J’accuse di Silvia Mazza. Polemiche destinate a non placarsi perché punta di un iceberg di “scarsa professionalità e competenza”. Attacchi alla libertà di stampa
La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019
Resta avvolto nel mistero chi abbia telefonato alla direzione del sito online IlSicilia inducendo il direttore a rimuovere un articolo della storica dell’arte Silvia Mazza, più volte ospitata su queste pagine per le attente analisi delle problematiche che riguardano il nostro patrimonio culturale. L’articolo, reinserito a seguito delle rimostranze della studiosa – “Non mi è stato detto però chi abbia fatto questa incredibile richiesta” – riguardava il caso, pirandelliano, del Caravaggio “cambiato”: inizialmente si era infatti data notizia che la mostra, che si è aperta giovedì scorso a Siracusa (in ritardo di cinque giorni probabilmente proprio per quanto accaduto), avrebbe avuto quale pezzo “forte” il dipinto “Crocifissione di Sant’Andrea”, conservato “gelosamente” presso il Cleveland Museum of Art, nell’Ohio, l’unico ritenuto autentico, e non la copia appartenente alla collezione Spier di Londra (già Vienna, collezione Back-Vega), che la critica non riconosce unanimemente quale autografo del Caravaggio.
Nel suo articolo del 14 aprile – “Caravaggio Experience”: capolavori scambiati, colossali equivoci e una disarmante incapacità di gestione -, Silvia Mazza, con la perspicacia che la contraddistingue, evidenziava le criticità del “giallo” che gli attori principali di questa “commedia degli errori” avrebbero voluto liquidare frettolosamente solo, appunto, come un (grossolano) equivoco.
“Il caso pone sul tavolo due questioni di grande rilievo – scriveva -. La prima ha a che fare col tema dell’autonomia in materia di beni culturali: la vicenda di cui scriviamo è un esempio delle cattive conseguenze della sua difettosa applicazione. La seconda riguarda la politica estera in materia di beni culturali e gli accordi di reciprocità per i prestiti che vedono la Regione Siciliana in una posizione di subalternità”.
Tra le tante osservazioni critiche non mancavano alcune stoccate, forse quelle che hanno dato fastidio a qualcuno: “Per cercare di sbrogliare la matassa e alla fine confermare il via libera alla mostra, dopo aver corretto le carte sul dipinto che verrà effettivamente esposto, c’è voluto persino un “vertice”, lunedì 8 aprile, tra il Presidente della Regione, Assessore BBCC ad interim, Musumeci, la soprintendente di Siracusa Donatella Aprile, il dirigente generale Sergio Alessandro e il presidente di Sicilia Musei, Gianni Filippini… Ma perché la Regione è dovuta intervenire direttamente, se dell’imbarazzante figura istituzionale è stato responsabile solo il privato, che si è addossato tutta la colpa? – Nella documentazione è stato scritto Cleveland per errore, ma si voleva dire collezione Spier, ha spiegato Filippini –E si badi bene che l’“errore” è stato serialmente ripetuto nelle carte presentate non solo alla Soprintendenza, ma anche al Comune e alla Galleria regionale Bellomo, a cui è stato chiesto in prestito il “Martirio di Santa Lucia” di Mario Minniti”.
E via con altre precisazioni sulle modalità organizzative della mostra, con critiche per nulla velate, come è sempre nei contributi della giornalista e l’evidenza data a scelte regionali non condivisibili – “Cosa c’entra tutto questo col tema dell’autonomia in materia di beni culturali? Questo: in ballo c’è un olio del Caravaggio, chi altri se non uno storico dell’arte avrebbe dovuto seguire la faccenda all’interno della Soprintendenza? Referente col privato per tutto il progetto, possiamo immaginare che si sarebbe messo pure in contatto col curatore Carofano, scoprendo subito l’inghippo dell’opera per l’altra ed evitando così la colossale brutta figura. Il fatto è che alla Soprintendenza di Siracusa non c’è uno storico dell’arte. La Regione che batte i pugni a Roma, chiedendo che nell’ora del regionalismo differenziato venga finalmente attuato lo Statuto autonomistico, getta alle ortiche l’unico ambito in cui lo Stato da oltre quarant’anni le ha riconosciuto piene competenze: quello dei beni culturali appunto… Nel 2016 chi scrive aveva già previsto tutto su “Il Giornale dell’Arte”: “Chi si piazzerà a capo della nuova unità Beni architettonici- storico-artistici? Un architetto o uno storico dell’arte? Se la linea sarà quella seguita per la nomina dei dirigenti apicali dei nuovi poli, è facile prevedere che quest’ultimo sarà surclassato dal primo”. A Siracusa a capo di questa unità c’è, appunto, un architetto, mentre di uno storico dell’arte non si trova proprio traccia nell’organico”.
E così l’architetto chiamato, seppur indirettamente in causa, ha ritenuto di dover intervenire per comprovare la correttezza del proprio operato. “Ma a titolo personale, e non come responsabile dell’Unità Operativa – ha chiarito Silvia Mazza -.
La soprintendente Aprile mi ha infatti scritto di essere all’oscuro dell’iniziativa presa dall’architetto Greco a lei gerarchicamente subordinata I dirigenti delle UO non possono rilasciare dichiarazioni alla stampa, se non autorizzati. Né io ho ricondotto “alla sua persona” la “gestione caotica della nota vicenda…”, come si comprende bene da una lettura oggettiva del mio articolo”.
Polemiche destinate a non placarsi perché punta di un iceberg, quello appunto, come scrive Silvia Mazza, della scarsa professionalità e competenza con cui ai più diversi livelli viene gestito il nostro patrimonio culturale, e una catena di errori ingiustificabili che si trasforma in cappio quanto più si cerca malamente di motivarli.
“È possibile che si sia parlato per errore di Cleveland volendo invece intendere Londra, che sia stata mandata per errore la foto del dipinto di Cleveland (sulla locandina della mostra, ndr) invece di quello di Londra, che sia stata annunciata pubblicamente per errore la mostra del quadro di Cleveland invece di quello di Londra, che si sia “copincollata” per errore nel comunicato di Sicilia Musei la descrizione del quadro di Cleveland di Wikipedia e non di quello di Londra? … Se tutto è realmente accaduto per errore, per equivoco, per un qui pro quo, quale può essere il giudizio su chi ne è l’autore?” chiede sul suo blog Toi Bianca che dall’inizio ha scandito la cronaca della surreale vicenda.
Ma, come se tutto questo non bastasse, si è aggiunto il tocco finale, l’episodio più grave: il tentativo di porre un freno alla libertà di stampa, di mettere il bavaglio alla libera, seria e competente, informazione.
Noi stiamo dalla parte di Silvia e con lei condivideremo le sue battaglie. Ne approfittiamo per congratularci della sua fresca nomina ad “Esperto per le politiche culturali e la valorizzazione del patrimonio artistico” (a titolo gratuito) a Palazzolo. Un incarico conferitele dal sindaco Salvatore Gallo a seguito del convegno che la professionista ha organizzato coinvolgendo l’ISCR di Roma, “un Istituto che rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo in materia di restauro e conservazione”.
Tema dell’incontro, l’opportunità dei trasferimenti delle opere d’arte da una città a un’altra, in particolare di quelle come l’Annunciazione di Antonello da Messina, che «non ha perso, né poteva perdere le sue condizioni di grande fragilità» (questo il testamento culturale del prof. Giuseppe Basile) anche dopo l’ultimo intervento conservativo. Lo stesso motivo rende non trasportabile il Caravaggio di Cleveland.

Commenti recenti