Doppia ratifica il 19 dicembre scorso della “Convenzione per la regolazione dei rapporti per la gestione del servizio idrico integrato tra Assemblea Territoriale Idrica Siracusa e soggetto gestore” (Aretusacque).
Di mattina, a Palazzo Vermexio, a beneficio di sindaci, pubblico e stampa, a farsi immortalare con la fatidica penna in mano da una parte l’ingegnere Roberto Cocozza, amministratore delegato della nuova ‘società di progetto’ Acea Siracusa srl (evidentemente con delega del CdA per rappresentare il socio privato in un momento ‘altamente’ simbolico, da consegnare alla storia), dall’altra il presidente del Consiglio di Sorveglianza Giuseppe Assenza per la componente ‘pubblica’ di Aretusacque, in nome e per conto cioè dei 19 sindaci interessati, anche di quelli recalcitranti e in polemica per le modalità ‘opache’ dell’intera operazione.
Nelle ore successive, a firmare questa volta presso uno studio notarile, sempre l’ingegnere Cocozza, presidente del Consiglio di Gestione e in quanto tale legale rappresentante di Aretusacque s.p.a. e la dottoressa Rosaria Barresi nella veste di commissaria e legale rappresentante dell’Assemblea Territoriale Idrica, incarico a questo punto terminato; con successo, così come era chiamata a fare.
Nella sostanziale assenza della politica (almeno in apparenza) la dottoressa Barresi ha fatto tutto sbrigativamente. A tre mesi dalla sua nomina, avvenuta nel gennaio 2023, a causa del ritardo con cui l’ATI ‘nicchiava’ nell’espletare le procedure propedeutiche all’affidamento del servizio idrico alla società mista (dopo la clamorosa decisione di tutti i sindaci di rinunciare alla gestione in house vantata per i tre anni precedenti), in aprile ha predisposto tutto – statuto, patti parasociali, schema del successivo contratto – di fatto imponendo ai 19 Comuni della provincia di Siracusa di dare la propria approvazione entro il successivo 2 maggio (restano fuori Buscemi e Cassaro, in gestione autonoma grazie alla clausola di salvaguardia, cui aspira oggi anche Palazzolo).
Le resistenze, non sappiamo quanto veramente convinte, di pochissimi Consigli comunali sono state spente con piglio risoluto grazie all’intervento commissariale sostitutivo per non rischiare “la perdita dei cospicui finanziamenti del PNRR”. Motivazione che allora, come ora, è parsa a molti pretestuosa e forse nessuno oggi crede più che dal PNRR possano ancora arrivare risorse.
La Regione Siciliana non è stata certo all’altezza della situazione nell’intercettare tutte le opportunità di finanziamento ed egualmente ha fatto l’Assemblea Territoriale di Siracusa che si è mossa tra ripensamenti, polemiche e ignavia al di là delle oggettive difficoltà.
L’aggiudicazione provvisoria della gara a favore del raggruppamento temporaneo di impresa (RTI) – formato da Acea Molise e dalla catanese COGEN – è del 6 settembre 2024 ma già si potevano immaginare tempi ben più estesi, com’è stato.
Solo il 29 aprile 2025 Acea Molise s.r.l. e Cogen s.p.a. (un probabile errore di trascrizione il nome Gogen che comincia a comparire qua e là) a Roma hanno costituito la ‘società di progetto’ Acea Siracusa s.r.l., con sede in via San Giovanni alle Catacombe, socio operativo (privato) di Aretusacque (con capitale sociale pari a un milione di euro: 600mila Acea Molise, versati 150mila, 400mila la Cogen, versati 100mila). Mentre il 28 luglio, sempre presso il notaio Vinci, è stata costituita la società Aretusacque s.p.a. partecipata da 19 Comuni della provincia di Siracusa e Acea Siracusa srl. di cui (ancora) non abbiamo trovato la registrazione).
A settembre, la maggioranza dei sindaci dell’Assemblea territoriale ha poi scelto, tra le proteste di cui tanto si è scritto, i 5 componenti del Consiglio di Sorveglianza mentre il socio privato ha provveduto a nominare i 3 membri del Consiglio di gestione, che avrà il compito operativo.
Un primo assaggio di quale sarà la capacità di supervisione dei sindaci sull’operato del socio privato è stato possibile sulla questione del depuratore di Augusta quando non si sa bene chi, se Acea Siracusa da sola o formalmente insieme ad Aretusacque, ha presentato un ricorso al TAR. Comunque all’insaputa del partner pubblico, si è scritto. Uno schiaffo!
