Scontro ancora aperto sulla legge regionale 13/2015

Consente interventi edilizi invasivi nell’ambito della logica rozza dello Sblocca Italia. Le Associazioni di tutela hanno proposto diverse modifiche

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Un patrimonio architettonico e paesaggistico che rischia di essere stravolto. La perdita di identità dei centri storici della Sicilia. Questo si teme anche per Ortigia, fluttuante tra l’assenza di uno strumento urbanistico rinnovato e una legge regionale considerata pessima da Associazioni quali in primis Italia Nostra. Le cosiddette “Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici” (L.R. 13 del 2015) non sarebbero quindi altro che un modo per aggirare, e vanificare, quelle regole urbanistiche che fino a questo momento sono comunque riuscite a salvaguardare un patrimonio identitario ineguagliabile. Gli interventi urbanistici sarebbero possibili senza passare da quelle analisi e studi che, posti alla base dei piani di recupero particolareggiati, hanno consentito di non stravolgere il tessuto edilizio e storico delle città d’arte; una “semplificazione” delle procedure, nell’ambito della “logica rozza e sbrigativa dello ‘Sblocca Italia’ ” (così il presidente di Italia Nostra), che, velocizzando iter ed elaborati per le ristrutturazioni e riqualificazioni di antichi edifici, al fine di favorire l’azione diretta dei privati, non potrebbe che azzerare proprio differenze e specificità della variegata e preziosa tessitura urbanistica italiana, e siciliana, ordita dalla storia.

Lo scontro tra Regione e Associazioni rimane così aperto e diverse sono state le modifiche proposte, richiamandosi insieme a principi costituzionali e a norme generali di tutela. Si è chiesto che i provvedimenti comunali scaturenti da questa legge non assumano “carattere di pianificazione, o programmazione urbanistica comunque denominata, solo nel caso in cui gli strumenti urbanistici siano stati sottoposti alla Valutazione Ambientale Strategica ed esista nei centri storici uno studio almeno di livello 3 di microzonazione sismica”; che si escluda il principio del silenzio-assenso e che quindi, nel caso il Comune non assuma delibere entro il termine di centottanta giorni, “si proceda con un Commissario Regionale alla individuazione delle aree nelle quali non è applicabile per interventi di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione la modifica della sagoma mediante rilascio di concessione edilizia singola”; che in particolari situazioni, tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi e dell’eventuale rischio idrogeologico, siano eseguiti preventivi studi ed approfondimenti tecnici specialistici che evitino quei disastri per noi ormai quasi all’ordine del giorno con le avverse condizioni meteorologiche.

Un livello di attenzione molto alto quindi, proporzionale alla pericolosità di norme che, ancora una volta, in linea con altri tentativi di avviare in Sicilia processi di devastanti sanatorie, sembrano voler preludere a nuove speculazioni edilizie su un territorio già gravemente compromesso.

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