A Siracusa i residenti calano ma il cemento cerca spazi

Paolo Tuttoilmondo (Legambiente): “Appaiono troppo dilatati i confini del Parco Archeologico a chi ha già individuato le aree di nuova edificazione”

 

La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019

La decisione del Consiglio Regionale dei Beni culturali di rinviare ancora una volta l’istituzione del Parco Archeologico di Siracusa (a quanto pare l’assessore Sebastiano Tusa si dichiara pronto a firmare, quasi “rimettendosi” alla diversa volontà del Consiglio), mentre invece si è dato il via a una sorta di decretazione d’urgenza per tutti gli altri, ben 15, sanando di fatto procedure istitutive poco rigorose, ha acceso infinite polemiche e determinato una pioggia di comunicati stampa da parte di varie associazioni cittadine nonché del Comune di Siracusa, quest’ultimo con parole di rito che aggiungono davvero poco alla questione.

Perno della diatriba la perimetrazione, a tutela della quale ci saremmo aspettati una diversa, più forte determinazione anche da parte dell’assessore comunale Fabio Granata. Ancora una volta Siracusa, che avrebbe dovuto essere tra le priorità (se non la prima) “per storia, patrimonio e valori paesaggistici”, e di conseguenza per il rilevante ritorno economico che ne avrebbe, viene confinata al fondo dell’elenco.

“Interessi privati bloccano la realizzazione di una grande opera d’interesse collettivo, che costituisce il completamento del disegno unitario di tutela e fruizione dei beni culturali concepito negli anni ’50 da Bernabò Brea e Vincenzo Cabianca” dice l’avvocato Paolo Tuttoilmondo; “Su di esso s’incentrano fortissimi interessi speculativi” sostiene la dottoressa Silvia Mazza.

Appaiono troppo dilatati infatti i confini del Parco a chi ha già individuato le aree di una nuova edificazione che non serve alla città, a una popolazione che, contro le previsioni super ottimistiche alla base del prg del 2007, ha visto nel tempo un decremento progressivo, attestandosi oggi a poco più di 121mila residenti, registrando un significativo “saldo attivo” dei decessi rispetto alle nascite che si aggiunge ai dati sconfortanti dell’emigrazione giovanile (ricordiamo per inciso che la cubatura residenziale complessiva in rapporto alla popolazione dovrebbe essere di 12.586.700 mc mentre il prg ne prevede 25.711.500: ed ecco una possibile spiegazione del perché non si voglia mettere mano alla revisione dello strumento urbanistico!)

Eppure i costruttori, piuttosto che pensare a progetti di risanamento del tessuto urbano che vadano maggiormente incontro alle esigenze di famiglie sempre più ridotte nel numero dei componenti e soggette a un fenomeno di invecchiamento che richiederebbe politiche abitative ad hoc, continuano ottusamente a mirare a una più utile, per loro, nuova cementificazione del territorio che prevede in aree periferiche, prive di necessari servizi (ancora un ennesimo quartiere dormitorio anonimo), case comunque per ricchi, per i ceti più abbienti, non certo per chi quotidianamente combatte con le piccole economie di spesa; e sono i più.

Quali, quindi, le aree “calde”, quelle che con buona probabilità hanno reso il Consiglio Regionale dei Beni Culturali (su cui diremo poi) così sensibile al nostro territorio da indurlo, per l’ennesima volta, a procrastinare l’istituzione di un Parco in standby da 15 anni? In genere le aree C, quelle che dovrebbero accogliere le infrastrutture a servizio del Parco, a bassa edificabilità (così come le zone E del prg): per esempio quella sovrastante la tonnara di Santa Panagia dove non a caso si è aperto un tempestivo cantiere per una serie di “palazzine”, o contrada Stentinello area ASI, o ancora quella a nord di viale Scala Greca. Ma, in particolare, l’area sud di Tremilia, quella compresa tra il tracciato della S.P. n. 287 Siracusa – Floridia, l’autostrada SR – CT e la strada comunale di collegamento tra Siracusa e Belvedere.

