Tatiana Alescio, direttrice del teatro Garibaldi di Avola, ci parla del suo lavoro: “Nella protagonista risiede quanto di più nobile e ignobile la natura umana possa partorire”
La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018
Tatiana Alescio, poliedrica artista siracusana (attrice, regista, sceneggiatrice) attualmente dirige il Teatro Garibaldi di Avola. Il 4 Maggio con la sua Compagnia Trinaura sarà in scena al teatro Vasquez di Siracusa col suo ultimo lavoro “Due Gocce di Veleno” tratto dal romanzo La Siciliana, di Maricla Di Dio Morgana.
Come sei arrivata al libro e cosa ti ha colpito particolarmente?
Non è la prima volta che m’imbatto nella trasposizione teatrale di un romanzo (Una sola storia, Viola Foscari… ma anche diversi romanzi per ragazzi). È un mondo complesso e ammaliante che presenta alti rischi dei quali sono consapevole, ma è un mondo per me irresistibile, allora il rischio di deludere le aspettative di chi ha letto il romanzo passa, con un pizzico di incoscienza, in secondo piano. Diciamo pure che, nel momento in cui mi innamoro di un romanzo, una mano è già pronta per accendere il computer e cominciarne a scrivere i dialoghi, e tutto avviene vorticosamente, in tempi rapidissimi, con una lucidità nel trovare soluzioni sceniche che stupisce anche me. È un viaggio straordinario fatto di introspezione, di grande immedesimazione, di sofferenza spesso, ma appunto, irrinunciabile. Dare voce e corpo a personaggi che viceversa rimarrebbero relegati nelle pagine di un libro mi sembra quasi un dovere … sarebbe un peccato privarsi del piacere di vederli muovere in scena, dialogare fra loro, guardarsi e stringersi o litigare.
Nel caso specifico del romanzo “La siciliana” è stata un’amica a sottopormi il libro convinta che mi sarebbe piaciuto… e aveva ragione. Dove c’è una donna dalle tinte forti da raccontare e come scenario la Sicilia, io sono pronta a portarla in scena!
La protagonista è una donna. Le donne sono spesso al centro dei tuoi lavori. Chi è Rosaria?
Rosaria le tinte forti le ha tutte, comprese le più svariate sfumature. In lei risiede quanto di più nobile e ignobile la natura umana possa partorire. Rosaria è un mondo a sé: è la saggezza e l’irruenza, è la femminilità e la virilità, il perdono e la vendetta più spietata … Rosaria è capace di grandi gesti d’amore, ma sa anche uccidere come una barbara. Rosaria è la siciliana! E la sua storia è senza tempo, è storia antica e attuale, è ciò che da sempre è stato, è ciò che ancora avverrà, perché così sono i sentimenti universali: eterni ed intramontabili.
Hai curato tu l’adattamento? I dialoghi?
Oltre ad averne curato la drammaturgia, stavolta mi sono spinta più in avanti: ho scritto la sceneggiatura di un cortometraggio che abbiamo già realizzato e proiettato in anteprima lo scorso 7 aprile al Teatro Garibaldi di Avola alla presenza dell’autrice del libro Maricla Di Dio Morgana che entusiasta mi esorta a realizzarne un film … beh, non esageriamo!
Il cast è quello tradizionale della compagnia o lo scegli al bisogno?
Il cast si compone di attori che da anni oramai collaborano con me affiancati da altri scelti appositamente per interpretare specifici ruoli. Attori tutti tassativamente siciliani, ma provenienti da varie parti della Sicilia.
Dirigi il teatro comunale di Avola. Parlaci di questa esperienza
Dirigo il teatro Garibaldi di Avola già da quattro anni; un’esperienza molto entusiasmante che continua a dare ottimi risultati grazie anche alla sinergia con il comitato di gestione e al Sindaco Luca Cannata. Il teatro Garibaldi vanta una media di quattro/cinque spettacoli a settimana che spaziano dalla prosa, alla danza, alla musica, oltre a numerose altre iniziative: un’offerta culturale vasta e di livello. Molti “grandi” teatri dovrebbero guardare a questa piccola, ma eccezionale realtà.
La storia del Garibaldi è molto simile a quella del nostro Teatro comunale: chiuso per decenni in attesa di ristrutturazione, finalmente riapre i battenti, ma non riesce a decollare da subito. Poi la scelta di un direttore artistico nonché di un comitato di esperti ed ecco che sembra ritrovare la sua identità e il pubblico non tarda ad accorrere ed apprezzare. Qualsiasi nave ha bisogno di un comandante e di un equipaggio, altrimenti non salpa! Questo mi auguro che accada presto per il nostro teatro: che abbia presto un comandante e ritrovi lo splendore di un tempo.
Fare teatro a Siracusa. Cosa significa? Molte realtà, quasi tutte svolgono volontariato… Una professione non valorizzata?
Fare teatro a Siracusa non è semplice, so di dire un’ovvietà, ma è così che stanno le cose. Nessuno cerca le compagnie teatrali, nessuno offre spazi, agevolazioni, programmi culturali da condividere. Siamo fantasmi, “figghi di quagghia” che, autoproducendosi tra mille difficoltà, offrono quello che di meglio sanno fare. Non occorrerebbero grandi cifre come erroneamente si crede, ma solo una volontà precisa, una testa aperta e pensante e un pizzico di programmazione; sarebbe più facile per noi tutti e la città ne gioverebbe alquanto.
La siciliana scalpita… il 4 maggio è alle porte e noi lasciamo Tatiana tornare alle sue prove.

Commenti recenti