Firmato dal governatore Crocetta e da due assessori del suo governo, con valore retroattivo interverrebbe anche su opere già negate per difformità al Piano paesaggistico
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
Sembra che debba proprio iniziare una nuova stagione di lotta strenua per le associazioni ambientaliste, e per tutti i cittadini che hanno a cuore la tutela del proprio territorio, il rispetto e la salvaguardia dei beni comuni. Si colgono un po’ ovunque segnali, indizi, di una nuova aggressione all’integrità paesaggistica della nostra terra che non può che allarmare tutti perché rende più vulnerabile il patrimonio pubblico, anche della provincia aretusea, già da tempo oggetto di attenzioni speculative.
Il punto di partenza (o, se si preferisce, il grimaldello di cossighiana memoria) è un emendamento, presentato in Commissione Ambiente a firma del presidente Rosario Crocetta e degli assessori all’energia Vania Contrafatto e all’ambiente e territorio Maurizio Croce, su cui ha richiamato pochi giorni fa l’attenzione il presidente regionale di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna.
“Una proposta palesemente incostituzionale che il presidente Ardizzone, qualora arrivasse in Aula, non potrà che dichiarare inammissibile perché rischia di cancellare di fatto i piani paesaggistici. Come quella dell’estate scorsa sulla sanatoria delle case abusive entro la fascia dei 150 metri, continuerà a far parlare in pessimo modo della Sicilia e della sua squalificata e inqualificabile classe dirigente. L’ennesima vergogna, un’altra ragione in più per non sentirsi degni di essere siciliani”.
La norma, per fortuna non ancora sottoscritta dall’assessore ai Beni Culturali Carlo Vermiglio, prevede una deroga generalizzata per le opere di pubblica utilità, quindi di fatto una sconfinata casistica, che addirittura avrebbe, secondo Zanna, valore retroattivo intervenendo anche su opere per cui si sono definiti i provvedimenti di diniego per contrasto con i piani paesaggistici di recente approvazione. Un altro atto della pessima devastante amministrazione Crocetta che dovrebbe indurre i pochi ancora distratti a spegnere le ultime (e improbabili) speranze di nuova elezione del governatore che ormai, nella disperata ricerca di consensi e appoggi elettorali, ha deposto la maschera dell’antimafia e della legalità. Il re è nudo!
In questo contesto non può che preoccupare ancora di più quindi quanto accade alla Soprintendenza di Messina dove ritroviamo un personaggio a noi ahimè noto, quell’Orazio Micali, protagonista della stagione peggiore della Soprintendenza di Siracusa, forse ai suoi occhi colpevole di aver adottato un piano paesaggistico a molti sgradito. Il clima lamentato dai colleghi più in vista e responsabili delle unità operative era di mobbing e sospetti, e lo scontro interno toccò l’apice con il caso della piscina dell’ex assessore ai beni culturali Maria Rita Sgarlata. La sua conduzione ha prodotto revoche dei pareri precedentemente espressi dai suoi predecessori e ricorsi con richiesta di risarcimento danni per le vicende più calde, e che ancora sono all’ordine del giorno: il Porto Spero, le 71 villette di Epipoli, il centro commerciale Open Land, il cavalcaferrovia di Rosolini.
È notizia di questi giorni il suo ripensamento in merito alla realizzazione di un termovalorizzatore all’interno della centrale A2A Energie future di San Filippo del Mela. Contro tale ipotesi, nel novembre 2015, si era già espressa la Soprintendenza in linea con quel Piano Paesaggistico del 2009 che della progressiva eliminazione degli impianti industriali, per restituire intatta la bellezza del paesaggio del golfo di Milazzo, ha fatto uno dei suoi punti di forza.
Secondo i comitati locali il soprintendente nella sua valutazione – “contestazioni frutto di travisamenti, insinuazioni gratuite,quando non veri e propriclamorosi abbagli” – avrebbe come sposato la memoria difensiva degli avvocati della società proponente, chiedendo l’annullamento del precedente parere negativo e disponendo la sospensione della valutazione paesaggistica dell’inceneritore, con dichiarazioni che sembrano voler delegittimare l’intero Piano dell’Ambito 9, approvato da un paio di mesi e ancora in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Inutile dire che le speranze dei cittadini sono tutte riposte, anche in questo caso, nell’assessore Vermiglio, che potrebbe perfezionare e chiudere l’iter di istituzione del Piano, e del presidente del Dipartimento regionale dei beni culturali Gaetano Pennino, cui spetta decidere se accogliere o rigettare la richiesta di Micali.
Ma il mosaico che accende i riflettori sui giochi palermitani, e che legittima i dubbi su un prevalere di interessi speculativi che potrebbero servire al governatore, si completa con un’altra tessera: la nuova azione di attacco dell’Eni e dell’Edison al piano paesaggistico della provincia di Ragusa approvato, dopo anni, nell’aprile 2016. Il ricorso al Tar delle due società contro le prescrizioni che impediscono nuove trivellazioni segna il riaccendersi di una lotta ingiustificabile secondo Legambiente che evidenzia la flessione del 45% negli ultimi due anni della capacità estrattiva dei giacimenti presenti. L’eventuale vittoria delle due società significherebbe tornare indietro rispetto a una crescita economica e culturale del territorio basata tutta sul turismo e l’agroalimentare, come testimoniano l’esperienza virtuosa dei centri di Scicli, Modica e Ragusa.
E a Siracusa? Qui pendono sul Piano Paesaggistico i ricorsi già avanzati al CGA avverso le speculazioni edilizie negate (quelle più sopra elencate insieme alla Pillirina) che sono già state oggetto di ricorsi al TAR ma che hanno sempre visto affermate le ragioni della Soprintendenza anche grazie alla difesa ad adiuvandum di Legambiente. Quando Orazio Micali venne chiamato alla Soprintendenza di Siracusa, primo suo atto formale fu quello di richiedere tutta la documentazione relativa alla fase di concertazione e alle osservazioni pervenute dai sindaci a seguito della pubblicazione del Piano il primo febbraio 2012, a firma della responsabile dell’unità operativa, lasciando poi aperti i tempi, in realtà non perentori, per eventuali ulteriori osservazioni. Ma che quanto fino a quel punto era stato realizzato dovesse essere in qualche modo vanificato è presto stato di dominio pubblico come testimoniato dalle diverse sospensioni, e reintegri disposti dai giudici, di molti dirigenti.

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