“Anna”, 7 anni, dalle coccole di una famiglia a una fredda “comunità”

Abbandonata dalla madre in tenera età, col padre bracciante agricolo che non poteva accudire lei e i due fratellini, dopo due anni di affido domestico portata in una comunità di Francofonte, insieme ai fratellini: e lo Stato paga seimila euro al mese! Qualcosa nel sistema non funziona

Capita spesso, che certe vicende umane assumano caratteri talmente misteriosi da apparire frutto di fantasie non ravvisabili nel mondo reale. E’ questa una di quelle storie della quale, se non fossi personalmente coinvolto, non esiterei a definire falsa. Una bimba di sette anni. La chiameremo Anna. Assieme ai suoi due fratellini, più grandicelli di lei, subisce l’abbandono da parte della madre. Questi tre bimbi restano soli col padre. Un bracciante agricolo, persona perbene, sicuramente onest’uomo, ma certamente non in grado di gestire la famiglia; tre bambini e un lavoro in campagna non permettono certo condizioni di vita accettabili

La legge sui minori, prevede una retta di 2000 euro al mese per bambino affidato ad una comunità alloggio. Quattrocento euro al mese per la famiglia affidataria, qualora il tribunale ne autorizzi l’accoglienza, ma non un euro al capo famiglia che voglia rinunciare al proprio lavoro full time per accudire i propri bambini piuttosto che mandarli in comunità. I servizi sociali di Francofonte scelgono la comunità alloggio di Solarino. Anna invece viene dapprima affidata a una famiglia di vicini di casa. Successivamente viene data in affido etero familiare a Siracusa.

Intanto passano due anni, Anna sta benissimo. L’atmosfera familiare è sicuramente assai diversa rispetto alla comunità alloggio. La singolarità del contesto domestico è molto rassicurante per un bambino. In comunità alloggio, la turnazione degli operatori lacera quella già fragile figura genitoriale di cui ogni bambino in comunità ha bisogno. Ogni otto ore infatti una figura diversa si prende cura di questi bambini.

Nonostante tutto, i piccoli crescono relativamente bene. Il padre li vede quasi tutte le domeniche. Nell’occasione delle visite ai due maschietti, egli passa prima a prendere Anna e poi riunisce la fratria. Sicuramente non è la stessa cosa di vivere in famiglia, ma di alternative diverse non ce ne sono.

Periodicamente, il tribunale per i minorenni di Catania convoca, giustamente sia il padre dei tre bambini che i servizi sociali di Francofonte. E’ proprio dopo una di queste ennesime convocazioni che decide un’azione, per noi, assolutamente inaccettabile. Per favorire i contatti familiari, si trasferiscono i due fratellini alla comunità alloggio aperta da qualche mese a Francofonte. Al limite, per quanto poco accettato dai due fratellini, ormai ben inseriti nella comunità di Solarino, il passaggio lo tollerano bene o male.

Il dramma riguarda la piccola Anna. Nei quattro anni seguiti all’abbandono, non ha mai vissuto un solo giorno in comunità. Mai ha dormito da sola in una camera che non fosse quella di una dimensione familiare. Ha ricevuto da sempre tutte le coccole che una bimba possa volere da una mamma. Poi un giorno, all’improvviso, arrivano i due gestori della comunità alloggio che, brandendo come un’arma il decreto del tribunale di Catania, si prendono Anna e se la portano via. Quella stessa notte Anna dormirà con un’altra bimba rinchiusa nella stessa comunità. Una’altra storia di miseria morale che ha stavolta giustamente strappato quest’altra piccola dalle grinfie di due orchi camuffati da mamma e papà.

Ma torniamo all’aspetto economico. Tre bambini alla comunità alloggio di Francofonte rendono sei mila euro al mese. Ancora, la comunità alloggio, grazie ai tre fratellini appena trasferiti, ha d’un tratto raddoppiato il budget dell’impresa di accoglienza.

Non vogliamo qui passare per moralisti forcaioli, ma avvenimenti sicuramente frutto di coincidenze frequenti inducono a domande. Una comunità alloggio inaugurata da qualche mese è a corto di ospiti; tre bambini, due in una comunità in altro comune, e una bimba, in quanto sorella dei due, affidabile alla stessa comunità. Sei mila euro al mese in un sol colpo a costo di strappare una bimba alla sua casa, alle sue abitudini, ad una vita molto agiata, ad una prospettiva futura di grandi stimoli formativi. Forse si può immaginare una possibile forzatura nel sistema della tutela dei minori?

 

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