E di commento in commento si torna al problema Ortigia. 2.859 lettori, 327 condivisioni e 90 commenti. Stavolta si confrontano Giuliano, Fai, Granata, Sallicano, Foti… Lo scritto di Duccio Di Stefano convince “The Travel News”: “Questo quartiere merita di essere visitato”
La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017
Nel numero de La Civetta del 19 maggio, abbiamo pubblicato un articolo a firma del nostro valido collaboratore Duccio Di Stefano sui pregi e le bellezze di uno dei quartieri di Siracusa, la Borgata. Non esiste ancora (e per fortuna) un modo per monitorare quanti lettori abbiano sfogliato le pagine del nostro giornale, soffermandosi a lungo proprio su quell’articolo; e non esiste via per scoprire quanti abbiano condiviso la lettura con amici e parenti: “Leggi qua, guarda: si parla dei nostri quartieri”. Ancor meno possibile stimare quanti abbiano levato il pollice all’insù, colpiti dallo stile evocativo della scrittura e dalla capacità del pezzo di narrare di una Siracusa che c’era (e non c’è più) e di una Siracusa che, invece, c’è ancora in tutto il suo splendore, forse sottovalutato.
Ecco però che, quando il pezzo ha iniziato a circolare online, sul nostro sito (www.lacivettapress.it) e sulla nostra pagina Facebook, siamo riusciti a calcolare il consenso che ha riscosso. 2.859 lettori; 527 tra reazioni, commenti e condivisioni; 343 “mi piace” (di cui ben 327 sulle condivisioni, a dimostrare che anche chi non è un nostro lettore apprezza ciò di cui parliamo); 90 commenti a corredo delle 69 condivisioni; 12 cuoricini rossi, un “sigh”, un “grrr”, 9 “wow” e qualche “ahah” (per i pochi che ancora non lo sapessero, abbiamo trascritto il linguaggio onomatopeico del social e non scribacchiato sillabe casuali). Facebook ci avvisa anche che, al momento, non vi sono commenti negativi, a conferma della plebiscitaria approvazione ricevuta dalle parole del nostro collaboratore.
Vi riportiamo alcuni dei commenti che i siracusani hanno voluto dedicare all’argomento “Borgata vs Ortigia”, omettendo i nomi di alcuni dei loro autori per ovvi motivi di privacy.
“Se tante persone perbene e civili avessero comprato casa in Borgata anziché chiudersi in quei mostruosi palazzi di cemento oggi avremmo un centro storico simile ad Ortigia con una qualità di vita migliore… Io ci vivo”, confida qualcuno, con cognizione di causa.
“Ma il siracusano non ci crede. Preferisce lo smog di viale Tisia, Zecchino, Pizzuta e via Augusta. Mah.”, sembra quasi rispondergli un altro utente Facebook.
Altri attaccano l’assalto del turismo selvaggio in Ortigia, di cui anche noi ci siamo occupati: “Ieri tirava il petrolio e ci siamo fatti devastare prima di sentirne la puzza. Oggi tira il turismo di massa, quando cominceremo a comprenderne le devastazioni?”
Alcuni hanno condiviso l’articolo senza nessun commento a corredo; altri hanno coinvolto amici virtuali, tramite “tag”; taluno si è spinto fino a pubblicare il pezzo all’interno di gruppi di discussione dedicati a Siracusa (per esempio, il gruppo pubblico “Cogito ergo protesto”). E persino una rivista online dedicata ai viaggiatori, “The Travel News”, ha utilizzato le descrizioni dei nostri quartieri per spiegare ai propri lettori che anche la Borgata merita di esser visitata.
Non mancano dichiarazioni d’amore per la Borgata, che ne esaltano il multiculturalismo, in un’ottica quasi bohémienne: “Il buon <sapore di una volta> della borgata S. Lucia al quale si mescolano, aggiungo io, gli odori e le spezie del Medio Oriente, dell’Africa, dell’India…un mix di contemporaneità affascinante per un quartiere che potrebbe essere il nostro Montmartre, ricco di artigiani, botteghe artistiche e tradizioni del mondo”.
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E, come contraltare, dichiarazioni di sconforto riferite ad Ortigia; alcuni addebitano le colpe all’amministrazione comunale, altri all’inettitudine dei cittadini: “Lo sperimento di persona. Ortigia è iper-inflazionata. In questo appiattimento rischiano prima di tutto gli imprenditori onesti la cui qualità non è sempre sostenibile. Però bisogna aver chiaro che è soprattutto questa Giunta, degna seguace di quella di centrodestra, che politicamente sta guidando Ortigia verso questa nuova sua configurazione”, scrive il primo; “Magari Siracusa fosse come Firenze: la volgarità è tutta qui. Firenze una città in movimento nonostante Renzi e Nardella, una città che si rinnova di continuo al servizio dei cittadini”, gli risponde il secondo.
