prorogato nell’uso umano fino ad oggi, al di fuori di ogni evidenza e coerenza, come acqua di cattiva qualità non adatta a chi deve ridurre il tenore di sali nella dieta.

E’ il trionfo di chi aggiusta e vende scaldabagni, elettrodomestici e caldaie, di ogni tipo d’idraulico. Non vi è tubo metallico, anche inox, che resista per tanto tempo alle correnti galvaniche che perforano e alle concrezioni calcaree che otturano.

Quest’acqua è idonea all’uso umano e civile? No. Non avendo le capacità politiche ed economiche per far fronte al problema, di proroga in proroga, da più di trent’anni usiamo acqua pessima. Ce ne lamentiamo ma ci facciamo prendere in giro dalla raccomandazione di non farla usare a chi ha problemi di pressione e di cuore, fingendo di non sapere che nessuno può berla, e facendo la felicità di chi commercia acqua minerale.

Una rovina per i cittadini e per chi cerca di far guadagni gestendo gli acquedotti, sempre con le mani al portafoglio per rimediare malamente agli effetti deleteri di usare acqua ricca di sodio, cloro, magnesio, calcio. Una rete idrica tra le più scassate, dove le condotte si otturano e si spaccano più volte al giorno.

UN BELLISSIMO CONVEGNO ORGANIZZATO DA LEALTÀ E CONDIVISIONE – Sul tavolo di discussione l’annoso problema dell’acqua pubblica e del degrado del Porto Grande, una vera spina nel fianco di chi ama questa città, una iattura mortale per le migliaia di specie viventi che si erano sviluppate nei millenni dentro il bacino portuale.

La Civetta di Minerva ha già scritto che, oltre alla necessità di contrastare il fatto che un cattivo depurato sia versato in un bacino semichiuso e in bassifondi sabbiosi, si registra una sottovalutazione delle caratteristiche naturalistiche dello specchio del Porto. Esso costituisce da millenni un enorme acquario destinato alla riproduzione di pesci e molluschi. Riceve almeno due fiumi e altri piccoli corsi d’acqua, le sue acque eurialine (risultato di un continuo rimescolamento fra acque dolci e salate), limitrofe a un’area marina protetta che sta dando grande respiro alla fauna marina, furono e sarebbero il luogo ideale per la riproduzione e la rinascita di specie marine ormai al lumicino.

Riuniti attorno ad un tavolo i migliori esperti dell’annoso problema, coordinati e moderati dalla nostra vicedirettrice Marina De Michele, hanno concluso che così non si può andare avanti, che si sono sommati negli anni una serie di provvedimenti che non hanno spostato di un millimetro il problema, che sono stati esperiti dei tentativi, tutti falliti, di rimandare i reflui “depurati” verso IAS (industrie acque siracusane) e non dentro i bassifondi, sabbiosi e privi di ricircolo, antistanti il canale Grimaldi, diventato, senza alcun criterio naturalistico e tecnico, la condotta naturale di un “depurato” che è già stato causa di sequestri della magistratura per le sue caratteristiche propriamente non a norma.

Quando un po’ tutti gli intervenuti hanno convenuto che l’acqua salata non è fatta per l’uso umano (c’è sempre più di qualcuno che si rassegna facilmente), l’ingegner Di Guardo ha suggerito una soluzione che richiama una decisione della polis siracusana di 2400 anni fa: riprendere l’acqua dell’Anapo utilizzando condotte già esistenti.

Veramente notevole la notizia data da chi, rifacendosi alle norme vigenti sui reflui, vecchie di quindici anni e sicuramente incapaci di valutare i veri pericoli emergenti dai reflui cosiddetti depurati, ripropone correttamente il significato di “depurazione” e di riutilizzo necessario delle centinaia di milioni di litri di acqua persa in mare e strappata agli usi irrigui. Usi irrigui che tuttora sono fra i maggiori responsabili dell’impoverimento delle falde acquifere.

CHE C’ENTRA L’ASTRONAUTA CON LE FOGNE? CHE C’ENTRANO I MEDICI? – Come insegna la ricerca spaziale e la vita quotidiana degli astronauti, la tecnologia odierna consente di bere il depurato delle deiezioni umane. Anche nelle grandissime città metropolitane e non solo sulle astronavi.

Credo, ormai, che anche i più tetragoni difensori delle norme attuali, assolutamente inadeguate, si siano convinti che nei depurati non si debbano guardare solo la salinità eccessiva o la presenza di batteri coliformi: questo è il passato. Solo considerando macroscopici eventi giornalistici, peraltro datati (tutti i tipi di droghe trovate nei fiumi che ricevono le acque depurate della Val Padana, per esempio), si può avere rapidissima consapevolezza che tutto ciò che finisce negli scarichi, nel nostro intestino, nelle nostre urine, lo si ritrova pari pari nei depurati.

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