UN PICCOLO MUSEO DEI PRIMI DEL NOVECENTO A NOTO (di Roberto Bellassai)

                   

“Tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, per dire, quel sasso lì per  esempio …”

E’ un  breve  dialogo tra  Gelsomina  e  l’acrobata,  definito  da  tutti  il  Matto, nel famoso  film  “La  Strada”  di  Federico Fellini.

Enza  Oddo, una  donna  aperta  culturalmente,  dallo  spirito  dinamico,  ha sempre  sognato  di  creare  dei  piccoli  Musei  a  Noto e in  passato,  con  la sua  Associazione  Turistica  Culturale  “Fiducia”, ha  partecipato  e  fatto  delle  Mostre, come  ad  esempio,  per  gli  Antichi  Mestieri, “La  bottega  del  ricamo”, la  Mostra  su  Walter  Molino,  di  qualche  anno  fa… solo per  citarne  alcune.   Una  donna  instancabile  nel  raccogliere  e  collezionare  Mobili,  Quadri,  Strumenti  musicali,  Macchine  fotografiche,  Registratori,  Macchine  da  cucire,  Proiettori  per film, un  piccolo  Presepe  dentro  una  Teca,  Ritratti  di  famiglie  del  passato,  Libri antichi,  Manoscritti,  Antichi  disegni,  Ferri  da  stiro  antichi,  Terrecotte  decorate,  Binocoli,  Radio,  Lumi,  Pianoforti,  Album  di  antichi  disegni  da  ricamo,  Vestiti  da  sposa  del  periodo  700 / 800, e tanti  piccoli  oggetti  molto  particolari, che  stupiscono  chi   li  osserva  con  la  dovuta  attenzione.  Questo  ed  altro  c’è  in  questo  piccolo  Museo  dei  primi del  Novecento che  finalmente  dal 31 Agosto  sarà  fruibile  al  pubblico,  nei  bassi  della  propria  abitazione,  in  Vico  Brindisi  n.36.    

               

Per  lei,  come  il  personaggio  che  interpreta  il  Matto  nel  film  di  Fellini, ogni  piccola  cosa  ha  un  senso  e  una  sua  importanza,  e sono davvero tanti gli oggetti  che  ha  sempre  raccolto, conservato  e  custodito – sarà forse stata  la presenza  della  nonna  materna,  con  cui  abitava  sin  da  bambina,  a  trasmetterle  l’amore  per  ciò  che ha  valore – perché  dietro  ogni  oggetto  c’è  il lavoro  dell’uomo,  quindi  la “Memoria  Storica” , ad  esempio,  di  un  Artigiano, di  un  Musicista,  di  una  Sarta, di  una  famiglia, di  una  Città, di  un  Popolo, ma  anche  di  soggetti  sconosciuti  ai  più,  che  la Storia  non  contempla, perché  sommersi.

Di  conseguenza  anche  un  piccolo  Museo  può  contribuire  a  trasmette  conoscenza,  quindi  valori  culturali  e  sociali,  in  particolare  alle  nuove  generazioni,  ai  giovani  di  oggi,  che  facilmente  vengono  distratti  e  spesso  alienati  a  causa  di  certi  media  che  promuovono  modelli  culturali  in  cui  prevale  quel  diffuso  consumismo,  come  nuova  ideologia,  che  ha  prodotto  un  “progresso  senza  cultura” , per  dirla  con Pasolini .

Un  piccolo  “Museo  d’ombre“ che  sollecita  in  noi  la  compresenza  con  il  passato,  con  la “memoria  storica“,  non  solo  per  gli  oggetti  in  Mostra  ma  soprattutto  per  chi  li  ha  prodotti.

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