È su di essa che è aperto un contenzioso amministrativo: il primo ricorso fu presentato nel luglio 2014, pochi mesi dopo il decreto di perimetrazione dei confini del Parco (3 aprile 2014), dal Consorzio Naturalmente Casa (presidente e legale rappresentante Sebastiano Cortese) che già nel marzo 2011 aveva fatto richiesta al Comune per un “programma costruttivo per alloggi di edilizia residenziale pubblica”.

Ve lo ricordate? Quello che il nostro giornale aveva definito la Siracusa2, in omaggio alla Milano2 dei gloriosi anni del costruttore Berlusconi. Nella prima proposta 880 alloggi e quasi 3.000 mq di superficie destinata ad attività commerciale (un investimento di oltre 200 milioni di euro), nella seconda 501 abitazioni; quindi, comunque, una mega edificazione edulcorata sotto l’etichetta del social housing, le case per tutti, per soddisfare le esigenze abitative di tutti. Un altro quartiere per 1.500 residenti: su 50 ettari case, una scuola, una chiesa, un ipermercato e, certo, un po’ di verde, perché questo si ritiene sufficiente alla socialità urbana.

Il consorzio si faceva d’altra parte forte delle previsioni di prg – un maxi comprensorio edilizio classificato come C6b3, “una parte urbana autosufficiente” – e della considerazione che sia il piano paesaggistico che la prima proposta di perimetrazione del Parco non avesse fatto rientrare quell’area tra le zone di interesse e di particolare rilievo.

“Siamo stati noi come Legambiente e SOS Siracusa a chiedere a quei tempi una modifica del piano paesaggistico così come al prg – ricorda l’avvocato Paolo Tuttoilmondo –. Già da allora evidenziavamo che non aveva alcun senso prevedere, oltre il consolidato perimetro urbano, un quartiere satellite lontano dalle aree residenziali – in area prevalentemente a vocazione agricola – soprattutto in considerazione del collasso del mercato immobiliare, con parti intere del patrimonio edilizio non occupato o, tra quello di recente costruzione, addirittura invenduto. Rilevavamo che operazioni di espansione edilizia come quella prevista a Tremilia erano, e sono, anche economicamente fallimentari, perché le infrastrutture necessarie per i nuovi quartieri costano molto di più degli oneri di urbanizzazione ricevuti e quindi aumentano il deficit dei Comuni.

Un’area, da sempre a vocazione agricola e ad alto rischio idrogeologico, da inserire nel Piano Paesaggistico, come ora è nella perimetrazione del Parco Archeologico, per la sua importanza storico-archeologica: tra i beni da tutelare c’è Villa Bonanno, che ingloba, al piano terra, la chiesa S. Pietro ad baias; in prossimità della stessa corre un tratto dell’antico acquedotto “Galermi” di Gelone (480 a. C.) e c’è anche un altro piccolo acquedotto detto appunto l’acquedotto di Tremilia. Scavato nel banco calcarenitico, corre per una lunghezza di circa 815 m con circa 20 pozzi di ispezione e secondo il Cavallari, così in una relazione della seconda metà dell’Ottocento, alimentava proprio un mulino del feudo Bonanno. Tutta l’area si trova appena al di sotto della balza di Epipoli lungo la quale sono ancora ben visibili i resti delle Mura Dionigiane. Diodoro Siculo ha tramandato con molti dettagli l’iniziativa di Dionigi il Vecchio (Dionisio) che nel 401 a.C., al momento di iniziare una campagna contro i Cartaginesi, volle premunirsi dando inizio all’opera ciclopica di chiudere entro un’unica linea di mura l’immenso pianoro. Il Parco Archeologico va pertanto, semplicemente, subito istituito senza modifiche e ulteriori ritardi; per altro torniamo a richiamare il Consiglio comunale alla non più procrastinabile revisione generale del piano regolatore orientata verso il recupero dei centri storici, la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Lo stesso invito che facemmo allora perché dal 2014 nulla è cambiato”.

Considerazioni che a quanto pare non smuovono coloro che siedono oggi nel Consiglio Regionale dei Beni Culturali, tutti favorevoli alla revisione della perimetrazione, a qualunque costo.

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