“Casse comunali salvate dalle Procure, non dal sindaco”

Il deputato regionale del M5S, Stefano Zito: “E’ merito dei magistrati di Roma e di Palermo. Comunque, i 340 milioni di euro di contenzioso pendente che la Corte di Conti segnala come criticità fanno emergere come il Comune sia stato male amministrato nel tempo”

 

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

A distanza di poco tempo dall’ultima decapitazione della Procura di Siracusa, il CSM è intervenuto ancora una volta in provincia di Siracusa per cercare di reintrodurre nell’erogazione della giustizia i livelli di correttezza, terzietà, sereno e disinteressato svolgimento delle indagini che sarebbero stati appannati da comportamenti di singoli magistrati, talora non corretti dai vertici degli uffici. Nonostante il clamore suscitato nell’opinione pubblica, si ha l’impressione che tutto ciò sia avvenuto au dehors de la ville, senza che i partiti politici, le forze imprenditoriali, le organizzazioni sociali abbiano tentato un’anamnesi di quanto stava accadendo, incidendo con le proprie valutazioni nel ripristino della “normale” amministrazione della giustizia. A cosa si deve la scelta di stare al di fuori di quanto accadeva e accade, come se le problematiche del giusto processo, specie nei casi in cui esse coinvolgono non solo gli interessi dei singoli ma anche quelli delle istituzioni e quindi dei cittadini, fossero problema altro rispetto agli interessi collettivi della provincia?

I temi che riguardano la giustizia sono delicatissimi e difficili da trattare senza rischiare di dare giudizi sbagliati. Il caso Siracusa verrà affrontato dal CSM in tutti i suoi aspetti e di certo con equilibrio, senza condizionamento alcuno. E proprio per la delicatezza dei contenuti ritengo opportuno fare considerazioni di carattere generale che riguardano l’intero Paese ma che ben si attagliano alla nostra città. Ad oggi si ha la sensazione che chi è potente riesce ad arrivare ovunque o a qualunque cosa. Il “sistema” della corruzione e del malaffare in Italia è un sistema nodale ma con una fittissima rete di contatti. Ognuno nel proprio “nodo” (sanità, informazione, pubblica amministrazione, immigrazione, giustizia, sociale, ecc) fa affari, carriere o gestisce il potere con una “indipendenza dinamica” ma, quando uno di questi nodi è sotto i riflettori, la rete di contatti si infittisce e i nodi stringono i ranghi per autoproteggersi. L’indipendenza dinamica sta proprio nel fatto che tendenzialmente ogni settore ha la sua autonomia ma le nomine, le promozioni e le carriere rispondono anche ad ingerenze esterne che rendono possibile la scelta della persona “giusta” che, senza che nessuno le dica nulla, sa cosa fare. Se poi a questo si aggiunge una dose massiccia di corruzione, il gioco è fatto. Questo è il “Sistema Italia”: un intreccio tra politica, affaristi senza scrupoli e mafia.

Per quanto poi riguarda il “giusto processo”, purtroppo è obiettivo ben lontano da molte aule dei tribunali italiani, principalmente per colpa di una politica che non dà ai magistrati gli strumenti idonei. Ci sono giudici che, onestamente e con grande spirito di abnegazione, cercano di mettere i contrappesi in quella bilancia che ad oggi vede uno sbilanciamento verso chi la legge non la rispetta.

Al netto delle valutazioni che possono essere più o meno critiche nei confronti dell’operato dell’attuale amministrazione, allo stato dei fatti il sindaco Garozzo con pochi altri (tra i quali l’onorevole Sofia Amoddio) risulta essere il politico/amministratore più risoluto nel denunciare il clima di pesante condizionamento della vita cittadina dovuto alle situazioni anzidette. Risulta che abbia presentato non poche denunce per attirare su Siracusa l’attenzione dei massimi organismi giudiziari e non ha mostrato codardia nel porre anche forti rilievi sull’attività di alcuni giudici del locale Tribunale. Ritiene che fosse dovere del primo cittadino assumere tali iniziative oppure no? Essendo in gioco la stabilità finanziaria del Comune non ritiene che abbia agito correttamente?

