La regista, in conclusione dell’Ares Film Festival, ha risposto alle domande dei giornalisti Franco Oddo e Carmelo Maiorca e di alcuni spettatori. “Sono accaduti fatti gravissimi, possibili grazie all’appoggio delle nostre istituzioni, non solo di alcune mele marce“
Si è concluso ieri sera, con la proiezione del film “La trattativa” e l’intervista via skype di Sabina Guzzanti, l’ARES Film Festival diretto da Antonio Casciaro. Dal 25 al 29 dicembre sono stati tanti i film i proiettati e gli incontri che si sono tenuti presso la sala dell’ex cinema Lux, ora sede ASAM. Un successo anche questa settima edizione del Festival Internazionale che ha visto la proiezione, tra l’altro, del film/cartone “I bambini del Mondo”, della versione restaurata di “Maciste alpino” e del film “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi. Soddisfatto Antonio Casciaro che è riuscito a selezionare film essenzialmente di approfondimento su tematiche attuali
Ieri sera, nell’atto conclusivo, è stato proiettato, in una sala piena di spettatori, il film di Sabina Guzzanti “La Trattativa”, un film documentario sulla trattativa Stato-mafia, sulla negoziazione tra lo Stato italiano e Cosa nostra. A conclusione del film, oltre alla regista, sono intervenuti, tra gli altri, Franco Oddo, direttore de “La Civetta di Minerva” e Carmelo Maiorca, direttore de “L’Isola dei Cani”.
Franco Oddo ha esordito, affermando che: “Sabina Guzzanti documenta in questa sua inchiesta, bellissima con molte immagini storicamente certe ed altre che sono il prodotto del suo punto di vista, un periodo storico nel nostro Paese. Il suo lavoro può essere considerato un lavoro creativo, cioè un lavoro in cui può esserci questa verità o può esserci una ricostruzione della verità”. Antonio Casciaro, invece, ha sottolineato che tutto il festival è stato dedicato al tema dell’inchiesta e ha posto a Sabina Guzzanti queste domande: “Fino a che punto questo film è un documentario e quando invece è un lavoro creativo? In che modo queste due cose congiungendosi ci aiutano a capire la verità?”
“Da anni si discute se un documentario sia un film oppure no: io penso che il documentario sia un film e di conseguenza la creatività non è messa in discussione. Questo vale, soprattutto, per i documentari che vanno al cinema e quindi sono pensati per essere film. L’unica differenza tra un film di finzione e un documentario è che il film di finzione si serve di strumenti di rappresentazione mentre il documentario utilizza delle parti di repertorio per costruire il racconto. Il fatto che sia aderente piò o meno alla realtà non c’entra niente con il fatto che sia creativo o non sia creativo. Nel mio film non c’è niente di inventato: questa non è una mia ricostruzione dei fatti ma è una messa in fila dei fatti veramente accaduti, raccontati dal punto di vista di alcuni testimoni. Il lavoro che ho fatto è stato quello di svincolarmi da tutte le questioni processuali perché i tribunali hanno una loro logica che, spesso, per noi è incomprensibile e che non ha nulla a che vedere con lo stabilire la verità: in tribunale si stabiliscono piccole verità in base al reato contestato. Le vicende raccontate nel film sono il racconto di come nasce la seconda repubblica e, quindi servono per capire questo presente che ci fa sentire impotenti. Con il mio film non parlo del passato ma del presente”.
Incalzata da altre domande del pubblico, Sabina Guzzanti afferma che in Italia la mafia governa con la logica del potere capitalistico. “La mafia ha un colore politico essenzialmente di destra che è lo stesso colore politico di chi gestisce il capitale; questo governo sta portando avanti un progetto che è quello che hanno stabilito i neoliberisti che sono di estrema destra. L’accordo Stato–Mafia in questo Paese c’è sempre stato ma dopo la trattativa questo patto si è tradotto in leggi, in modi più espliciti di controllo di posti di potere e di controllo politico”
Che consigli dà a un giovane cineasta che vuole cimentarsi in questo genere di film?
“Consiglierei di uscire dalle forme retoriche che in Italia abbondano quando si parla di mafia: molte associazioni antimafia fanno una antimafia a chiacchiere: sono poche le associazioni antimafia che si interessano e che sostengono le indagini sulla trattativa. Consiglierei di vedere la mafia così com’è: la mafia assomiglia di più ad una multinazionale. Non è lo stereotipo che ci hanno propinato per anni ma è una impresa che produce circa 100 miliardi di fatturato all’anno, una quantità di soldi smisurata, e per questo motivo, come tutte le altre multinazionali, si sente in diritto di condizionare la vita politica del Paese”.
E’ intervenuto Carmelo Maiorca che ha affermato che si tratta di un documentario abbastanza serio nonostante qualche momento grottesco: “Il film è interessante, una bella sceneggiatura e un bel cast di attori. Concordo fra differenza storica e processuale. Chiedo: la mafia di quel periodo cosa ci ha guadagnato, considerato che i contendenti di quel momento (Riina e Provenzano, il primo stragista e il secondo no) finiscono in galera e il 41bis continua ad esistere?”
“In questo film si dice soltanto ciò che si può dire senza timore di essere smentiti. Mannino nel film non è presente perché non mi è sembrava interessante. Provenzano viene arrestato 11 anni dopo e in tutto quel periodo Provenzano e la sua famiglia hanno accumulato miliardi. Anche dopo che Provenzano viene arrestato, gli affari della mafia continuano. Il film parla soltanto di cose che sono realmente accadute: si raccontano dei fatti (dall’assassino di Ilardo alla sparizione dell’agenda rossa di Borsellino, ai computer rubati a Falcone e a Borsellino, all’eliminazione del 41 bis per alcuni mafiosi), alcuni dei quali non scopriremo mai chi li ha commessi. Sono stati fatti gravissimi, possibili grazie all’appoggio delle nostre istituzioni, non solo di alcune mele marce ma proprio delle nostre istituzioni che hanno lavorato solamente alla conservazione del loro potere”.
E’ in crisi la democrazia in Italia?
La democrazia è in crisi in tutto il mondo, perché i principi della democrazia sono stati soppiantati dai principi economici. Bisogna combattere per avere una situazione di democrazia. Siamo, purtroppo, una democrazia in rapida regressione. Tutte le riforme avute in questo periodo sono tutte in una sola direzione: antidemocratica”.
Secondo te la libertà di informazione c’è ancora in questo paese?
“Non ho ricevuto denunce per questo film o perché non volevano fare pubblicità o perché ogni parola è stata soppesata e non c’è niente da contestare. La libertà di informazione funziona come funzionano gli aeroporti, come funzionano le ferrovie, come funziona la scuola: vanno avanti solo gli incapaci, i corrotti e i servi e i giornalisti in gamba devono sacrificarsi. Non è che non esiste la libertà di informazione: se fai una inchiesta un modo per farla uscire, anche con internet, lo trovi. La carriera da giornalista non puoi affrontarla tranquillamente”.

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