Archivio di Stato, in discarica faldoni di antichi documenti

E ora, dopo gli ultimi allagamenti, a essere tolti dal seminterrato sono gli arredi marci. La scelta sciagurata di avere allocato la sede negli scantinati della scuola Mazzini di Bosco Minniti

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Sul retro del comprensivo di via Madre Teresa di Calcutta un enorme cassone rifiuti viene riempito via via degli arredi ormai marci di quello che è stato l’archivio storico del Comune di Siracusa. Già nei giorni scorsi sono stati gettati in discarica i faldoni che l’acqua piovana dell’acquazzone di novembre portava con sé avanti e indietro nel grande lago formatosi tra i pilastri della scuola: almeno un metro e mezzo di profondità. Dalle grate delle finestre si intravede lo stato di totale desolazione in cui versano i locali chiusi e il pensiero che si fa strada è che finalmente non potranno più essere utilizzati. Migliaia di euro sprecati prima per ristrutturare poi per arredare quindi per catalogare documenti persi per sempre. E ovviamente parole di sdegno, di stupore per quanto accaduto che sanno di vecchio refrain. Inutili. Le abbiamo sentite tante volte.

Nel lontanissimo 1995, fu una segnalazione allarmata del professore Salvo Adorno, allora consigliere comunale, abituato per le sue ricerche storiche a rincorrere fonti e documenti antichi, a indicare la presenza di alcune carte d’archivio gettate alla rinfusa nello scantinato dell’ex scuola di via Nome di Gesù. Da quel momento, a cercare di salvare il salvabile, e tentare un minimo di ordine delle carte ancora leggibili, è intervenuto il geometra Marcello Cioè, dell’ufficio di provveditorato del Comune, al quale si deve quel po’ di organizzazione che si era riusciti a raggiungere ricomponendo le membra sparse di un enorme patrimonio abbandonato in edifici diversi della città e lasciato all’incuria:  progetti edilizi, relazioni e planimetrie di piani regolatori, deliberazioni dei secoli XIX e XX, carteggi vari di carattere tecnico, amministrativo e politico, venivano così progressivamente rimessi insieme e catalogati.

Ma già da allora il destino di quelle carte era segnato. Nell’ambito di quella iattura che è stata per Siracusa la cosiddetta urbanistica contrattata (accordi per lo più discutibili tra Comune e imprenditori) l’assessore Vincenzo Vinciullo indicava quale sede idonea per l’archivio comunale proprio il seminterrato della scuola Mazzini di Bosco Minniti: ai Frontino, che nel frattempo in luogo del versamento di alcuni oneri di urbanizzazione realizzavano il tensostatico nel vicino parco Robinson, il compito di ristrutturare il basso (ma non sappiamo chi alla fine abbia fatto fronte ai costi, se il pubblico o il privato!) che in quei mesi, funesto presagio, già raccoglieva un paio di metri d’acqua per recenti piogge. Un luogo di conservazione e non di consultazione chiariva l’ingegnere capo del Comune Andrea Figura. Una scelta folle, del tutto contraria a quanto stabilito dalle Soprintendenze archivistiche regionali che hanno sempre posto come irrinunciabile l’opportunità di reperire “locali sani, puliti, areati, ragionevolmente sicuri da intrusioni e da rischi di allagamento; sempre altamente sconsigliati i seminterrati”. Appunto!

Nell’attesa che i lavori si concludessero (a pompe idrovore si affidava il destino dei luoghi)  capitavano fatti strani: per esempio, ma è solo uno dei tanti  esempi possibili,  nel 2006, era segnalata in città, presso i rigattieri del settore, la presenza di un nuovo stock di documenti d’archivio di misteriosa provenienza: una lettera di don Sturzo, una cartolina firmata da Luigi Malerba, una relazione su spese affrontate per gli arredi e la sistemazione del Teatro comunale (i suoi ricorsi storici!), antiche planimetrie della città con l’originaria toponomastica curate dal Mauceri, progetti costruttivi e altro ancora. Lo stesso era accaduto in anni precedenti per atti d’archivio della Provincia Regionale, del Distretto Militare, del Tribunale, del Comune stesso.

