Nell’Eremo di Avola Antica un museo della tradizione presepistica?

Abbandonato per decenni e restaurato, conserva una suggestiva configurazione scenografica. La proposta, pubblicata nella rivista della Provincia nel 1986, è ancora valida.

 

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2016

Nell’ottica di un riuso adeguato alle nuove esigenze culturali e in un discorso che mira alla conservazione e alla tutela del patrimonio ambientale ed architettonico, si pone l’utilizzo dell’Eremo di Avola Antica, finito di restaurare nel 2004.

L’intero complesso, consequenzialmente alla situazione determinatasi con la legge Crispi del 1890, riguardante la riforma degli Istituti di beneficenza e gli eremi nel 1923, con asta pubblica veniva smembrato e ceduto ai privati. Alcune parti subirono pesanti rifacimenti, altre, invece, lasciate allo stato originario, permettono, dopo il loro restauro, la lettura dell’impostazione planimetrica e dei profili architettonici dell’interessante struttura edilizia settecentesca.

Situazione ambientale – La configurazione scenografica dell’Eremo, orizzontale nella disposizione d’insieme ma emergente per la struttura della chiesa e per la particolare posizione terrazzata, costituisce un punto di riferimento nell’area terminale degli Iblei e in particolare del territorio di Avola Antica. E’, fra l’altro, l’unica testimonianza di rilievo nei pressi dell’antico sito della città, durante quel processo di ricostruzione che, dopo il terremoto del 1693, portò a concepire l’edificazione della nuova Avola in pianura e con una pianta a perimetro esagonale.

La chiesa e l’eremitaggio furono voluti dal sac. Sebastiano Li Gioi (1677 ca. – 1747) che concretizzò tale suo desiderio con atto notarile del 1719 e li realizzò con propri fondi a partire dal 1729.

La Chiesa – L’elemento che segna verticalmente l’intero complesso è la facciata della chiesa. Questa, ad una  navata, è formata sul davanti da unico corpo avente, nella parte inferiore, il portale d’accesso e, sulla sommità la cella campanaria con tre fornici dei quali il centrale, più alto, è sormontato da un timpano. All’interno dei fornici vi sono le campane mentre due volute a spirale concludono i loro profili esterni raccordandosi con la sottostante trabeazione.

Il portale, semplice ma raffinato, presenta tre gradini di accesso e, ai lati, due lesene sporgenti con capitelli tuscanici, sorreggenti piedritti decorati con foglie d’acanto. Questi, a loro volta, danno sostegno ad eleganti vasi colmi di frutta e foglie.

L’arco a tutto sesto del portale ha la chiave segnata da una testina mentre un arco spezzato, posto superiormente ad esso, funge da chiusura all’insieme e contemporaneamente si pone come elemento di raccordo con le parti delle pareti del prospetto definite in pietra calcarea.

Risolta con l’intonaco è la rimanente superficie della facciata, mentre un rosone presente al centro ha il compito di illuminare la cantoria.

All’interno la chiesa ha subito il rifacimento degli altari laterali negli anni 1911 e 1914. Elegante è la ringhiera liberty che separa la navata dal presbiterio. Questo è ricoperto da piastrelle del primo Novecento aventi motivi romboidali con foglie stilizzate nei colori rosso mattone, beige e nero, mentre la navata conserva basole quadrate di pietra pece.

Anche l’altare maggiore, nel 1925, subì pesanti rifacimenti, ma nel 1984 un caso fortuito (alcuni ladri lo avevano divelto alla ricerca d’immaginari tesori) ha consentito di far emergere parte dell’altare originale del Settecento. Barocco nella concezione, questo si presenta concavo nella parte centrale e con decori rococò. Lateralmente ha due sporgenti volute decorate alla base da grandi foglie d’acanto recanti, nella parte superiore, splendide teste di putti serpottiani. Il tutto era sormontato, sulla parete absidale, da un’interessante tela attribuita al pittore Costantino Carasi trafugata nel 1973 e raffigurante l’Immacolata con i santi Corrado, Venera.

Nella chiesa è conservata pure l’effigie di un bassorilievo in pietra dipinta il cui ritrovamento avvenne casualmente alla fine del ‘700 nel luogo dell’antica Abola in cui doveva situarsi la precedente chiesa del convento dei Cappuccini. L’immagine, di fattura artigianale, raffigura, in un’impostazione di tipo tradizionale, la Madonna che allatta il Bambino. Vi si conserva pure la piccola campana bronzea, finemente decorata, rinvenuta assieme al bassorilievo.

Il convento – A destra della chiesa è l’ingresso del convento. Questo poggia le sue fondazioni sulla rupe calcarea che fa da parete alla sottostante cava ed è costruito con blocchi di pietra irregolari legati da malta cementizia. L’altezza del piano terra e del piano superiore dei corpi è invece segnata da linee orizzontali risolte con pietra quadrata. Le corsie del convento seguono l’andamento del suolo, per cui la linea spezzata del tetto sembra adeguarsi all’ambiente e con esso fondersi.

Le finestre evidenziano l’estrema semplicità delle pareti esterne del romitorio. I vuoti che esse determinano accentuano le notevoli dimensioni dell’intera struttura e alcune s’impongono per l’elegante sobrietà. Culminanti con un arco ribassato presentano, nelle chiavi, ieratiche figure femminili quasi avvolte nel fogliame d’acanto, mentre mensole, delicatamente intagliate, sorreggono le soprastanti architravi decorate, nella parte sottostante, con sporgenti dentelli. Ampio, con grandi ambulacri, è l’interno dove si aprono le numerose celle ed altri vani.

Proposta di utilizzo – Una struttura architettonica, quella dell’Eremo di Avola Antica, che va attenzionata. Una proposta potrebbe essere quella di realizzare un’esposizione permanente di presepi e costituire, così, l’“itinerario presepistico degli Iblei”. Ne farebbe parte, oltre ad Avola Antica, San Corrado di Fuori con il grande diorama realizzato nell’Eremo e la preziosa “Natività” in cera di Fra’ Ignazio Macca del 1800 esposta nello stesso convento, e poi ancora Palazzolo Acreide con i presepi della Casa Museo di Antonino Uccello, Buscemi, Canicattini, Sortino. Ciò potrebbe rivitalizzare l’immagine dei monti Iblei e costituire, insieme all’eccezionale raccolta dei presepi di Palazzo Bellomo a Siracusa, un particolare e affascinante punto di riferimento per tutta la Sicilia.

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