Interconnessioni tra crisi sanitaria ed ecologica

 

Nel 2005 ho curato una pubblicazione intitolata “Il Prezzo Della Crescita”, assieme ai prof. Ernesto Burgio, Maurizio Pallante e Alfredo Petralia, in cui sostenevamo che l’insostenibilità del Sistema Globale è legata ai fattori quali: l’esaurimento delle risorse planetarie; l’inquinamento chimico-fisico; la deleteria interferenza umana sui sistemi omeostatici di auto-depurazione dell’ecosistema terrestre, ma anche ad un fattore, fin qui enormemente sottovalutato: l’inquinamento biologico e lo stravolgimento dell’ecosistema microbico ad esso collegato. L’evidente sottovalutazione del problema è ascrivibile in particolare alla natura stessa dell’ecosistema terrestre: alla sua apparentemente infinita plasticità e capacità di trasformazione e alla connessa impossibilità di valutare il Punto Critico, il momento della possibile – fulminea e definitiva – rottura dell’equilibrio. In particolare il prof. Ernesto Burgio affermava che “è utile ricordare che all’interno della biosfera agisce, da miliardi di anni, un dispositivo di auto-controllo potente e complesso, al quale ogni singolo organismo ed ogni specie vivente porta il proprio contributo e che l’uomo rischia di alterare in modo irresponsabile e potenzialmente irreversibile: disperdendo nell’ambiente migliaia di molecole chimiche innaturali e cercando di trasformare i più intimi meccanismi del controllo genetico e bio-evolutivo, aprendo così la strada al trionfo di quella che può essere considerata la più semplice (il che non significa rudimentale) forma di vita: i virus”.

INQUINAMENTO BIOLOGICO

Le conseguenze della dispersione anzidetta, apportano possibili, e assai temute, catastrofi biologiche, per un preciso motivo: se l’inquinamento fisico e quello chimico rischiano di produrre effetti drammatici per l’equilibrio della biosfera, l’inquinamento biologico, è di gran lunga il più pericoloso.

In un Ecosistema complesso tutte le specie viventi sono legate tra loro in un’intricata rete di connessioni e relazioni ecologiche.

Ciò detto possiamo cercare di affrontare quelli che sono i due aspetti più inquietanti e potenzialmente più gravi dell’intera faccenda: lo stravolgimento dell’ecosistema microbico, a vantaggio dei microrganismi più semplici e, in particolar modo, dei virus.

Il difetto di base delle nostre definizioni e valutazioni nel campo della sostenibilità è che queste non si fondano su una rappresentazione dell’ecosistema globale e in particolare della sua componente microbica, al passo con le più recenti acquisizioni nel campo della biologia molecolare, della genetica, della biochimica (discipline radicalmente trasformate dalla messa in campo di tecnologie sofisticate e potenti). Solo una collaborazione sempre più interattiva tra biologi, microbiologi, genetisti, matematici, biotecnologi, nanotecnologi ed ecologi potrebbe portare ad una visione più corretta.

Una visione, chiara, profonda e realmente eco-sistemica della vita e del pianeta potrebbe mettere un freno all’attacco biocida e suicida condotto dall’uomo, con le sue migliaia di nuove molecole di sintesi disperse nell’ambiente e circolanti per l’intero sistema.

Abbiamo già accennato al fatto che in pochi decenni l’uomo ha prodotto ed incautamente disperso per il pianeta ad un ritmo via, via accelerato migliaia di nuove molecole di sintesi. Di alcune di queste ed in particolare dei famigerati 10 (12) “inquinanti organici persistenti” (più noti con l’acronimo POP, che sta per Persistent Organic Pollutants) sono ormai sufficientemente noti i meccanismi attraverso i quali, mediante i processi di bio-accumulo e bio-magnificazione, all’interno della catena alimentare, si trasformano in agenti di bio-distruzione sistematica.

E’ comunque ipotizzabile che la gran parte delle molecole chimiche sintetizzate nei laboratori di tutto il mondo e disperse nell’ambiente, per gli usi più vari, danneggi essenzialmente gli organismi dotati di organizzazione cellulare (cioè di apparati e sistemi metabolici in serie, in grado di metabolizzare le molecole, semplici o complesse, che incontrano lungo il proprio cammino), e in ultima analisi favorendo lo sviluppo dei virus, che sono ai confini tra il mondo organico e l’inorganico, tra il regno animato e quello inanimato e che sono in grado di infettare praticamente tutti gli esseri viventi: i virus, appunto.

LA SFIDA PER LA SOPRAVVIVENZA.

I virus sono schegge di materia solo potenzialmente viva, entità che seguono le leggi della chimico-fisica e che in certe condizioni ambientali cristallizzano, essi non sono praticamente disturbati da antibiotici e veleni cellulari specifici o aspecifici. E questo può alla lunga diventare un fattore selettivo decisivo in loro favore. Anche perché la distruzione dei batteri e delle altre cellule che li contengono può addirittura facilitare, in certi casi, la loro diffusione.

E’ noto che, in certe condizioni, il materiale genetico dei virus (specialmente se si tratta di RNA) può penetrare nel citoplasma di alcune popolazioni cellulari e alcune sequenze virali e/o simil-virali sembrano poter “dormire” per anni e forse per secoli nei genomi di organismi superiori… fino a quando qualcosa (magari appunto l’interferenza diretta o indiretta di un agente chimico o fisico sulla cellula che li contiene o una manipolazione genetica più o meno volontaria e mirata) non li “risveglia”. Il genoma dei virus muta con estrema facilità (specie quello dei virus a RNA) e li rende particolarmente adattabili; i virus, poi, tendono a ricombinarsi, cioè a fondersi in nuovi virus e/o comunque a scambiarsi con sequenze diverse e quindi difficilmente riconoscibili ed attaccabili da parte dei nostri sistemi immunocompetenti.

Questo breve elenco di alcune tra le più straordinarie capacità adattative e trasformative dei virus ci aiuta soprattutto a capire questi minuscoli e proteiformi emissari del caos.

Una delle scoperte più interessanti (ed illuminanti) della moderna virologia è certamente quella concernente una particolare categoria di virus a RNA: i cosiddetti retrovirus. Presenti in moltissimi organismi superiori. Il risultato di tutto questo è del resto già sotto gli occhi di tutti: diecine di nuovi virus patogeni girano per il pianeta minacciando sfaceli. Hiv, Marburg, Ebola, Hanta, Hendra, Corona-Sars virus: nomi da brivido che abitano con sempre maggior frequenza da trent’anni a questa parte le cronache, i libri di black science e i nostri incubi personali e collettivi. Né possiamo dimenticare che, da qualche anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le altre maggiori agenzie sanitarie internazionali hanno rilanciato l’allarme influenza.

E tutto questo non può che richiamare alla nostra mente le allarmate e allarmanti parole di Joshua Lederberg, che alla fine degli anni ’60 aveva lanciato una drammatica profezia: l’uomo si illude di essere la specie destinata al dominio finale sul pianeta, perché non ha fatto i conti con il suo nemico più piccolo e subdolo.

Gli esseri umani è giusto che si battano per la sopravvivenza, ma solo se abbandoneranno il delirio di onnipotenza e non sconvolgeranno ancora gli ecosistemi fisici e biologici, potranno avere un futuro nel Pianeta.

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