Anche l’avvocato Corrado Giuliano ha condiviso sulla sua pagina Facebook il pezzo di Duccio Di Stefano, arricchendolo di una lunga introduzione: “Siracusa, Ortigia che affonda uccisa da B&B, case vacanze, affittacamere, come la peggiore Venezia, la più volgare Firenze, la più straniante Roma centro, va scomparendo la città e con essa la vita.
Condivido la bella riflessione, dobbiamo fare qualcosa. Ortigia di nuovo ‘muore’ come quarant’anni fa, forse peggio. La Via Alagona ha solo tre residenti, ne aveva circa 200, poi un deserto di case vacanza…Via Santa Teresa desertificata da ristoratori, i lungomare di ponente una teoria continua di bar fracassoni. Sono sfrattati i residenti storici, i più vecchi scompaiono per età, una città storica con sempre meno bambini, vecchi, adulti che lavorano, piccoli commerci in corso di estinzione, la sala da barba liberty con il formidabile Corrado, giovanissimo ottantenne di via Roma, pare sempre di più un campione antropologico lasciato lì a testimoniare un passato di vita normale. Che facciamo? Dobbiamo pensare a rivitalizzare, a dare corso con emergenza ad una politica di nuova urbanizzazione, di social housing, di contingentamento di licenze, di divieto di affittacamere, di incentivi per le attività commerciali del quotidiano e del vissuto, di riallocazione di nuove coppie giovani, di nuove famiglie normali. Qui la politica deve battere un colpo, deve assumersi la propria funzione di progettare il futuro, di evitare il peggio che una economia cieca di assalto al cuore della città sta procurando, sotto gli occhi di tutti noi, ne va della salvezza di una città, di un patrimonio collettivo di vita e monumenti, di edilizia e genius loci. È la nuova sfida che non possiamo permetterci di perdere, rischio la perdita irrimediabile della nostra ‘memoria vivente’, della nostra identità urbana, civile, collettiva: è in corso un furto di futuro…”.
E il suo post è seguito da moltissimi commenti, nei quali i toni si sono, peraltro, accesi. Parlare della Borgata, d’altronde, è uno spunto per riaffrontare, per l’ennesima volta, i problemi che attraversano Ortigia. L’assessore Sallicano è uno dei primi ad apporre il suo commento: “Le problematiche conseguenti alla tumultuosa, per certi versi disordinata, crescita turistica di Siracusa e, in special modo, di Ortigia, non possono essere sottovalutate […] non dobbiamo abbassare la guardia e serve un comune impegno sinergico. Svilire l’amore per la nostra città a mera scusa e strumentale occasione di lotta politica “a prescindere” non porta a nessun risultato. C’è bisogno dell’intelligenza di tutti, anche riconoscendo i meriti altrui da parte di tutti”. E un’altra utente rincara: “Cerchiamo di muoverci anche noi, ognuno nel nostro piccolo, denunciamo, chiediamo chiarimenti. Non basta solo criticare, bisogna agire. Abbiamo iniziato, dobbiamo continuare! […] Cerchiamo di non disperdere le forze. L’anima di Ortigia, come di ogni altro centro storico, sono i residenti e coloro che la amano. Un amore che non è solo ammirazione, ma vera e propria commozione nel guardarla e nel toccare le sue pietre che hanno un’anima”.
Altri assumono, invece, toni disillusi: “Mi sembra una battaglia persa: i facili guadagni che Ortigia offre la rendono aggredibile e indifesa, eppure basterebbe far rispettare le regole a tutti per vedere un’altra Ortigia”, rimbeccati da Sallicano: “Le regole “siamo” noi. Pretenderle dagli altri come se chi parla sia al di fuori o al di sopra delle responsabilità rappresenta solamente un atteggiamento da scarica barile”.
Interviene, a tal punto, l’ex presidente della provincia Armando Foti: “Bene, l’assessore ammette che in Ortigia vi sono degli eccessi che hanno portato al generale fai da te e all’abbandono dei residenti. Questa amministrazione comunale ha vinto le elezioni conoscendo i problemi e ripromettendosi di trovare le giuste soluzioni, sono passati quattro anni e queste non sono arrivate. Cosa dobbiamo fare per avere le risposte promesse?”.
Dello stesso avviso critico nei confronti della giunta Garozzo, Roberto Fai: “Perché difendere l’indifendibile? Fammi sapere dove, come, quando questa Amministrazione, e parlo sin dai primi anni, 2013-2014, ha avvertito e percepito che su questi temi strategici (turismo, cultura, Ortigia e resto della città, ecc..); occorreva allargare il confronto, visto che era stato eletto un Sindaco con il 37% dei votanti, al punto che poi quando è infuriata la <torsione giudiziaria>, anziché cogliere l’esigenza di relazionarsi con l’opinione pubblica più avvertita e sensibile, si è chiusa a riccio nel suo isolazionismo confusionario, al punto che oggi i problemi sono lì in un quadro di sfilacciamento senza costrutto”.