Dovremmo ipotizzare che Garozzo, per affermare in pubblico determinate accuse, ha proprie attendibili informazioni, e lo stesso varrebbe per la consigliera Princiotta, ma per entrambi i casi non ci sono al momento elementi certi per dire chi abbia ragione in questa guerra. Sicuramente se entrambi hanno rilevato anomalie o malaffare hanno fatto bene a denunciare. Ma se le casse del Comune si salveranno sarà grazie alle inchieste della Procura di Roma e della Procura di Palermo più che per Garozzo. Una cosa certa è che la stabilità del Comune è comunque sempre a rischio: i 340 milioni di euro di contenzioso pendente che la Corte di Conti segnala come criticità fanno emergere come il Comune sia stato mal amministrato nel tempo. I deputati nazionali dovrebbero chiedere con forza un potenziamento dell’organico dei Tribunali e delle Procure proprio perché sapere che c’è una giustizia che funziona velocemente intimorirebbe chiunque. A livello locale invece la colpa non può essere data solo alla politica in quanto essa è solo lo specchio della società. Peraltro, rivendico anche alle convocazioni fatte dal mio gruppo in commissione antimafia ragionale e nazionale l’attenzione su Siracusa, certo con qualche ostacolo di troppo, come per esempio la richiesta di audizione degli avvocati di Legambiente e del presidente del CGA in commissione antimafia regionale che purtroppo non ha avuto seguito.

Le indagini della Procura di Roma sulla “corruzione in atti giudiziari” stanno portando alla luce situazioni che, se provate, dovrebbero preoccupare le istituzioni locali e il mondo della sana imprenditoria. Anche stavolta gli articoli coraggiosi dei giornalisti Trocchia e Fittipaldi sull’Espresso avrebbero dovuto indurre a riflessioni condivise e pubblicamente espresse. Non ritenete che questo silenzio finisca per alimentare i populismi e i sommari processi sui social, che allontanano ulteriormente dalle urne i cittadini onesti?

Le inchieste della Procura di Roma e della Procura di Palermo qualora venissero confermate nei loro impianti accusatori aprirebbero scenari inquietanti e darebbero forza a quell’ipotesi di “sistema nodale” a cui facevo riferimento. L’informazione che vogliamo è proprio questa, quella che riesce a giocare d’anticipo ed essere di supporto alla magistratura. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui i giornalisti seri ed onesti, che amano fare il vero giornalismo d’inchiesta, vengono vessati con querele prive di fondamento come se fossero atti intimidatori che mettono un freno anche ai giovani giornalisti che vorrebbero seguire le loro orme. Molte inchieste grosse sono partite da altre procure (da Milano sull’ospedale di Siracusa, da Catania per i Rifiuti e le infiltrazioni mafiose, da Roma e Palermo per il CGA per diverse sentenze) e in molti casi siamo stati lì pronti ad accendere i riflettori. I cittadini che si allontanano dalle urne non capiscono che fanno un favore al sistema che ha la sua forza nel consenso clientelare.

Negli ultimi anni si è accentuato in questa città un clima di sospetto generalizzato, che ha indotto alcuni a far politica con il registratore in mano. Il fenomeno, se da una parte ha prodotto risultati positivi consentendo di far luce su episodi inquietanti della cattiva amministrazione, dall’altra ha ammorbato l’articolazione delle relazioni politiche e umane inceppando l’attività delle amministrazioni. Qualcuno, scherzando, dice che nel kit del futuro eletto siracusano in qualsiasi  consesso ci saranno sensibilissimi strumenti di registrazione delle conversazioni private, in modo che tutti registrino tutti. Non temono i partiti che tutto questo conduca a uno svilimento ulteriore  della politica, che già non gode di grande fiducia?

La fiducia la politica l’ha persa giorno dopo giorno distruggendo il futuro di almeno una o due generazioni e riconquistarla sarà difficile. Io non penso che sia colpa di un registratore se le cose vanno male ma di un sistema in cui tutti sanno, compresi i cittadini, e nessuno parla. Imprenditori, dipendenti della pubblica amministrazione, semplici cittadini e tutte le persone oneste devono iniziare a denunciare. Il sistema in Italia va affrontato con tutti gli strumenti possibili, anche un po’ “casarecci”, ma il vero strumento per cambiare questo paese è la cultura. Ci vorrà almeno una generazione ma penso che sia meglio investire sulla cultura di una nuova generazione che perderla definitivamente. Ripeto: la politica è solo lo specchio della società, quindi solo migliorando il nostro senso civico, la nostra cultura e la nostra voglia di combattere per ottenere un futuro migliore potremmo essere in grado di scegliere al meglio chi ci rappresenta.

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