Cgil: “Per l’IAS serve una convenzione regionale trentennale”

Mario Rizzuti, segretario della Filctem: “L’impianto è il pesce pulitore dell’area industriale. No a soluzioni ambigue”, 57 impiegati diretti e altri nell’indotto non possono rimanere sulla graticola”

 

La Civetta di Minerva, 25 novembre 2016

Si è fermato per ora lo sciopero dei lavoratori dell’Ias: un minimo di parvenza di tranquillità in attesa di capire cosa accadrà a breve.

“L’Ias è il pesce pulitore dell’area industriale – ci spiega Mario Rizzuti, segretario Filctem Cgil – ma anche del territorio provinciale visto che gli scarichi urbani di Melilli, Priolo e Siracusa alta in confluiscono in questo depuratore. Eppure, nonostante accolga i reflui di industrie e Comuni, l’impianto non lavora al massimo regime tanto è vero che più volte è stato sollevato il problema Augusta. Seconda solo a Siracusa per numero di abitanti e città che dovrebbe avere a cuore il tema ambientale, Augusta non ha un depuratore ma in cassetto 2 vecchi progetti: la costruzione del depuratore specifico per la città o il collegamento con l’Ias. Qualche settimana fa l’assessore alle politiche ambientali e commissaria dei rifiuti in Sicilia, la Contraffatto, messa dinanzi alla  possibilità di collegare la città all’impianto attualmente funzionante (meccanismo peraltro più semplice ed economico) ha insistito sulla creazione di un impianto specifico per Augusta. Progetto che prevedeva 33 milioni (fondi UE) già lievitati nella fase di fattibilità a 50 milioni di euro. Una scelta discutibile visto che con una cifra molto inferiore  sarebbe intanto possibile realizzare l’allaccio con l’Ias e  mettere Augusta in condizione di disporre di un impianto depurativo immediato. Inoltre questo aumenta l’importanza del depuratore IAS con miglioramento dell’ambiente e del territorio, come accaduto nell’ultimo trentennio, attraverso controlli ferrei e costanti sull’acqua in uscita, sia da parte della stessa IAS che dagli organi competenti in materia come l’Arpa e altri enti preposti”.

Se immaginiamo per un attimo che l’impianto dei reflui non ci sia più o si fermi, lo scenario diviene apocalittico per il territorio perché significherebbe avere un’area industriale e cittadina indietro di 30 anni quando il mare assumeva colori diversi in base a quello che si scaricava. A parte il fatto che fortunatamente oggi le leggi lo vietano…apocalittico è il fatto che le aziende se non attrezzate si dovrebbero fermare  con possibili conseguenze sia sull’ ambiente ma anche sulla sicurezza.

“La convenzione trentennale è scaduta il 31 dicembre del 2015 – aggiunge Rizzut i- e da un anno si tenta di far ragionare gli enti regionali. L’Ias è per il 70% pubblico ma con una gestione mista, visto che il 30% è rappresentato da aziende che scaricano nell’impianto. Tant’è che il consiglio di amministrazione è composto da rappresentanti pubblici e privati ma il presidente dell’Ias è appena stato nominato dalla Regione. Questo in parte tranquillizza il sindacato poiché appare chiara la volontà politica di mantenere l’Ias sotto controllo pubblico. Per evitare che i privati da controllati divengano anche controllori il sindacato ritiene fondamentale la presenza forte e costante della Regione ed un rinnovo trentennale della convenzione”. Il sindacato aveva cominciato già 6 mesi prima la scadenza della convenzione i viaggi della speranza a Palermo cercando di arrivare ad un rinnovo in tempi certi. Eppure per tutto il 2016 si è proceduto di proroga in proroga. “Fortunatamente l’idea del bando di gara sembra sia  stata abbandonata – spiega Rizzuti – ma rimane impellente il rinnovo della convenzione secondo le nuove direttive e norme. L’obiettivo sarebbe chiudere tutto entro l’anno ma con tutta probabilità, dati i tempi della politica, si rischia un’ulteriore proroga che però sarebbe l’ultima possibile”.

Peraltro l’Ias è l’unico ente che paga(va) un canone alla Regione di 500 mila euro l’anno seppur è vero che da un po’ non versa nulla nelle casse dell’IRSAP (ex ASI) di Siracusa. “ Il problema è reale – conclude il segretario Filctem – ed è cresciuto con il fallimento della Sai 8 che avrebbe dovuto pagare al depuratore consortile  un canone che ammonta a 2 milioni e mezzo di euro. Ciò comporta un ammanco che impedisce all’Ias di attuare operazioni di ristrutturazione e manutenzione delle quali l’impianto ha necessariamente bisogno. Il problema potrebbe essere risolto utilizzando una parte dei soldi che l’Ias deve all’Irsap, assieme a fondi da chiedere all’UE attraverso progetti che possano consentire il rilancio e la ristrutturazione dell’impianto. Ecco perché i lavoratori si sono mobilitati: vogliono certezze lavorative. 57 impiegati diretti e altri nell’indotto non possono rimanere sulla graticola per mesi, quindi il sindacato ha  chiesto un incontro con il neo Presidente per sollecitare la stipula della nuova convenzione” e trovare immediatamente i fondi per la manutenzione dell’impianto. Ma si sa Palermo è lenta e la politica nostrana sempre incerta. Mentre i mesi passano…

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