La disperazione dei migranti e i “nuovi mostri” da noi eletti

Vogliono segnare il diritto alla vita con un righello da geometra. Nel Mediterraneo un orrore paragonabile solamente all’olocausto degli ebrei da parte dei nazisti

 

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

Qualcuno sicuramente conoscerà una delle più seguite rubriche di un noto rotocalco televisivo, che si chiama I nuovi mostri. In realtà in quel contenitore per mostri si intendono esclusivamente gli strafalcioni televisivi o per lo più le solite risse da cortile mediatico che tanto piacciono agli amanti del trash televisivo. Ma noi per un attimo vi vogliamo distogliere lo sguardo dal teatrino d’ombrellone per portarvi a conoscenza di nuovi mostri ben più pericolosi. Per i quali non c’è  – purtroppo – nulla da ridere.

Guardando, ascoltando, e soprattutto leggendo alcune deliranti dichiarazioni espresse da “gentiluomini” e “gentildonne” che dovrebbero essere super partes e che soprattutto siedono al parlamento con l’ingrato ma pur sempre nobile compito di rappresentarci, si rimane basiti. E ci riferiamo ai commenti e alle considerazioni che questi esponenti del nostro governo espongono costantemente riguardo all’immane tragedia che si consuma, purtroppo con spaventosa regolarità, ad un braccio di mare dalle nostre coste. Eccoli, sono loro I nuovi mostri.

A parte il fatto che già chiamarla tragedia non è corretto, perché il termine presuppone un evento avvenuto tutto per caso, per fatalità. E invece qui siamo di fronte ad un orribile traffico di esseri umani, un orrore paragonabile solamente all’olocausto degli ebrei da parte dei nazisti. Loro li ammassavano nei vagoni facendo finire il loro terribile viaggio nelle camere a gas, questi invece li ammassano su dei barconi per far finire quest’incubo in fondo al mare. Se fosse un gioco della settimana enigmistica si chiamerebbe “trova le differenze”. L’orrore però è che qui non si tratta di un gioco. E la cosa più vergognosa è che queste farneticanti dichiarazioni non provengono da qualche bettola, pronunciate dal mentecatto di turno che magari ha bevuto qualche bicchiere di troppo, ma appunto da chi è stato scelto da noi per rappresentarci e per prendere per noi importanti decisioni per il futuro nostro e dei nostri figli.

E magari queste sentenze si emettono comodamente sorseggiando un calice di Brunello di Montalcino, magari a bordo di qualche yacht di ritorno da qualche vacanza esotica a cinque stelle. In tempi di vacanze e quindi di mare, è facile infatti che questi signori vengano raggiunti con taccuini e microfoni in mano mentre stanno allegramente scorrazzando in camicia di seta bianca e foulard nello stesso mare delle tragedie di cui sopra. Ebbene, si sono mai chiesti questi gentiluomini se queste povere anime che hanno intrapreso questo viaggio lo hanno fatto come loro, cioè volontariamente e su uno yacht, o invece magari esiste una mezza umanità che vive nel Sud del mondo alla quale il viaggio come normale pratica di vita è interdetto, e non solo per povertà, in quanto i loro passaporti valgono zero e i loro diritti anche meno di zero, ma anche perché vengono risucchiati da una massa vergognosa di avvoltoi che speculano sulle loro miserie e li imbarcano a più non posso in un viaggio che si trasforma in un’odissea, dove però di epico c’è ben poco e dove rischiando la vita, vengono taglieggiati da efferati criminali, derubati da predoni senza scrupoli, torturati da svariate schiere di boss, e infine se hanno la “fortuna” di approdare nel “mondo libero”, vengono trattati da deplorevoli accattoni se non da subdoli criminali.

Si ritrovano in un altro mondo, senza più un soldo, senza una casa, senza una famiglia, che magari l’hanno vista orribilmente mutilata in mare. Senza più una storia da raccontare, perché quelle onde hanno cancellato pure tutto il loro passato. Sembrano fantasmi, vagano di qua e di là senza alcun senso logico, s’infilano nei sentieri polverosi, urlano, s’incarogniscono, pregano, bestemmiano. Inseguono i cani, si fanno mordere dai cani, si stendono al sole, comprano e vendono felpe. Ci sono ragazze che piangono e ce ne sono altre che battono. Ma, attenzione, non battono per scelta, come spesso si sente dire adesso riguardo alle nuove professioni che fanno tendenza. Dove le professioniste si fanno chiamare escort e lavorano nelle suite d’albergo. No, queste battono perché ne vengono costrette da gentleman che le scaricano ai bordi delle strade di campagna, in dei ruderi di case abbandonate in mezzo a topi, pulci e scarafaggi. Per poi vedersi sottrarre di quasi tutto il frutto del loro lavoro a suon di calci e violenze d’ogni tipo. E quando invece qualcuno ha la fortuna di essere accolto in questi che continuano a chiamare residence, si ritrovano in luoghi che fanno venire i brividi. Un inferno scambiato per paradiso più simile ad un domicilio coatto per naufraghi e negrieri, sventurati e miracolati, vittime e carnefici. Un ammasso di disordine, di sporcizia, una confusione di voci e di odori, un tanfo di cibi e spezie confuse e mischiate tra loro. Svariate etnìe, diverse tribù, una lingua diversa ad ogni metro. Una babilonia dei giorni nostri dove è sicuramente facile per “imprenditori” da quattro soldi assoldare nuove leve per i loro loschi traffici …

No, basta. Non si può più continuare ad essere insensibili a tutto questo orrore. Non si possono più sentire simili insopportabili oscenità da parte di parlamentari disumani e superficiali. Non si può banalizzare tutto con le facili conclusioni che questi qua vengono a portarci via il lavoro, a insidiare le nostre famiglie e a rubare. Non si può più sentire. Ma qualcuno di coloro che tanto si accaldano sull’argomento, ha mai provato a fare un giro nei luoghi degli sbarchi? Ha mai pensato, anche per un solo attimo, a immedesimarsi nel loro status? Ha mai pensato di fare al cambio?  Non se ne può proprio più! Viviamo pur sempre nello stesso pianeta. Non si può continuare a far pagare pene durissime a chi ha la sola colpa della sua provenienza geografica. Sembra l’umanità regolata da un righello da geometra. Non possiamo continuare a spezzare e gettare in fondo al mare i sogni di uomini, donne e bambini. E allo stesso modo spezzarlo pure a chi riesce a sopravvivere, non appena poggiato il piede a terra. Ognuno di noi ha diritto almeno di sognarlo il suo avvenire. E sicuramente non esiste qualcosa di più bello di un sogno ancora integro.

Perché siamo impastati dello stesso fango, si, anche quelli che hanno avuto la sola sfortuna di essere nati sull’altra sponda del Mediterraneo. Siamo impastati di fango e stelle. Dove il fango sta per il contesto permanente nel quale siamo costretti a vivere e a combattere, e le stelle invece rappresentano “la luce”, la visione che abbiamo sempre sognato dell’esistenza ma che spesso rimane invece così, lontano. Lassù. Come le stelle, appunto. Belle, luminose ma irraggiungibili. 

Bisogna che invece ci si impegni seriamente per porre fine a simili atrocità. Non dobbiamo mica aspettare che il Mediterraneo non abbia più posto per quelle anime dannate.

Ecco, ora potete tranquillamente tornare ai vostri crucintarsi da ombrellone. E scusate il disturbo!

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