Escono dal processo Sai 8 sette indagati, tra cui Marotta e Torrisi

L’ex a.d. Monica Casadei patteggia e chiede la condanna a 23 mesi. Oro Blu: clamore solo mediatico, dopo quattro anni siamo appena alla seconda udienza

 

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

È stata fissata per il 21 novembre la seconda udienza del processo per il fallimento SAI8 che si è aperto il 31 ottobre scorso. I magistrati dovranno decidere se accogliere la proposta di patteggiamento avanzata dai legali di Monica Casadei, a.d. della società dal 2009 al 2012.

Piuttosto che correre il rischio di vedersi comminare una pena detentiva che potrebbe anche essere di 4 anni, è stata presentata l’istanza di una riduzione a solo un anno e 11 mesi, probabilmente con i vantaggi della condizionale che eviterebbe alla Casadei l’effettiva detenzione nelle patrie galere, e di una transazione con la curatela fallimentare di due milioni e mezzo, laddove l’ipotesi di reato per i quattro imputati è di aver distratto a proprio beneficio 6 milioni di euro.

Comunque quisquilie in un fallimento da 74 milioni.

Una decisione di avvalersi del rito alternativo previsto nel nostro sistema giudiziario che, a quanto risulta, sarà seguita anche dagli altri tre imputati. Per i Siracusani la magra consolazione di una sostanziale ammissione di colpa in un contesto comunque già ben delineato dalle indagini della Procura che si è avvalsa dell’opera preziosa della Guardia di Finanza e di propri consulenti per ricostruire nel dettaglio il percorso del fiume di denaro transitato, senza ostacoli, dalle tasche dei contribuenti direttamente a quelle di società private degli stessi amministratori o a quelle dei legali e alle società a loro facenti capo.

Senza ostacoli, perché nei mesi in cui si consumava la premeditata e scientifica spoliazione delle pubbliche risorse hanno taciuto le voci di chi aveva specifici obblighi di controllo e vigilanza, e che purtroppo, a quanto pare, non sarà chiamato a rispondere della propria ignavia se non connivenza.

Escono invece dal processo SAI8 altri 7 indagati (Salvatore Torrisi, direttore generale della SAI8 dal 2010, Giuseppe Bosco, Patrizia Blundo, presidente del collegio sindacale, Antonio Alzechi e Valerio Pignoli, componenti del collegio, Giuseppe Marotta e Antonio Failla, amministratori Sogeas) che restano comunque in attesa che si definisca la richiesta di archiviazione presentata dai sostituti procuratori Andrea Palmieri e Margherita Brianese già il 23 maggio scorso.

Per l’ingegnere Giuseppe Marotta, storico amministratore delegato della Sogeas, la fine di un incubo iniziato con la dichiarazione di fallimento della società gestore delle acque siracusane.

Già in occasione dell’avviso di conclusione indagini (maggio 2014), a proposito dell’accusa di mancata vigilanza su quanto messo in atto dalla SAI8, delle sue dimissioni nel marzo 2011 da a.d. della Sogeas (dimissioni di fatto obbligate perché ritenuto d’ostacolo) e del subentrare in sua vece    dell’avvocato Antonio Failla (amministratore delegato e poi liquidatore della Sogeas fino al fallimento) più gradito ai vertici della SAI8, Marotta così aveva commentato: “Una sostituzione che la dice lunga sulla mia reale posizione. Io sarò in grado di dimostrare, con gli atti prodotti nel tempo e già consegnati alla Procura, il mio grado di estraneità da quanto si è perpetrato a danno di questo territorio, ma proprio non posso accettare che il mio nome sia affiancato agli altri indagati.

La mia è tutta un’altra storia, di vittima più che di carnefice”.

Parole oggi confermate dalla richiesta di archiviazione della sua posizione.

Secondo i sostituti procuratori infatti le imputazioni a suo carico non sono risultate tali da costituire reato.

Ricordiamo che all’ingegnere Marotta era stato imputato: di non aver preteso il rispetto dei patti parasociali tra Sogeas e SDS spa quando, già a partire dall’agosto 2009, era chiaro che le commesse affidate da SAI8 alla privata SDS divenivano esorbitanti rispetto a quanto stabilito; di non aver agito nei confronti di SAI8 per ottenere il rispetto del piano di rientro del debito di oltre due milioni e mezzo verso Sogeas pattuito nel gennaio 2010; di aver realizzato nel 2010 la costruzione del collettore in contrada Targia, con una spesa pari a 280mila euro, solo sulla base di un accordo verbale con Ferraglio Marzio  e comunque senza un formale incarico da parte del consorzio ATO.

Secondo i magistrati Palmieri e Brianese, fermo restando il dato oggettivo, non è risultata alcuna volontà di arrecare danno alla società o di aver voluto sia utilizzare i beni sociali per finalità diverse da quelle dell’impresa sia creare un rischio di pregiudizio per i creditori.

In particolare, in merito al debito, esso sarebbe stato superato attraverso il versamento di 1.035.000 euro da parte della SAI8 e dalla compensazione del residuo con il credito di Sorgesa verso Sogeas nel novembre 2010; mentre, in merito al collettore della Targia, non di “atto di rilevanza criminale” si deve parlare bensì di un intervento urgente dovuto alle continue richieste dell’amministrazione comunale di evitare il perdurare di illeciti sversamenti di reflui nel Porto Grande.

“Se ho sbagliato l’ho fatto in buona fede – commenta l’ingegnere Marotta -. Mai per interessi personali. Ma il mio sbaglio reale è stato quello di non capire per tempo la pericolosità di questi soci, che io stesso ho inizialmente aiutato ad inserirsi nel mercato siracusano. Nessuno potrà mai risarcire questi anni così difficili, che ho superato grazie all’aiuto dei miei cari e della stima, mai incrinata, di chi mi conosce. L’onta a cui si è sottoposti è sempre devastante e quando è il tempo dei chiarimenti, certo sui giornali non campeggia nessun titolo sensazionalistico come quelli del passato. La fiducia riposta nella magistratura ha dato finalmente i suoi frutti e spero che la mia integrità venga riconosciuta anche nell’altra vicenda che mi vede coinvolto proprio a causa delle accuse infamanti di chi oggi viene rinviato a giudizio”.

Il processo Oro blu: un processo nei fatti solo mediatico perché dopo 4 anni siamo in attesa appena della seconda udienza.

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