Proseguono gli incontri bilaterali con i politici del territorio. Prossimo incontro di Siracusa Resiliente con l’on. Vinciullo
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
Continuano gli incontri tra esponenti del gruppo di progetto SRRS (Siracusa Resiliente) e forze politiche varie. L’ultimo, in ordine di tempo, ha avuto luogo il 15 febbraio con Sinistra Italiana. Erano presenti Roberto Fai, Raffaele Gentile, Sebastiano Zappulla e Gianmarco Lo Curzio. Per Siracusa Resiliente hanno partecipato all’incontro: Tati Sgarlata, Giovanni Zero e l’autore di questo articolo. Precedenti incontri sono stati realizzati con la Federazione provinciale dei Verdi (rappresentati da Paolo Pantano), con Stefano Zito, deputato regionale del M5S, con il segretario provinciale del PD Alessio Lo Giudice e con la parlamentare (sempre del PD) Sofia Amoddio. C’è stato anche un primo contatto con l’esponente di Rifondazione Comunista Peppe Galletta. Si svolgerà prossimamente un analogo confronto col deputato regionale Enzo Vinciullo.
Nel corso degli incontri bilaterali sopra riferiti gli esponenti di SRRS prospettano agli interlocutori di turno otto proposte che potrebbero servire a rilanciare l’economia e a limitare gli effetti perversi del nostro colossale debito pubblico, in parte indebito, in quanto frutto non solo di politiche spendaccione ma anche di un irrazionale sistema di immissione monetaria che dovrebbe essere corretto. Certamente nessuno si illude che le otto proposte prospettate da Siracusa Resiliente possano trovare facile attuazione. L’obiettivo è, più modestamente, quello di far entrare nel dibattito politico, tramite alcuni esponenti locali dei vari partiti e movimenti, certi temi che risultano ancora assenti e che non trovano alcuna attenzione neanche da parte dei media.
Sorprendentemente, i politici locali già incontrati, compilando un questionario al termine dei confronti bilaterali, hanno mostrato grande attenzione nei confronti della massima parte dei temi trattati nelle proposte. Ciò è abbastanza incoraggiante, anche se non spingerà SRRS a coltivare facili illusioni. Quello che si vuole combattere è la rassegnazione ad una politica di austerità imposta dai cardinaloni del dio quattrino (i banchieri che attraverso porte girevoli passano dai vertici del sistema bancario alle più prestigiose ed autorevoli posizioni all’interno della struttura di vertice degli organismi dell’UE, certamente poco democratici).
SRRS vuole contribuire a rendere più consapevolmente critici i rappresentanti politici, a cominciare da quelli del nostro territorio. Vuole stimolarli ad una assunzione di consapevolezza circa i perversi effetti del debito pubblico sugli indirizzi che vengono imposti dall’alto alla politica, sempre più succube di direttive e di orientamenti pervicacemente ribaditi da economisti dal pensiero unico e da banchieri ed affaristi senz’anima e senza alcuna attenzione per il bene comune e per il benessere delle persone. Vuole contribuire a questo processo di presa di coscienza della illegittimità di parte del nostro debito pubblico e della sterilità delle misure di austerity, che si rivelano addirittura controproducenti. Infatti non alleviano il debito (a causa del quale ci vengono imposte) ma addirittura ne provocano l’ulteriore crescita, deprimendo le possibilità di ripresa e lasciando incontrastato il meccanismo perverso degli interessi, forieri di ulteriore indebitamento.
SRRS non è la sola a opporsi. Essa è in collegamento con altri gruppi che oggi si danno da fare per sconfiggere la sordità e l’indifferenza di fronte a certi temi scomodi per il potere, sui quali la politica preferirebbe stendere un velo di assoluto silenzio. Ma la posta in gioco ormai è la democrazia stessa, che rischia di soccombere di fronte alle politiche di austerità che vengono imposte dall’alto (per motivi tecnici) sia alle alleanze di centrodestra che di centrosinistra. O ad entrambi tali schieramenti, tradizionalmente contrapposti nei momenti elettorali ma poi sempre più spesso costretti a confluire in “larghe intese” o in “grandi alleanze”.
Di fatto il debito continua a crescere (anche per il solo effetto degli interessi) ma intanto ci infliggono salassi sempre più pesanti (come quel fiscal compact, che ci costringe a pagare una cinquantina di miliardi l’anno per l’illusoria prospettiva di ridurre in vent’anni l’attuale debito alla misura del 60% del PIL. Per pagare tale pesantissima rata annuale (50 miliardi) siamo costretti a stringere la cinghia, tagliando la spesa pubblica per sanità, scuola, ricerca, ecc. Ma intanto il debito continua a crescere poiché l’ammontare degli interessi annui è ben superiore alla rata della restituzione imposta dal fiscal compact. Nel 2012 gli intessi hanno raggiunto la stratosferica somma di 85 miliardi.
Un accordo sbagliato è da considerare immodificabile come una legge di natura? Come la legge di gravitazione universale? Firmare il fiscal compact nel 2012 fu un madornale errore: lo ammette ora Fassina (allora responsabile economico del PD); lo riconosce l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che sembra auspicarne una revisione: «così com’è sarebbe terribile per l’Italia». Ed anche l’ex cavaliere ed ex leader Berlusconi, che allora lo approvò, adesso confessa che «esprime in sé tutte le idee di una politica imposta all’Europa da una Germania egemone».
Ma allora son tutti pronti ad annullarlo o a modificarlo? Manco per idea. Al massimo si limitano a invocare un po’ di flessibilità nell’applicazione delle regole ferree dell’austerity. Come ha fatto Renzi e come sta facendo Padoan. Inascoltati.
Varie associazioni (da ATTAC ad altri gruppi che vanno sorgendo un po’ ovunque) evidenziano l’assurdità di questa situazione e il grave condizionamento che ne deriva per la politica, costretta a soggiacere alle ferree regole tecniche dettate dai banchieri e dai mercati, che speculano vigliaccamente sui titoli del debito pubblico. Da più parti si chiede di verificarne la legittimità e si individuano vari aspetti che lo rendono, almeno in parte, illegittimo o indebito. Sulle pagine di questa Civetta abbiamo già dato notizia di un recente libro di autori vari (tra cui il nostro Marco Bersani, che abbiamo avuto modo di conoscere come brillante relatore qui a Siracusa sul tema “Dalla dittatura della finanza alla democrazia dei beni comuni”). Il libro è “L’alternativa all’Europa del debito – Dopo Brexit e caso greco, un piano B contro l’austerità”. Ne sono autori, oltre al citato Marco Bersani: Marco Bertorello, Francesca Coin, Danilo Corradi, Vittorio Lovera, Gigi Malabarba, Christian Marazzi, Eric Toussaint e Cristina Quintavalla.
Proliferano le iniziative sul tema: sabato 4 marzo a Roma il CADTM (comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi) ha organizzato un’assemblea dal titolo «Verità e giustizia sul debito pubblico italiano». Nello stesso giorno a Torino il Gruppo Assemblea 21 ha organizzato un incontro dei cittadini con Chiara Appendino (sindaco) e con gli assessori e i consiglieri sul tema: «Un bilancio senza vincoli – i diritti prima del pareggio di bilancio». Questo l’intento dichiarato dagli organizzatori dell’assemblea civica: «Vogliamo condividere le linee di indirizzo del bilancio di previsione 2017 del Comune di Torino, per mettere al centro i diritti dei cittadini nel rispetto di quanto garantito durante la campagna elettorale. A tal fine vogliamo:confrontarci su un programma di azioni concrete per uscire dalla trappola del debito;affermare tutte e tutti che il nostro futuro è troppo importante per lasciarlo in mano alle banche; fare in modo che il ripudio del debito illegittimo diventi il denominatore comune di comitati e movimenti impegnati sui diversi fronti di lotta e di cambiamento sociale.»
Come si può constatare, si va facendo strada un po’ dappertutto la consapevolezza che un’altra politica economica sia possibile; che il debito pubblico non possa e non debba essere sanato con insopportabili salassi che stroncherebbero la società, l’economia, il benessere e la democrazia stessa; e che si debba uscire da un’economia a debito e da un sistema di monetazione anch’esso a debito. Gli amministratori locali non hanno più alcuna difficoltà ad ammettere il filo rosso che collega il debito indebito, che ci strangola, al patto di stabilità interno, che è l’effetto di quel cappio sulla vita delle comunità cittadine e sull’economia dei nostri Comuni, asfissiata da una continua erosione di risorse.
Chiunque non intenda capire l’importanza dei movimenti delle coscienze già avviati si comporta come lo struzzo che caccia la testa sotto la sabbia. SRRS sta pazientemente avviando i nostri politici a prendere contatto con queste tematiche. Ostiche ma comprensibili alla luce della ragione. Chiunque non voglia prestare orecchie per intendere non venga poi a fare la questua di consensi durante alcuna campagna elettorale. Potrebbe trovarsi di fronte ad elettori giustamente furibondi, in quanto consapevoli dell’insostenibilità del sistema del debito. Che ci sta strangolando.
La questione del debito è complessa ma non è infondata. E non è da liquidare come espressione di populismo: il populismo addita soluzioni semplici per problemi complessi. Qui di semplice o di agevole c’è solo la via di fuga per la quale alcuni politici vorrebbero disinteressarsi della questione del debito per delegarla agli economisti di mestiere. Ma non ci sono più scappatoie di tal genere: la politica deve scegliere se militare dalla parte degli strozzini o schierarsi a difesa degli interessi dei cittadini e della democrazia.

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