Alcuni criticano l’eccessiva larghezza con cui si attribuiscono le concessioni amministrative nel centro storico; altri suggeriscono – ricollegandosi a un tema di cui si parla da qualche tempo – di riportare il quadro del Caravaggio nel suo alveo originale, la chiesa di S. Lucia, proprio alla Borgata, in modo da “far battere ancora di più il cuore” di questo quartiere.
Vi è chi insiste sul parallelismo tra cecità amministrativa in merito all’industrializzazione e in merito al turismo selvaggio: “Sull’impeto della industrializzazione di base, si è devastato il territorio tra Siracusa e Augusta. La costruzione di Isab fu un errore macroscopico. Ora, sull’impeto del turismo (di bassa lega), si sta distruggendo Ortigia”. Vi è chi sostiene che occorra creare “una Mappa della valorizzazione di Siracusa, partendo dalle diverse vocazioni dei suoi quartieri” e chi cerca una ragione primigenia al degrado di alcune parti della città: “Tutto è iniziato dall’abbandono a fini speculativi di Ortigia e dalla deportazione degli abitanti nei quartieri dormitorio; bisognava intervenire prima: adesso è un quartiere finto, una giostra per il mordi e fuggi che fa comodo agli speculatori che sono gli unici che ne beneficiano”.
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Ma vi è anche chi, come Fabio Granata, è più ottimista: “Vedo in alcune analisi una rimozione storica radicale della storia di Ortigia […] rinata, a partire dal 2000, con oltre 350 milioni di euro di restauri e recuperi monumentali realizzati dal mio assessorato regionale ai beni culturali attraverso fondi comunitari e regionali e l’azione benemerita di Roberto De Benedicts con i fondi urbani e la buona sinergia con le amministrazioni Bufardeci e Visentin (tra luci e ombre) e Marziano… Da quella stagione nasce il riconoscimento Unesco “coltivato” per anni insieme a Ray Bondin e reso possibile proprio da quel vento nuovo. E poi la rinascita Inda e l’Ortigia Festival hanno fatto il resto rilanciando la nostra immagine di Capitale culturale. Certo tante cose vanno aggiustate e tante regole vanno introdotte ma il quadro che disegnate non fa onore alla vostra memoria storica. E comunque ne discuteremo, magari in una splendida serata ortigiana o magari alla Borgata, altro gioiello da far rinascere, ma senza rinnegare il già fatto o pensare di essere all’anno zero in Ortigia”.
Seguito a ruota da un ristoratore del centro storico (che, però, vive alla Borgata) che spiega che i turisti “sono tutti estasiati da Ortigia. La trovano bellissima. Punto. Vedono i difetti, ma sono soverchiati dalla magia dei pregi. […] Ortigia è comunque un luogo magico, enormemente migliorato rispetto a 30 anni fa quando piazza Duomo era un parcheggio con un velo d’asfalto nero sulle tracce di storia. Partite dalla bellezza che già c’è -voi, pare state parlando del posto più cesso del mondo-, per creare altra bellezza. Vi è un processo in corso. Fabio Granata lo ricorda. È stato un processo di rinascita, che diventa economia alternativa al polo chimico. L’unica per ora. Adesso da indirizzare, certo. Ma di rinascita e bellezza”.
Tenta una mediazione tra i due punti di vista contrapposti Roberto Fai: “Il paradosso di questa discussione è la sua ineffettività – in parte lo sono tutte le discussioni, specialmente quando il luogo rimane un social network come Facebook -, nel senso che a noi, comuni cittadini, è riservata la discussione, mentre le decisioni istituzionali […] rimangono al loro stato brado. Col rischio che ci si divida banalmente, equivocando che ci sia chi è nostalgicamente legato a un’immagine di Ortigia stile anni ’70/’80 – torpore misto a nulla – e non ami la confusione o la musica, o aristocraticamente legato a qualche forma di “decadentismo nobiliare”, contro quelli che amano la musica, o addirittura la pratichino […]. Qui, l’unico punto in discussione, in esame e che ha senso è: come costruire un riequilibrio della dimensione urbana della città? […]. È evidente, lapalissiano, che sia i turisti che i siracusani siano attratti esclusivamente da Ortigia, dalla sua magia, dalla sua fascinazione – mica, da via Italia 103, o da viale Zecchino -, e proprio per questo, un’amministrazione all’altezza di uno “sguardo largo” dovrebbe porsi un problema che non è solo economico, ma è anche organizzativo, […] facilitando scelte […] che rendano produttive, se non Mazzarrona, quanto meno quelle aree (Borgata – da p.zza S. Lucia a aree contigue a viale Cadorna, a zone di Riviera Dionisio il Grande – via Tunisi, ecc.), per liberare lo stress che inevitabilmente si alimenta in Ortigia, uno dei pochissimi centri storici ad imbuto, punto terminale di una città. […].
Ecco, scrivere, in fondo, è anche questo: stuzzicare la discussione democratica, sollecitare le opinioni. E ribadire che Siracusa è meravigliosa (e permettete che sia una catanese a ribadirlo) in tutti i suoi quartieri.

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