Gutta cavat lapidem
La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017
La goccia che cadendo in continuazione riesce a perforare la pietra è tra le immagini preferite del nostro Concetto Rossitto. Essa era già proverbiale nell’antichità: si ritrova anzitutto in un luogo di Lucrezio (1,313 Stillicidi lasus lapidem cavat, “il cadere continuo della goccia scava il sasso”), ripreso da Seneca (Naturales quaestiones) e in Ovidio (Epistulae ex Ponto). Il contrasto tra la robustezza e la durezza del sasso e l’apparente debolezza dell’acqua è esplicito anche nel passo ovidiano dell’Ars amatoria: “Quid magis est saxo durum, quid mollius unda? / dura tamen molli saxa cavantur aqua”, “Cosa c’è di più duro del sasso, cosa più molle dell’acqua? Eppure i duri sassi sono scavati dalla molle acqua”. Sarà per questo che Rossitto è così perseverante su debito indebito e (almeno per ora) improbabili scenari politici…

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