Poi finalmente nel 2008 i locali venivano inaugurati e arredati con 40mila euro, e grazie a un  progetto di formazione per giovani laureati, retribuiti con quattro soldi, si procedeva, pur tra molte  difficoltà per il reperimento delle magre risorse, a catalogare e riordinare i documenti. La parte più preziosa, 6mila faldoni, veniva sistemata in due armadi blindati: tra di essi atti relativi al periodo tra il 1840 e il 1920, documenti del periodo borbonico, anni in cui Siracusa  esercitava la propria giurisdizione su un territorio molto ampio, e il fondo di Cristian Reimann, sottratto fortunosamente ai topi, con documenti relativi alla gestione della villa fino agli anni 80, alcuni in danese e inglese. Nella chimerica attesa che l’intero patrimonio documentale della città venisse riunito in un’unica sede finalmente realizzando il sogno di un contenitore culturale di prestigio riadattando qualche edificio storico, nell’archivio sotterraneo si svolgeva anche qualche momento espositivo per le scolaresche per recuperare la memoria storica di un passato sempre attuale (penso a un interessante antico progetto del teatro comunale).

Da quel momento, a volte anche per due volte nello stesso anno (nel 2012), poi nel 2014, quei locali si sono allagati con ostinata perseveranza. Semplice il motivo: le salvifiche pompe idrovore non vengono sottoposte a manutenzione, terra e aghi di pino si infilano ovunque e tutto si intasa.

E ogni volta si è promesso che sarebbe stata l’ultima. Proprio come si ripete oggi.

2012 e 2014 – Le dichiarazioni e il nulla di fatto

Nel 2012 Vinciullo, per non smentire la sua primigenia infausta scelta, definiva “strano” l’allagamento visti gli “accorgimenti tecnici” nei lavori di adeguamento dei locali che dovevano ospitare “un archivio tra i migliori in Italia” (!): “Quell’archivio è costato una miseria (sic) e abbiamo bonificato il sito, consolidato le basi della scuola ed evitato che quel posto diventasse luogo d’incontro del malaffare”. E così, se nell’immediatezza dei fatti si parlava di un trasferimento “immediato” dell’archivio – “L’archivio storico deve essere trasferito dalla sua sede attuale il più presto possibile” (Salvo Cavarra, componente della II commissione consiliare); “Quel materiale non può più rimanere lì, va trasferito  immediatamente, fondi permettendo, e troveremo un luogo più idoneo” (Mariella Muti, assessore alla cultura) – e si manifestava la certezza che mai più sarebbe accaduto, subito dopo, sulla scia di Vinciullo, sia l’assessore alle politiche scolastiche Gianluca Caruso, sia l’assessore ai beni e politiche culturali Mariella Muti rettificavano: “Le pompe non hanno funzionato bene, deve intervenire subito l’ufficio tecnico per la manutenzione ordinaria ed evitare che ciò riaccada, ma non ha senso spostare un archivio così grande e ordinato. Non si è perduto nulla: i documenti più preziosi erano custoditi  sotto chiave e quelli meno importanti nella parte bassa degli scaffali, basta aspettare che asciughino, ma non c’è alcun danno grave né irreparabile. Provvederemo a spostare l’ultimo scompartimento e posizionare i fascicoli in alto”.

 

E così nel 2014: “Ereditiamo una situazione delicata e comprendiamo come le passate amministrazioni abbiano avuto difficoltà a trovare il luogo adatto ad ospitare i pregiati volumi (alcuni dei quali sono nei locali di via Minerva): manca da sempre la sede dell’Archivio storico e quella dello scantinato della scuola era certo una soluzione tampone. Oggi, per le condizioni non idonee della struttura, ci troviamo di fronte a due problemi: quello più urgente è appunto relativo a interventi necessari per salvaguardia e la conservazione dei volumi; l’altra riguarda l’esigenza di trovare una sede definitiva. Stiamo pensando alla possibilità di utilizzare uno degli spazi della sala Randone destinandolo all’Archivio comunale. In questa stessa sede vorremmo trasferire la Biblioteca comunale e, dunque, l’ipotesi di spostare anche l’Archivio storico della città sarebbe auspicabile, anche perché avremmo a disposizione personale specifico” Alessio Lo Giudice, assessore alle Politiche culturali.

Da leggere

Villetta Aretusa: l’ascensore che “non va giù”. Intervista al sindaco Francesco Italia

Quando è iniziata a girare la notizia, molti hanno pensato a uno scherzo, la provocazione …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti