I sub: “Nella costa siracusana pesci alieni voraci e aggressivi”

“S’incontrano barracuda più grandi. Vanno in branchi, sono molto famelici e hanno costretto alcune specie preda a cambiare habitat”

 

La Civetta di Minerva, ottobre 2018

Una chiacchierata tra amici, in un dopo cena di fine agosto, diventa l’occasione per una riflessione sullo stato del mare di Augusta e sul futuro che lo attende. Ospite è lo psicologo Francesco Cannavà, le cui analisi di natura professionale questo giornale ha pubblicato in passato, grande appassionato di pesca sportiva e ottimo conoscitore della costa che dal “Granatello” porta fino a Brucoli. Per niente fiaccato dal caldo di una notte d’estate siciliana e da un pomeriggio di pesca, condivide con i commensali le sue esperienze e racconta: “Pescando, noto tanti cambiamenti in mare. Sei anni fa pescavo raramente dei barracuda ed erano sempre piccoli esemplari, adesso invece sono più frequenti e sempre più grandi. I barracuda vanno in branchi, sono molto famelici e hanno costretto alcuni pesci preda a cambiare habitat, spostandosi su profondità maggiori. Stanno creando problemi anche i pesci balestra, i quali non sono pesci con buone qualità di tipo alimentare e commerciale, ma sono molto famelici e attaccano con il loro becco tutti i pesci in cui si imbattono, allontanando così le altre specie”.

Sui cambiamenti in mare incidono, però, anche gli effetti dell’intervento umano. “Un primo problema – continua Cannavà – lo hanno creato le gabbie di tonni trainate dai rimorchiatori che hanno lasciato delle scie odorose tali da modificare le rotte dei tonni selvatici. Un problema per la riproduzione sono anche le nuove tecniche di pesca che spesso insidiano esemplari giovani, ancora non nell’età della riproduzione. Tempo fa girava su internet un video in cui si mostrava una pesca straordinaria, avvenuta in Calabria, con la cattura di migliaia di esemplari di ricciole tutte di piccole dimensioni. Per fortuna, spesso le autorità intervengono con multe pesanti, come è accaduto tempo fa al mercato del giovedì ad Augusta, dove diversi pescatori di frodo sono stati pizzicati a vendere piccoli pescespada decapitati. Sono pessimista sul futuro del nostro mare, poiché il divario tra i nuovi predatori e le altre specie è inquietante. Un tempo la varietà era molto ampia adesso invece alcune specie sono scomparse, alcuni sostengono che si tratta di una casualità dovuta a cambiamenti climatici ordinari e ciclici, ma nella mia esperienza noto come questa scarsa differenziazione del pescato stia diventando troppo netta”.

Passa qualche giorno e la curiosità cresce, così si chiede l’opinione di chi il mare lo vive in maniera professionale. Sebastiano Di Mauro è un sub professionista ed un componente della guardia costiera ausiliaria di Augusta, pochi giorni fa ha filmato un raro esemplare di alieno nel golfo “Xifonio”, una “melibe fimbriata”, proveniente dal Mar Rosso attraverso il canale di Suez. “Dieci giorni fa ho filmato un alieno – racconta Di Mauro – un mollusco tropicale raro di cui tempo fa ha scritto anche “Focus”. Lo abbiamo avvistato nella posidonia che è stata trapiantata nel golfo Xifonio. I nostri mari, a mio parere, non sono cosi malandati, ho fatto un’immersione da poco e ho notato sia la presenza di pesci che una buona presenza di posidonia, ho anche avvistato nel golfo dei cavallucci marini e delle pinne nobilis che pare siano un buon segno di pulizia delle acque. La salute del mare è buona poiché le correnti dominanti consentono un grande ricambio di acqua. L’aspetto negativo è che i ricci sono ormai quasi spariti a causa del bracconaggio, due settimane fa la Guardia Costiera ha fatto un sequestro di diverse centinaia di esemplari. Se il mare ha dei problemi la colpa è nostra, infatti a causa dell’impoverimento delle acque, buona parte della marineria si è dedicata allo strascico, un tipo di pesca molto invasiva e dannosa che va svolta in zone specifiche, lontano dalla costa, perché molto pericolosa per l’habitat marino”.

