L’esistenza nell’isolotto della Zona Speciale di Conservazione (UE) sbriciola la procedura autorizzativa. In Soprintendenza, intanto, divampa la tensione: Riesame rigetta le richieste di dissequestro del cantiere dietro il Teatro Greco
La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017
Rimane caldo il fronte dello scontro tra ambientalisti e Soprintendenza di Siracusa. Al centro del contrasto, dai toni accesi e connotato da ricorsi gerarchici e, a quanto si dice, anche da denunce da una parte e dall’altra, è, in questo momento, la vicenda del resort che una cordata di Mantova vorrebbe realizzare a Portopalo, attraverso una ristrutturazione/riqualificazione sia della tonnara, proprietà dei Belmonte, sulla terraferma che dei vecchi magazzini sull’isoletta di Capo Passero.
La questione infiamma un terreno già incandescente dopo che i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Siracusa, il 14 novembre scorso, hanno sottoposto a sequestro il cantiere di ristrutturazione di una villa, con nuova piscina, sulla panoramica, adiacente il parco archeologico della Neapolis, rilevando da un elicottero lavori di scavo che hanno gravemente danneggiato tombe di una necropoli greca e arredi funerari che sappiamo di grande interesse e alcuni ancora in perfetto stato di conservazione. Nell’udienza del tribunale del riesame, rinviata dal 4 al 7 dicembre scorso, si è di fatto confermata la gravità del quadro indiziario basato anche sui fascicoli, sequestrati in Soprintendenza, relativi alle autorizzazioni concesse alla Ditta. Probabilmente di importanza centrale proprio la variante autorizzativa della piscina, non assentibile in un’area sensibile da un punto di vista archeologico come quella in cui insiste la villa.
I giudici hanno rigettato le richieste dei legali di parte che hanno agito su due fronti, presentando istanza di riesame e chiedendo il dissequestro del cantiere. Scontato quindi l’approfondimento delle indagini per l’accertamento di ogni responsabilità, a quanto pare non a carico esclusivamente del rappresentante legale dell’impresa edile e del direttore dei lavori, già indagati, bensì anche degli uffici stessi della Soprintendenza dal momento che, come abbiamo già riferito, le indagini sono scaturite proprio da una denuncia interna in relazione a presunte gravi anomalie nella verifica delle condizioni di fattibilità di alcune costruzioni in aree tutelate.
E come il cantiere di via Jean Houel, anche il resort di Portopalo si direbbe un potente detonatore. Le ultime rassicuranti dichiarazioni della soprintendente Rosalba Panvini ribadiscono l’assoluta legittimità di tutta la procedura. Secondo la Panvini infatti, sebbene l’isolotto sia inscritto nell’elenco delle riserve del 1991, essendo stata annullata dal Tar di Palermo nel 1998 l’istituzione della riserva, base del quadro normativo di riferimento è la legge 14 del 1988 che prevede la possibilità di ristrutturare e riqualificare manufatti preesistenti. E d’altra parte questo spiegherebbe il livello di tutela 3 assegnato all’area nel piano paesaggistico che non impedisce in assoluto opere di edilizia.
Di tutt’altro avviso il presidente di e l’avvocato Paolo Tuttoilmondo che, dopo aver formalmente, e inutilmente, sollecitato la Soprintendenza per una sospensione in autotutela del parere positivo espresso, hanno presentato un ricorso gerarchico all’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana: da una parte l’Isola di Capo Passero, in quanto inserita nel Piano Regionale delle Riserve, non può essere interessata da interventi edilizi che non siano esclusivamente finalizzati alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei vecchi edifici, dall’altra non sarebbe possibile apportare alcuna modifica alla tonnara, compresa tra i beni isolati sottoposti a regime di conservazione e, quindi, anch’essa soggetta eventualmente ai soli interventi di restauro conservativo; per non dire poi dell’illiceità di interventi edilizi impattanti all’interno della fascia di inedificabilità assoluta dei 150 metri dalla battigia.
A sostegno delle posizioni di Zanna, nei giorni scorsi, l’Assessorato regionale territorio e ambiente ha inviato, sia al Comune di Portopalo che per conoscenza alla Soprintendenza di Siracusa, una nota in cui, ricordando (quasi ce ne fosse bisogno) che l’isola di Capo Passero è ancora inserita nel Piano regionale delle riserve, che è sottoposta al vincolo derivante dalla presenza di una Zona Speciale di Conservazione, cioè aree tutelate da norme europee, e che è vigente il Piano di gestione dei Pantani della Sicilia sud Orientale, richiama l’ente locale al rispetto delle procedure di VINCA che prevedono la necessaria preventiva acquisizione del parere del Dipartimento regionale dell’ambiente prima di qualsiasi autorizzazione o parere che sia.
È a questo punto evidente che, in assenza di tale atto, si sbricioli tutta la procedura autorizzativa del resort con buona pace anche del redattore della valutazione di incidenza per il quale: “il progetto di piano in esame complessivamente non può creare disturbi significativi e/o permanenti agli habitat e alle specie del sito Natura 2000. Le stesse opere non generano né una riduzione diretta degli habitat interni del sito, né una riduzione di habitat esterni tale da pregiudicare la loro funzione di potenziamento del ciclo vitale di alcune specie. Le alterazioni dirette e indirette generate dalla realizzazione degli interventi in progetto possono essere considerate dunque NULLE” (così riportato nella relazione del funzionario responsabile del procedimento del comune di Portopalo).
Questioni calde, bollenti, destinate a risvolti dagli esiti imprevedibili, soprattutto perché già all’attenzione della magistratura dal momento che, oltre alla denuncia preannunciata dalla Soprintendente Panvini nei confronti del presidente di Natura Sicula Fabio Morreale, intervenuto con grande determinazione sulla vicenda – ma con parole offensive verso la sua persona secondo la Panvini -, sembrerebbe che altre se ne preannuncino o che già siano state presentate.

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