“Se necessario ricorreremo al TAR”. Gli ambientalisti: “L’uso militare è incompatibile con i vincoli di tutela che ricadono sull’area”
La Civetta di Minerva, 19 gennaio 2018
Punta Izzo è un promontorio roccioso che definisce il contorno della sponda nord dello Xifonio, uno spazio ricco di storia e di bellezze, uno spazio che agli augustani è negato. Da decenni, infatti, quella zona è il sito in cui si trova un poligono di tiro della Marina Militare, quindi del tutto “off limits”.
Come spesso succede nella città megarese, però, c’è qualcuno che non ci sta e da diversi mesi combatte una battaglia perché quella zona sia bonificata, tutelata e restituita alla città.
Si tratta di un comitato cui aderiscono alcune tra le associazioni più battagliere della città e diversi liberi cittadini, che sin dalla propria denominazione, “Punta Izzo possibile”, rivela il proprio intento. Coordinato da Gianmarco Catalano, il comitato non si è dato riposo nemmeno durante le scorse vacanze di Natale, proponendo un incontro con la stampa locale che servisse a fare il punto su una battaglia che si annuncia lunga e complessa, soprattutto a seguito dell’atteggiamento di chiusura che la Marina Militare ha deciso di assumere.
Come raccontato da Catalano durante l’incontro, il comitato ha presentato una petizione con oltre 1500 firme a supporto di una “iniziativa che ha lo scopo di tutelare il paesaggio. Il nostro gruppo ha lo scopo di recuperare a un uso pubblico ed ecocompatibile una porzione di territorio che dal 1911 è negato alla collettività. Abbiamo chiesto che a Punta Izzo non si dovesse più sparare e anzi si dovesse tutelare ed aprire alla libera fruizione dei cittadini.”
Mosso sia dal desiderio di tutela che dal timore di una riattivazione del poligono, il comitato ha presentato la petizione al Sindaco e al Consiglio comunale, chiedendo di prendere in considerazione la proposta, arrivando ad una delibera coerente con l’istanza.
Il Comitato, però, ha lamentato che l’unica mossa delle istituzioni cittadine sia stata una lettera del Sindaco all’Ammiraglio De Felice, Comandante di Marisicilia che, nel riprendere la petizione, ne fa proprie le istanze. Tuttavia, questa mossa è stata considerata insufficiente, poiché “si chiede alla autorità militare di attivare una procedura che la stessa Amministrazione comunale potrebbe attivare in maniera autonoma”, ha precisato Catalano.
La questione è anche arrivata in Parlamento, diventando oggetto di un’interrogazione, in risposta alla quale il Ministero della Difesa ha sottolineato che l’area ha un valore strategico per la Marina, confermando così il timore dei cittadini e stimolando la reazione del comitato che, in una nota successiva, ha ribadito come “l’uso militare sia incompatibile con i vincoli di tutela che ricadono sull’area”.
Proprio a questo scopo il comitato ha voluto un approfondimento di natura giuridica per vedere se la presenza del poligono sia in regola con le necessità di tutela della zona, cercando di capire se esiste un “disciplinare d’uso” per conciliare le necessità paesaggistiche con l’uso militare, e se le opere realizzate sul luogo di recente siano state opportunamente autorizzate.
Come spiegato dal comitato nell’incontro di fine anno, però, “pochi giorni fa il Comando militare marittimo ha posto un diniego all’accesso a tali carte, ponendo il segreto di Stato e militare su atti che la legge obbliga di pubblicare. Quello che la cittadinanza vuole sapere è se le opere previste siano compatibili con i vincoli ambientali. Stiamo già ricorrendo al Ministero della Difesa”.
Sullo stesso tema si è concentrato l’intervento dell’avvocato Papandrea, componente del team di legali che segue il coordinamento regionale dei comitati No Muos, il quale ha sottolineato come le opere militari non siano “legibus solutae”, anzi “le autorizzazioni dovrebbero già essere pubblicate – ha specificato l’avvocato Papandrea nel corso dell’incontro – Infatti, lo stesso codice delle forze armate prevede che, quando le opere militari insistano su un’area protetta, debbano seguire le normative paesaggistiche”.
Il rifiuto opposto dalla Marina all’accesso ai documenti che riguardano la realizzazione di opere nell’area, secondo quanto sostenuto dal comitato, non è stato nemmeno motivato.
“Stiamo intervenuti con due ricorsi diversi contro il diniego – aggiunge Papandrea -. Il primo contro il ministero della difesa che si esprimerà sulla congruità del diniego opposto dalla Marina, in un momento successivo ricorreremo al tar. Questo potrebbe essere un momento importante per affermare il diritto dei cittadini di tutelare il territorio e di venire a conoscenza di quanto accade nella propria città, anche di fronte ad opere e interessi militari”.
Il valore paesaggistico di Punta Izzo è tale da non far mancare anche istanze di tipo naturalistico, che all’interno del comitato sono ben rappresentate da Fabio Morreale di Natura Sicula, il quale ha specificato che “liberando Punta Izzo dal poligono militare si potrebbe recuperare uno spazio naturalistico importante per la città, anzi, sarebbe doveroso da parte delle autorità militari rinunciare al poligono, considerando tutto quello che è stato tolto alla cittadinanza. Le autorità militari si stanno imponendo con la forza e ci chiediamo perché non vogliano restituire agli augustani una briciola di quello che hanno tolto”.
La quarta figura dietro il tavolo dell’incontro era quella di Maria Grazia Patania, componente del collettivo Antigone, che da anni ormai si batte per l’accoglienza e i diritti dei rifugiati. Il suo pensiero ha ribadito le ragioni dell’impegno del collettivo all’interno del comitato. “Riattivare il poligono – ha spiegato Maria Grazia Patania – significa prepararsi alla guerra. Noi non crediamo alle armi per tutelare la pace, la violenza genera violenza, per questo motivo il nostro no al poligono è netto, come netto è il rifiuto delle politiche militariste. Riattivare il poligono militare nel porto principale di sbarco dei migranti, significa lanciare un messaggio chiaro in cui si mette da parte l’accoglienza e la tutela della pace”.

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