In memoria di Renzo Monteforte e del suo “Teatro d’arte”

Aldo Formosa ai funerali: “Una morte che viene da lontano”. Pino Guarraci: “Di lui ricordo l’ironia e il sorriso, la serietà con cui affrontava il suo lavoro”

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Nella ricorrenza appena trascorsa della sua scomparsaè doveroso ricordare la figura dell’attore e regista siracusano Renzo Monteforte.

A lui si deve, a partire dagli anni ‘50, la nascita di un gruppo teatraleche ha ottenuto numerosi successi di pubblico e di critica, oltre a vari riconoscimenti: il “Teatro d’arte”. Tra le sue file si sono distinti attori e attrici che a Siracusa sono riusciti a lasciare una traccia. Tra i tanti ricordiamo Pippo Bianca, Giuliana Accolla, Bibi Bruschi, Aldo Spitaleri, Nino Fazzina, Mario Pistorio, Pino Guarraci, Dora Peluso, Gaetano Campisi, Rita Corbino.

Per i funerali di Renzo Monteforte, nella chiesa del Pantheon, il commediografo Aldo Formosa che con Monteforte aveva condiviso non solo l’amicizia ma anche l’attività teatrale nella messinscena di spettacoli. Infatti Formosa, come giornalista, oltre che per gli spettacoli del Teatro Stabile di Catania e delle varie Compagnie di giro, sulla stampa locale redigeva gli articoli di critica teatrale.

Dopo l’exploit televisivo del 1964 alla RAI-TV, Formosa ricevette da Monteforte l’invito a scrivere una commedia per il “Teatro d’arte”. Così fu rappresentata, in successive repliche, “A oriente del sole” con Monteforte regista e protagonista, al “Trabocchetto”, con il pubblico in abito da sera.

Ma ecco il testo commemorativo di quanto Formosa disse ai funerali di Monteforte: “Ci troviamo intorno a questa bara che contiene le spoglie mortali di Renzo, ci guardiamo negli occhi per chiederci se sia vero. Siamo cresciuti con Renzo, con la sua inesausta vitalità, con la sua esuberanza convinti che niente avrebbe potuto piegarlo. Ma la morte di Renzo non è di questi giorni, viene da lontano. Da quell’infarto che avrebbe marcato con un segno indelebile la sua esistenza, davanti a un muro che chiuse il tempo felice della sua giovinezza… (ma certe cose bisognerà che qualcuno le dica) … Renzo ha conosciuto lunghi momenti di delusione, di amarezza, di rabbia. Non era questa la città, per il suo valore artistico, ma che anche Renzo aveva scelto per restare qui. nonostante tutto. … Una scelta che ha pagato ogni giorno sulla sua propria pelle: intransigente e orgoglioso. Renzo non ha mai accettato compromessi, ritenendo giustamente che le proprie capacità venissero riconosciute dal Palazzo, aspettandosi legittimi interventi per rendere il proprio Teatro di grande qualità. Anno dopo anno, Renzo ha accumulato mortificazioni per la insensibilità che avrebbe potuto e dovuto incentivare in proiezione evolutiva le realizzazioni teatrali e non ha mai fatto, costringendo, invece, dentro sporadiche occasioni, la sua fertile creatività, finché, demoralizzato, ha deciso di mettere il punto finale. Dentro di lui qualcosa deve esserci, e forse, alla lunga, scatenata dal male. Quando si è accorto che bisognava dare retta a chi lo voleva più bene, era già tardi. Si è conclusa così l’esistenza terrena di Renzo e di quella creatura chiamata Teatro d’Arte che ha contribuito, in bella grafia, a scrivere la storia del teatro siracusano in questi ultimi quarant’anni. Noi, oggi diamo l’estremo saluto al corpo di Renzo, con infinita tristezza, con grande nostalgia del suo sorriso, della sua ironia, che già ci mancano. Sembrerà una frase fatta, ma noi sappiamo che Renzo continuerà a vivere nei nostri cuori”.

Pino Guerraci, dal canto suo aggiunge: “Chi scrive si onora di essere stato amico e compagno d’arte di Renzo Monteforte. in tante avventure a Siracusa, Pesaro, Macerata, e nel ragusano, e preferisce, ricordarlo con il ritratto formulato da Aldo Formosa, che riesce a ben sintetizzare tutti i tratti della sua vita. Ma ricorda anche la sua ironia e il suo sorriso. Ricorda la serietà con cui affrontava il suo lavoro. Ricorda il rispetto che usava ai suoi fedeli. Durante la fase finale della realizzazione dei suoi lavori, egli assisteva alle prove dalla sala, per avere una maggiore visione d’insieme, e quando aveva qualche osservazione da fare o un suggerimento da dare, saliva sul palcoscenico e parlava con l’interessato a stretto contatto senza che altri potessero udire. Delicatezza questa che non usava con i principianti, con i generici, con i nuovi, che venivano corretti dalla sala.

Chi scrive, preferisce ancora ricordarlo con l’immagine indelebile di quel 27 giugno 1959, quando, al Teatro Comunale di Siracusa, si chiudeva il sipario sulla scena vuota di Addio Giovinezza, e una bottiglia di spumante, posta al centro del palcoscenico, vuotava il suo contenuto sul fragore degli applausi del pubblico che sanciva la nascita e il successo del Teatro d’Arte di Siracusa.

 

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