E d’altra parte, al di là delle proteste di alcuni primi cittadini (quelli fuori dal cerchio magico del presidente dell’ATI Francesco Italia perché ben si sa che la partita è tutta e solo politica), non ci risulta al momento che qualcuno dei sindaci abbia preteso e ottenuto, come è loro diritto, di conoscere i diversi allegati alla convenzione che sul sito istituzionale dell’ATI non sono visionabili (o almeno noi non li abbiamo trovati). Eppure sono tanti e importanti, alcuni – pare – relativi a modifiche al piano d’ambito.
Allegati che della convenzione costituiscono “parte integrante, essenziale e inscindibile”, e sono quindi indispensabili “ai fini dell’interpretazione, esecuzione e vigenza del rapporto”. Che contengono, come si apprende dalla lettura della convenzione – che a questo punto risulta essere poco significativa per la comprensione di quanto accadrà da qui in avanti -, “tutti i dettagli degli interventi, delle tempistiche, dei livelli di servizio, dei prezzi e delle tecnologie” così come quell’insieme di attività “migliorative e aggiuntive per la risoluzione delle criticità del SII – approvvigionamento idrico, acquedotto, fognatura e depurazione” proposte dal socio privato a modifica del progetto a base di gara e accolte dall’ATI.
Proposte che evidentemente si ritiene debbano essere condivise d’emblée, solo perché presentate come “miglioramenti dei contenuti qualitativi, tecnici ed economici”. Come, con eguale fideistica fiducia, dovremmo accogliere il dichiarato impegno del ‘socio operativo’ “a realizzare tali interventi secondo le modalità, i tempi e le condizioni previsti nell’offerta tecnica ed economica presentata in gara, allegate sotto la lettera “J” alla presente convenzione e che ne costituiscono parte integrante, essenziale, inscindibile e vincolante”.
Ma, insieme a questo, i cittadini/utenti/sudditi di Siracusa e Solarino dovrebbero pretendere che i loro massimi rappresentanti istituzionali chiarissero se le esosissime tariffe idriche versate alla Siam, sin dal 2015, siano state rispondenti ai parametri Arera.
Le spiegazioni che gli amministratori dei due Comuni sono tenuti a dare ai propri amministrati sono relative a quanto analizzato nella “relazione istruttoria per la determinazione del valore di subentro regolatorio” dello studio professionale Passerini, cioè l’ammontare della ‘buonuscita” della Siam che, a quanto si deduce dai fatti, deve aver rinunciato alla propria pretesa di 21 milioni di euro accettando la proposta della commissaria Barresi di 210mila euro.
Dov’è l’accordo sottoscritto tra le parti? Non è forse l’ammissione che la valutazione del professionista è corretta?
Secondo l’istruttoria, Siam ha commesso un errore metodologico sistematico sin dall’inizio della gestione. Ohibò!
Errata la base di calcolo perché, invece di utilizzare i costi effettivi di produzione del 2015, ha utilizzato il valore del fatturato 2015 (14,8 mln €), che includeva già margini e componenti non ammissibili.
Questo errore avrebbe gonfiato la base dei costi operativi ogni anno, generando un’eccedenza tariffaria complessiva di 15.341.338 euro tra il 2016 e il 2023 (ricordiamo che l’analisi del dottor Enrico Passerini non ha considerato i dati dal gennaio 2024 in poi).
Nell’istruttoria si evidenzia anche che i costi operativi richiesti da SIAM risultano superiori del 24% rispetto a quelli previsti dal Comune di Siracusa nei bandi di gara ufficiali (es. bando 2018) e che circa 2 milioni di euro l’anno di costi non avrebbero dovuto essere inseriti in tariffa perché già pagati dagli utenti o coperti da altri fondi (perdite su crediti: (1,1 mln €) già coperte dalla componente specifica per la morosità; costi riaddebitati: (513mila €) spese di stampa e spedizione bollette che gli utenti pagano già separatamente; accantonamenti fiscali e lavori conto terzi: voci non attinenti al perimetro regolatorio).
Chissà se solo noi pensiamo che su tutto questo sia indispensabile e doveroso un approfondimento. E chissà se almeno i consiglieri comunali di libero pensiero non ritengano urgente la convocazione di una seduta dedicata solo a questo argomento.

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