Intervista al curatore Dirk Booms, in questi giorni a Siracusa: “Abbiamo esposto 200 oggetti, alcuni dei quali in Inghilterra per la prima volta. 13 provenivano dal Paolo Orsi”
La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016
Dirk Booms, 34 anni, ha studiato Archeologia Classica a Lovanio (Belgio). Dottorato di ricerca a Reading, Roma e Cambridge. Ha insegnato a Cambridge, Oxford, e Birkbeck College. Dal 2012 al 2017 è curatore di Archeologia Romana presso il British Museum di Londra. La Civetta lo ha intervistato.
Dr. Booms, come mai a Siracusa?
Dal 21 aprile al 14 agosto di quest’anno la Sicilia più bella è stata ospite del British Museum di Londra. La mostra, intitolata “Sicilia, Cultura e Conquista”, è stata organizzata in collaborazione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Identità Siciliana, sponsorizzata dalla banca svizzera privata Julius Bar. Sono tornato per accompagnare una delegazione degli sponsor del British Museum, in visita a Siracusa per 7 giorni. La nostra istituzione è fortemente basata sui rapporti con gli sponsor e gli ambienti esterni. Per esempio, prima dell’inaugurazione della Mostra, ho accompagnato una delegazione di giornalisti delle più importanti testate inglesi che hanno visitato in particolare il vostro Museo e la zona archeologica.
Ci parli della mostra, quali risultati ha ottenuto?
Un bilancio molto positivo. Nello stesso periodo della mostra sulla Sicilia, il British ne ospitava un’altra (Egitto sott’acqua) in uno spazio espositivo più grande e con rilevanza mediatica maggiore. Eppure quella sulla Sicilia ha riscosso più successo. Ho curato ed assistito ad altre mostre e devo dire che il bilancio non è sempre positivo. Per questo evento abbiamo avuto circa 106.000 visitatori (una media di circa 1000 al giorno, di cui circa la metà da fuori il Regno Unito) che rappresenta un ottimo risultato. L’81% ha giudicato “Buona/Eccellente” la mostra e al 55% dei visitatori ha cambiato il loro concetto sulla Sicilia. Inoltre, durante la mostra si è tenuta una serie di eventi collaterali (approfondimenti e dibattiti con esperti ed iniziative culturali con artisti siciliani) sempre molto affollati e apprezzati.
Cosa avete esposto in particolare durante questo evento sulla Sicilia?
Abbiamo esposto circa 200 oggetti, alcuni dei quali in Inghilterra per la prima volta. Di questi 37 da musei siciliani (13 da Siracusa), il resto da varie parti del mondo. In particolare, un altare
smaltato di terracotta risalente al 500 a.C., un mosaico bizantino dal Museo Diocesano di Palermo, la Scodella per le libagioni in oro risalente al 600 a.C., una scultura di terracotta che raffigura il mostro Gorgone, un busto di marmo di Federico II. E poi, il gran finale con un rostro di bronzo usato da una nave romana: un reperto trovato da poco a Levanzo. Tra gli oggetti più interessanti, una mappa commissionata da re Ruggero al cartografo islamico Al-Idrisi, e custodita ad Oxford, e un falcone di bronzo che si trova al MoMa di New York.
(Il British Museum ha una ricca collezione di reperti siciliani, sparsi in vari settori e in vari piani. In particolare la “Croce di Lampedusa”, in mostra da dicembre 2015: si tratta di una croce realizzata nell’Ottobre 2013 dal falegname lampedusano Francesco Tuccio con le assi di legno provenienti da un barcone di naufraghi migranti. Un pezzo che ha commosso gli inglesi e suscitato l’interesse della stampa internazionale e che sottolinea il messaggio sui vantaggi del multiculturalismo, della tolleranza e dell’apertura agli altri. Non a caso il British Museum ha organizzato vari eventi sull’immigrazione nella storia europea, NdR).
Parla bene l’italiano, come mai?
Ho studiato a Roma e vengo spesso in Italia, in particolare in Sicilia e a Siracusa. Specie dal 2012, quando il B.M ha stipulato una Convenzione con l’Assessorato regionale ai Beni Culturali che prevede uno scambio di reperti e l’organizzazione di mostre nel quinquennio 2012/2017. A seguito di questo accordo, mi sono occupato del trasferimento dell’Elmo di Ierone dal British al Museo Paolo Orsi, dove è stato in mostra da ottobre 2012 a Gennaio 2013. In questa occasione ho avuto modo di conoscere persone competenti e disponibili (le guide turistiche Lucia Iacono e Carlo Castello) che mi hanno aiutato anche per la Mostra sulla Sicilia e con le quali è iniziata una bella collaborazione oltre che un’amicizia.
Il British Museum è un’istituzione pubblica, come il nostro Museo Archeologico e molti altri, eppure c’è molta differenza
Non conosco perfettamente il funzionamento delle vostre istituzioni, ma in Inghilterra i Musei pubblici e statali sono sostenuti dai privati, sia per quanto riguarda le sponsorizzazioni di mostre ed eventi, sia per quanto riguarda i finanziamenti dei membri (o soci) che versano delle quote annuali. Questo fa sì che l’ingresso al Museo è gratuito, mentre le mostre e gli eventi speciali sono a pagamento. Inoltre il Museo ha la possibilità di assumere a tempo determinato varie figure professionali (che si alternano) e di affidargli dei compiti specifici. Il museo londinese è il più affollato d’Inghilterra e tra i più visitati al mondo (6,7 milioni di presenze annuali).La sua gestione è affidata ai dipartimenti: quello tecnico-scientifico, quello finanziario (che si deve occupare anche di trovare sponsor e finanziatori), quello commerciale. Il bilancio economico del British si basa quindi su tre principali fonti di entrate: finanziamento statale, finanziamento privato (sponsor e membri) e ricavi dall’attività di merchandising (bookshop, ristorante, negozi).
Tra vari oggetti in vendita, il catalogo della mostra, venduto a 30 sterline, edito da Dirk Booms e Peter Higgs. Tra i ringraziamenti abbiamo notato le citazioni per Lucia Iacono e Carlo Castello, guide turistiche a Siracusa, (NdR).
Quali prossime attività per Dirk Booms e per il British?
Al British ci sono sempre interessanti eventi da visitare (dal 19 maggio al 27 Novembre è in corso “Egipt’s lost worlds”, mentre dal 27 ottobre al 26 febbraio 2017 “South Africa, the Art of a Nation”, NdR) per quanto mi riguarda sto per terminare il quinquennio per cui sono stato assunto come Curatore di Archeologia Romana e non so ancora di cosa mi occuperò in futuro, magari in un altro museo, in un’altra parte del Mondo.
Il paragone con i nostri musei è spontaneo e il risultato spietato. Scontiamo una superata e inefficace impostazione gestionale, una scarsa cultura manageriale, una forte ingerenza politica Mentre di sicuro non ci manca la materia prima e le cose da esporre e nemmeno le risorse umane che, per fortuna, se non trovano spazi nel nostro Paese riescono ad affermarsi all’estero.

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