“Far teatro dietro le sbarre ci ha dato catarsi e grandi emozioni”

Attori in gabbia per “Le streghe di Lenzavacche” gli alunni, genitori, docenti del Liceo Artistico Gagini. La psicologa e professoressa Antonella Parisi, protagonista dell’iniziativa: “Un’esperienza avvincente e intensa per tutti: streghette, militari, musicisti, ruoli principali ma specie per l’alunno diversabile Salvatore Assenza”

 Foto  Katya Maugeri per www.siciliajournal.it

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Gli alunni del Liceo Artistico “A. Gagini” di Siracusa mettono in scena lo spettacolo “Le streghe di Lenzavacche”, presso la casa di reclusione di Brucoli guidata dall’illuminato direttore Antonio Gelardi. Abbiamo chiesto ad Antonella Parisi, psicologa e professoressa di sostegno, protagonista attiva dell’iniziativa, di raccontarci quanto accaduto e da dove nasce l’idea di questa esperienza.

Il progetto oltre le sbarre – ci spiega la professoressa  Parisi – nasce dalla umanità e nobiltà d’animo del magistrato Simona Lo Iacono che con il suo capolavoro Le streghe di Lenzavacche dedicato a un bambino diversabile della Sicilia di fine fascismo ha proposto a persone in stato di detenzione e ad alunni motivati a collaborare, la messa in scena del suo romanzo”.

Il dirigente scolastico Giovanna Strano, preside del Liceo artistico A. Gagini di Siracusa, ha prestato orecchio e voce all’attività proposta; così, le docenti di inglese Cristina Morelli e la stessa Antonella Parisi hanno accompagnato alcuni alunni della scuola in questa avvincente esperienza. Le alunne Laura Bellassai, Francesca Lo Curzio, Susanna Pastorella, Chiara Russo, Elena Zaffarana insieme alla prof.ssa Parisi, in veste anche di nonna Tilde, hanno impersonato il ruolo delle streghe, mentre l’alunno Andrea Livia con la sua incantevole voce in “Cocciu d’amuri”, la fantastica pianista Francesca Ortisi e la regista prof.ssa Caterina La Rosa hanno arricchito di effetti scenici le parti degli attori reclusi e assolti da un ruolo senza passato, senza storia, senza identità.

Perché proprio il carcere e quali considerazioni trae dopo questo momento educativo e di confronto?

“L’obiettivo oltre le sbarre è stato messo in atto dal vivo, grazie anche alla partecipazione attiva dell’alunno diversabile Salvatore Assenza, che, in veste di Benito Mussolini e accompagnato dai soldati di scorta Rosario Assenza e Ruggero Pastorella hanno inneggiato, con marcia e saluto militare del duce,  il racconto storico del cantastorie Franco Bellingheri.

Al termine dello spettacolo, gli attori hanno ringraziato Salvatore con un completino sportivo, colorato a mano da loro stessi, con su scritto Salvuccio I attore. E’ stata un’esperienza avvincente e intensa per tutti: streghette, militari, musicisti, attori principali come Rosalba, il piccolo Felice,  il cantastorie, il maestro Mancuso, il farmacista Mussumeli, i paesani, nonna Tilde.

Alunni, genitori e insegnanti, oltre al ruolo da impersonare, si sono impegnati fortemente anche nella stretta aderenza al regolamento dell’istituto penitenziario. Le prove sono state svolte in loco una/due volte a settimana, con il solo documento di riconoscimento all’ingresso, senza borse, né cellulari e/o altri mezzi di comunicazione vari ed eventuali; indumenti e occorrente per lo spettacolo debitamente autorizzato in anteprima e rigorosamente controllato all’atto dell’ingresso con check in!

Condividere le regole e restrizioni degli attori è stato un messaggio che ha trasmesso ai ragazzi l’esaltazione dei valori dell’essenzialità, dell’adattamento, del sostegno reciproco e della solidarietà umana. “Fare teatro” dentro le sbarre ha dato a tutti l’opportunità di una esperienza di catarsi e universalità di emozioni.

L’alunno Salvatore Assenza, con disturbi di pluriminorazione sensoriale, grazie alla disponibilità e presenza  dei suoi genitori  Rosario Assenza e Ausilia Di Mauro, ha impresso negli attori “reclusi” l’accettazione di forme alternative di libertà e indipendenza e, di converso, la loro empatia e accoglienza ha scatenato in Salvatore emozioni di gioia e piacere ad esprimere se stesso e i suoi linguaggi attraverso gesti, suoni, mimiche facciali proiettati nell’immedesimazione del suo ruolo di duce Benito Mussolini.

Infatti al termine dello spettacolo lei, che è la docente di sostegno del giovane, ha dato testimonianza di come l’adesione al progetto teatrale fosse stata frutto di una coincidenza paragonabile a quella di Felice, protagonista del romanzo

Come Felice, negli anni del fascismo, era stato inserito all’interno di una scuola elementare, grazie a un maestro progressista e anticonformista e al decreto regio di Benito Mussolini, paradossalmente ancora in vigore e a favore del diritto all’istruzione anche dei diversabili, allo stesso modo Salvatore, a maggio/giugno 2016, in chiusura di anno scolastico, aveva manifestato attraverso gesti e suoni il bisogno e l’esigenza di dire, fare, muoversi, esprimersi senza sapere come!

Rispetto all’inizio dell’anno scolastico, si evidenziava in lui questo cambiamento. A seguire, la dott.ssa Lo Iacono aveva presentato il progetto, cercando figure coreografiche che fungessero da appigli e  role-playing per gli attori in “gabbia” e Salvatore corrispondeva a tali caratteristiche. Quando ci si recava lì, salutava tutti con grande gioia ed entusiasmo, identificando quel posto come un luogo pieno di luci e colori; non  una casa con sbarre e lucchetti, percorrendo quei corridoi con la foga di arrivare a teatro ed esprimere se stesso con disinvoltura e interazione reciproca, attraverso musica, armonia e sinestesie.

Se è vero che, il carcere è una sanzione che serve a cambiare il detenuto, l’attenzione alla persona nella sua identità e integrità umana e psicologica è un obiettivo convalidante varie forme di recupero da restrizioni e impedimenti  fisici.

A tal proposito, all’atto della consegna di doni fatti a mano con volantini di giornali, la prof.ssa Parisi ha colto l’occasione per ricordare la preghiera che si recita nelle comunità di recupero dalle dipendenze, prima di iniziare l’arduo cammino della disintossicazione:”Signore dammi la forza e il coraggio di cambiare quello che posso cambiare, la rassegnazione per accettare quello che non posso cambiare, la saggezza per riconoscere la differenza fra le due situazioni….”.

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