“Raccontare oggi significa ricominciare dal silenzio primordiale”

Alessio Di Modica, vincitore del “Premio Pippo Fava giovani” 2016, spiega il suo Teatro: “La Memoria, lungi “dall’essere culto delle ceneri e naufragio”, si fa attiva tanto nelle pièce teatrali quanto nelle narrazioni, attraverso la riflessione sulle questioni sociali del nostro tempo”

 

“Ogni cultura è tale se ha un ciclo di storie tramandate oralmente in cui identificarsi, come per gli indiani d’America o i curdi; una cultura dell’oralità che ha consentito a questi popoli di sopravvivere alle tragedie della storia. Per questo la mia memoria è custode di un patrimonio immateriale, costituito dalle testimonianze degli anziani sepolte dalla storia ufficiale”.

Alessio Di Modica, vincitore del prestigioso “Premio Pippo Fava giovani” 2016, ricorda uno di quegli uomini-libro che nel distopico mondo di Fahrenheit 451, in cui la legge considera un reato la lettura, hanno impresso nella loro mente ogni singola parola dei capolavori letterari per sottrarla al rogo dei libri e preservare la memoria stessa dell’umanità.

Risalendo a rebours l’impietosa fiumana del tempo attraverso la cultura dell’oralità degli antichi greci e dei più moderni cantastorie, il Cuntautore dà vita a un teatro di originali contaminazioni, scevro da orpelli scenografici, che si esprime attraverso una personale e inconfondibile prossemica e parole che, affiorando da un profondissimo silenzio, irrompono impetuose e rivelano un’urgenza di comunicazione: “Raccontare oggi significa ricominciare dal silenzio primordiale, tirare fuori la storia del mondo non ancora raccontata, essere custodi di queste storie, cercare il canto dei luoghi e assecondare la visione che da essi ci arriva”.

“Un Teatro della Memoria e non civile come spesso è stato impropriamente definito”, precisa Alessio, palesando un certo dissenso nei confronti di chi segue le mode del momento e fa del teatro un’arte elitaria, incapace di veicolare messaggi al grande pubblico e di sottrarlo (proprio come nel romanzo di Bradbury) alla disinformazione e alla manipolazione ideologica della televisione.

Impegnata nel recupero di quei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti e contribuiscono a fondare un’identità condivisa, la Memoria lungi “dall’essere culto delle ceneri e naufragio” si fa attiva, tanto nelle pièce teatrali quanto nelle narrazioni, attraverso la riflessione sulle questioni sociali improrogabili del nostro tempo: la metamorfosi di Augusta, città di mare, “in un contesto soffocante dal punto di vista umano e ambientale (Da faro a faro); la coraggiosa protesta dei militanti dell’antimafia a cui allude simbolicamente il canto delle ossa di Placido Rizzotto ritrovate in una foiba (Ossa); la devastazione storica e culturale operata dal progresso nei cui confronti la ricostruzione della lingua dei pescatori, diviene, come afferma Antonino Cusumano “la segreta speranza di salvare dal naufragio la memoria, l’unico bene comune su cui progettare un possibile riscatto umano e culturale (Il sogno di Zio Ciano).

Autore poliedrico e versatile, Di Modica ha ottenuto significativi riconoscimenti nazionali anche nella poesia con le due raccolte Sulle orme di un nome e Invertebrata night. “E` ancora possibile, dunque, la poesia nel tempo virtuale della comunicazione multimediale?” gli chiediamo. Ci ricorda che lo stesso Theodor W. Adorno, il quale aveva affermato che “Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la consapevolezza del perché è diventato impossibile scrivere oggi poesie”, nel 1966, chiarendo il suo pensiero controverso, aveva scritto che “Il dolore incessante ha altrettanto diritto di esprimersi quanto il torturato di urlare; perciò forse è sbagliato aver detto che dopo Auschwitz non si può più scrivere poesie”.

Incontrare Alessio Di Modica è un percorso esperienziale attraverso il suo “volo libero con occhi come ali d’acciaio”, un viaggio che, ricordando un pensiero di Kapuscinski, “significa sfida e sforzo, fatica e sacrificio, un compito arduo, un ambizioso progetto da portare a termine, partecipazione a un evento di cui siamo nello stesso tempo testimoni e creatori”.

E questo viaggio impegna Alessio nelle scuole in progetti sulla legalità, i diritti umani, la memoria (Griot di Sicilia, ad esempio, realizzato presso l’istituto comprensivo Todaro di Augusta, in occasione del quale anziani e bambini si sono incontrati per costruire storie orali dedicate alle vittime della mafia) e in giro per il mondo, dall’Albania a Taiwan, in iniziative umanitarie e nella promozione dell’arte del clown come “scoperta del proprio intimo universo fantastico” da offrire agli altri. Come un sogno in cui “bisogna credere, perché il racconto ha la stessa essenza del sogno”.

Alessio Di Modica è un onironauta che confida nel potere salvifico dell’immaginazione e della memoria. Un uomo e un artista fuori dall’ordinario, come il guerriero della luce di Coelho a lui caro, che si distingue dalla massa per le sue singolari azioni: “Può ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare d’amore al primo incontro”.

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