L’ottimismo di Jano Di Mauro viene stemperato dal pensiero di Simone Fabac, sub e apneista, allievo di Umberto Pellizzari, recordman e punto di riferimento assoluto della disciplina. “Io sono meno ottimista – spiega Fabac – nel corso degli anni sto vedendo un cambiamento radicale e non in positivo. Vado a mare da sempre e lo vedo sempre meno popolato. Non è il pescatore subacqueo a creare questo problema, questo tipo di pesca è selettiva. Il danno invece viene dai bracconieri che non guardano le dimensioni del pescato ma solo la quantità. Una delle conseguenze è che non ci sono più ricci di mare. Il fermo biologico e il numero di esemplari da poter catturare sono vincoli che non vengono rispettati, non consentendo l’adeguata riproduzione delle specie. Anche nell’area marina protetta del Plemmirio c’è, a mio parere, meno pesce di quanto dovrebbe essercene, forse pescatori frodo invadono i confini della riserva durante la notte. Il numero di specie aliene sta aumentando, a causa del riscaldamento delle acque e a causa delle acque scaricate dalle navi in porto. In questi anni, è aumentata a dismisura la presenza del pesce pagliaccio del mar rosso. Prima c’erano pochi barracuda, adesso sono invece molto frequenti. Il cambiamento nei nostri mari si nota nel volgere di pochi anni”.

A fornirci un quadro scientifico del problema è il biologo marino Francesco Bombara, sub augustano che da anni frequenta i mari della costa del Plemmirio a Siracusa. “In realtà, lungo la costa siracusana la specie aliena più presente è il barracuda – spiega il dottor Bombara – un predatore che ormai è molto diffuso. Si sta diffondendo anche il pesce serra, un altro predatore aggressivo che non uccide solo per mangiare. Questo comportamento in un nuovo areale può causare un impatto notevole. Molto diffuso è anche il pesce pappagallo, che a dire il vero è stato sempre presente nel nostro mare ma, a causa dell’innalzarsi delle temperature, si sta diffondendo sempre più, come accade ad altre specie “termofile”. Sono stati catturati anche dei calamari giganti nei pressi di Catania, questa è una specie che potrebbe comportare una modificazione nell’ecosistema delle nostre zone, infatti si tratta di predatori molto voraci ed aggressivi”.

A proposito dei mutamenti che segnano la salute del nostro mare, il dott. Bombara aggiunge che “l’aumento della temperatura del mare sicuramente porterà delle modificazioni, ma questo non deve essere visto in maniera drastica, entreranno nuove specie e si adatteranno. Il vero problema è certa pesca professionale, in particolare lo strascico, che non discrimina sugli esemplari pescati e viene spesso praticata senza rispettare le distanze previste dalla costa. Il classico fermo biologico ormai non basta, anche perché non è articolato al meglio. Infatti, i periodi del fermo non sempre coincidono con quelli di riproduzione e crescita delle varie specie, ognuna delle quali ha un proprio tempo. Forme di tutela più efficaci sono state realizzate in Adriatico e in Sardegna, dove le varie zone di mare sono state divise in lotti nei quali la pesca è interdetta per un anno, consentendo il ripopolamento. Le modificazioni ambientali non sempre devono essere viste in maniera negativa. Gli ecosistemi si modificano ed evolvono in maniera naturale, trovando sempre il proprio equilibrio. Il vero problema non è la specie aliena in sè, quanto il cattivo uso che si fa del mare. Le specie tipiche del nostro mare soffrono a causa dello sfruttamento e questo fa sì che si possa aprire una nicchia ecologica che favorisce l’ingresso di specie nuove”.

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