C’è una connessione stretta tra energia e flusso migratorio. In Congo le multinazionali coltivano a palme da olio immense aree per alimentare le bioraffinerie
La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017
In un recente documento del Comitato Nazionale No Triv si legge che è evidente la connessione tra temi energetici e fenomeni demografici. Ed inoltre si osserva che le risorse che i Paesi industrializzati sottraggono all’Africa (ad es.: centinaia di migliaia di ettari rubati mediante concessioni “perpetue” a canoni irrisori) per produrre energia e biocarburanti, coincidono spesso con quelle dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, è il secondo paese in Europa per furto di terra. Vi sono multinazionali, anche italiane, che coltivano centinaia di migliaia di ettari a palme da olio nella Repubblica Democratica del Congo e l’olio finisce nelle bioraffinerie per produrre i carburanti.
Dopo i tragici eventi di questa estate, centinaia di morti e dispersi nel Canale di Sicilia, che hanno portato a 30.000 il bilancio dei migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia, vi è la necessità di interrogarsi per dimostrare e motivare la stretta interconnessione e correlazione tra i temi della democrazia energetica e quindi della conversione ecologica del sistema produttivo, ed ancora sul tema del diritto di autodeterminazione dei territori e delle comunità e sull’inviolabilità dei diritti della persona, tra cui il diritto di ogni individuo di poter circolare e vivere ovunque desideri. Inoltre la distinzione tra profughi di guerra, ambientali e migranti economici a volte è stata strumentale e nasconde una voluta mistificazione delle cause reali che hanno portato all’attuale dramma globale.
Un sistema produttivo insostenibile e inumano – Entro il 2050 le politiche di sfruttamento su cui si fonda la sopravvivenza del nostro sistema economico porteranno sull’orlo del precipizio tra i 200 ed 250 milioni di bambini, donne ed uomini che saranno costretti ad emigrare a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. La connessione, non diretta ma certa, tra sfruttamento umano ed ambientale, cambiamenti climatici e migrazioni non può più essere ignorata e deve essere affrontata alla radice e nelle sue conseguenze.
Il capolavoro dei poteri dominanti – Il capolavoro, poi, dei poteri dominanti è stato di far credere ai poveri che la colpa delle loro indigenze è dei più poveri di loro. Molte forze politiche, il sistema informativo – mediatico e una parte consistente dell’opinione pubblica (gravemente influenzata e condizionata dai media), assecondano ed alimentano una preoccupante spirale razzista che dà sfogo ai peggiori istinti di odio, violenza e sopraffazione.
Le cause, le conseguenze e i rimedi – A chi getta benzina sul fuoco abbiamo il dovere di rispondere facendo una grande operazione di verità, d’informazione sulle cause, indicando le possibili soluzioni. La soluzione principale attiene l’avvio di una radicale conversione energetica dell’economia, oggi concretamente fattibile se solo ci fosse la volontà politica, per evitare lo sfruttamento delle risorse dei paesi poveri e per costruire e rafforzare una produzione energetica libera delle fonti fossili e climalteranti. Sono quasi 9 milioni i morti per fame, denutrizione e guerre e si assiste all’impoverimento di molti milioni di persone che annulla le loro aspettative di vita e viola i diritti inalienabili dell’Uomo. Queste persone non possono che cercare di migrare con un’unica motivazione: sopravvivere e sfuggire ad atroci sofferenze.
In questi anni c’è stato chi si è battuto contro la petrolizzazione e per dar voce alle comunità locali ed ai territori, ma a rendere ancor più pesante la situazione negli ultimi frangenti sono emersi tutti i tratti egoistici, razzisti e xenofobi delle politiche delle nazioni dominanti nello scacchiere geopolitico mondiale. La guerra mediatica condotta contro le Ong, il giro di vite dato alle procedure di soccorso in mare ai migranti in pericolo di vita, la loro consegna nelle mani dei mercanti di vita e di morte libici, l’appalto del lavoro sporco alle milizie, il sostegno indiretto al mantenimento di campi di detenzione e lager che sfuggono al controllo degli organismi internazionali, sono elementi costitutivi di una politica miope ed ispirata alla più cruda delle ragion di Stato che, in realtà, nasconde la difesa degli interessi di pochi. A tutto questo fa da sponda un modello economico ed energetico sprecone ed inefficiente e una mancata rigenerazione dei sistemi produttivo e distributivo in funzione delle future generazioni.

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