Santiago, Italia… Siracusa. Nanni Moretti l’ha presentato in città

Nel documentario il golpe in Cile nel 1973 che portò al potere Pinochet. Le vicende storiche raccontate con “una bella storia italiana”, come l’ha definita il regista al cinema Aurora di Belvedere

 

La Civetta di Minerva, 9 febbraio 2019

Sabato 26 gennaio al cinema-teatro Aurora di Belvedere è stato un pomeriggio particolare. A fare gli onori di casa naturalmente ha provveduto il titolare Nino Motta: “Questo locale a febbraio del 2017 ha festeggiato 80 anni di vita – ha ricordato con comprensibile orgoglio – e ha ricevuto tanti riconoscimenti. Ma sinceramente non potevo immaginare che il regalo più bello sarebbe avvenuto quasi un anno dopo grazie alla presenza del più prestigioso regista italiano in attività”.

E il pubblico della prima delle due proiezioni, in programma quel pomeriggio, ha applaudito rivolto a Nanni Moretti, che nella mezz’ora precedente aveva ininterrottamente firmato autografi e posato cordialmente accanto a estimatrici ed estimatori che non avevano resistito all’occasione della foto ricordo. Uomo di cinema a tutto tondo, altresì attore, sceneggiatore e produttore nel corso di una carriera ricca di premi e riconoscimenti internazionali, Moretti è autore e interprete noto per l’originale ironia e la critica sociale e di costume a volte caustica, altre più amara. Un filmaker daI dichiarato impegno politico che ogni tanto sceglie la forma narrativa del documentario come in quest’ultimo “Santiago, Italia” presentato a Siracusa, prima tappa di un mini tour siciliano che ha incluso pure Modica e Catania.

Un doc che ci riporta indietro nel tempo, alla prima metà degli anni Settanta del secolo scorso, e che prende le mosse da un altro 11 settembre: non quello degli attentati alle torri gemelle di New York bensì l’11 settembre del 1973, data del colpo di stato militare in Cile che pose brutalmente fine all’esperienza del governo di sinistra presieduto dal socialista Salvador Allende, morto all’interno del palazzo presidenziale attaccato dai golpisti. Governo che era stato legittimamente eletto nel novembre del 1970 ma, sin da prima del suo insediamento, osteggiato dagli Stati Uniti. I cui interessi geo-politici ed economici nel paese e nell’area sudamericana indussero, senza alcuno scrupolo, l’amministrazione Nixon prima a contrastare con tutti i mezzi Unidad Popular ed infine ad appoggiare e a coprire i crimini dei militari artefici del colpo di stato, sostenendo il regime di estrema destra rimasto in carica nei 17 anni successivi. Il tragico contesto storico è lo sfondo del film documentario di Moretti che, attraverso immagini d’archivio e molte interviste recenti a protagonisti diretti di quegli avvenimenti, ha voluto innanzitutto raccontare una determinata storia come ha spiegato nell’incontro siracusano.

“Mi è venuto in mente di girare questo film un anno e mezzo fa in Cile. Di solito quando m’invitano in giro per convegni, letture, conferenze sbagliando dico sempre di no. Invece quella volta per fortuna dissi di sì. Si trattò di un impegno con l’Università di Santiago del Cile e arrivato lì l’ambasciatore italiano mi raccontò una storia che io già conoscevo, però essendo una storia di 45 anni fa l’avevo dimenticata. Ed è una bella storia italiana – una volta tanto abbiamo davvero fatto una bella figura – che racconta come le singole persone possono fare la differenza. Nel settembre del 1973 l’ambasciatore italiano in Cile era in Italia per motivi familiari e quindi si trovarono di fronte a quello che stava accadendo, ossia al golpe militare, due giovanissimi diplomatici – intervistati nel documentario – Piero De Masi e Roberto Toscano, i quali dovettero decidere al volo, dall’oggi al domani come comportarsi con le persone che scavalcavano il muro dell’ambasciata e chiedevano asilo. E presero la decisione giusta”.

Continua il regista: “Tanti anni fa – sto parlando di una storia dei miei 20 anni – in Italia si vivevano con molta partecipazione le vicende del Cile. C’erano alcune analogie, ad esempio in entrambi i paesi c’erano la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, il Partito Socialista, radicali, cattolici di sinistra e sinistra rivoluzionaria. Invece in Italia non si era mai visto un candidato alla presidenza chiamare sul palco un poeta, come aveva fatto Salvador Allende che aveva voluto accanto a lui sul palco il popolarissimo poeta Pablo Neruda. Comunque dall’Italia guardavamo con grande interesse a quell’esperimento democratico. Il governo di Unidad Popular del presidente Allende non c’entrava niente con l’esperienza sovietica né con quella cinese, e non aveva Cuba come modello. Insomma era un’esperienza totalmente originale che fu interrotta bruscamente, violentemente dal colpo di stato dell’11 settembre 1973 guidato dal generale Pinochet. Un militare che, fino alla mattina di quel giorno, Allende aveva continuato a ritenere leale, fedele alla patria e alle istituzioni”.

Per questo film – ha sottolineato Moretti – non ho voluto invadere i fotogrammi con la mia presenza, ho preferito stare dietro alla macchina da presa e soprattutto girare con molta semplicità, raccontando in maniera molto essenziale senza inventarmi nulla. Però non volevo fare un documentario schematico, e per questo ho insistito molto con la mia coproduttrice cilena per intervistare dei militari che avevano preso parte al colpo di stato, per sentire come provassero a giustificare le atrocità commesse”.

Da quelle atrocità – torture, sparizioni, uccisioni di oltre tremila persone in gran parte militanti e simpatizzanti di organizzazioni di sinistra e sindacali – si salvarono anche donne, uomini e alcuni bambini che trovarono protezione dentro l’ambasciata italiana e che poi furono fatti partire per l’Italia. Rifugiati politici che vennero accolti, in particolare grazie alla rete solidale del Pci e del mondo di sinistra di allora ma non solo. Perché gli anni Settanta italiani per fortuna non furono soltanto anni di piombo.

Nelle parole di quei profughi cileni intervistati nel film, l’Italia che li ha accolti, dove hanno trovato lavoro, messo su famiglia, imbastito relazioni sociali appare un paese solidale e materno.

“Mi fa piacere che il film sia uscito ora – ha commentato Nanni Moretti – perché è un film sull’accoglienza in un momento in cui un gran pezzo della società italiana, purtroppo, sta andando in direzione opposta ai valori dell’accoglienza e della solidarietà. Io volevo raccontare con semplicità una storia umana, però viviamo tempi talmente strani che raccontare con semplicità una storia umana diventa automaticamente un grande gesto politico”.

“Maestro, lei il regalo lo ha fatto alla nostra città non solo a questa sala. E devo dire che questo regalo arriva in un momento topico, in un momento che la nostra città sta vivendo” – ha ringraziato per tutti il sindaco Francesco Italia presente alla proiezione, riferendosi alla vicenda dei 47 migranti che da giorni si trovavano sulla nave Sea Watch, ancorata a circa un miglio davanti a Siracusa. E a terra, quella mattina del 26 gennaio, alcune centinaia di donne e uomini, alcuni coi propri bambini, avevano srotolato striscioni, alzato bandiere, fatto volare palloncini colorati e gridato saluti agli esseri umani, profughi ed equipaggio che li aveva salvati. Una manifestazione di umanità diventata gesto politico collettivo. Buonismo? Buonismo un cazzo!

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