Ogni anno 13mln di mc di refluo depurato in Porto Grande

Condizioni di forte degrado delle acque. E’ urgente eliminare lo scarico di così ingenti quantità nei pressi della foce del fiume Anapo. Le soluzioni possibili

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

I fenomeni di eutrofizzazione che periodicamente si manifestano con la presenza di mucillagini e a volte anche con morie di pesci, fenomeni verificatisi anche l’estate scorsa, già da tempo avrebbero dovuto imporre agli amministratori un’attenta analisi e una efficace strategia di intervento per ripristinare condizioni più soddisfacenti delle caratteristiche di qualità delle acque del porto grande. Le condizioni di degrado delle acque del porto grande destano serie preoccupazioni. Senso di responsabilità impone oggi scelte definitive, coerenti ed univoche per l’uso corretto e razionale delle risorse idriche e non certamente il perseverare di comportamenti dilatori.

Situazione e cause del degrado – Il Porto Grande presenta delle criticità dovute principalmente allo scarso se non inesistente ricambio idrico in alcuni suoi punti. Le migliori condizioni di moto ondoso si presentano all’imboccatura del porto e poi nel tratto che va da sudest verso sudovest, mentre le peggiori condizioni di ricambio idrico sono quelle individuate da ovest a nordovest, dove si hanno i maggiori apporti liquidi e solidi provenienti dai fiumi e dallo scarico del depuratore consortile di Siracusa che, ancorché depurato, secondo i limiti tabellari imposti dalla normativa vigente, continua nel suo processo di ossidazione e di mineralizzazione di quel carico organico che ancora possiede, anche se in misura assai ridotta ma con effetti cumulativi nel tempo non indifferenti sulle già precarie condizioni qualitative del corpo ricettore.

Situazioni di ulteriore degrado sono correlati ai fenomeni di interramento molto evidenti come quelli in prossimità del vecchio ponte dei calafatari del porto piccolo.

Effetti dell’inquinamento – Studi effettuati dalla dott.ssa Profeta dell’Arpa hanno evidenziato la proliferazione di microalghe legata essenzialmente a fattori climatici, alle condizioni di alta pressione atmosferica, al ricambio idrico ridotto o nullo e alla temperatura dell’acqua relativamente elevata, quasi sempre maggiore di 22 °C. Proprio nei tratti dove si verificano queste condizioni le microalghe possono dare luogo a una fioritura, cioè a un aumento del numero della popolazione cellulare fino a raggiungere concentrazioni nell’acqua assai elevate. In presenza di nutrienti (composti dell’azoto e del fosforo) come gli apporti dello scarico del depuratore e ad alte temperature proliferano in modo esponenziale e diventano produttrici di biotossine. Se non c’è ricambio idrico si ammassano divenendo potenzialmente pericolose per le persone sensibili alle biotossine algali. La presenza sott’acqua e sugli scogli di uno strato dall’aspetto gelatinoso e dalla colorazione bruno-rossastro, la presenza di filamenti anche sotto forma di schiume di color grigio o bruno rossastro sono segnali caratteristici del fenomeno di fioritura massiva delle microalghe.

Durante la fioritura la presenza di cellule algali, loro frammenti o materiali, oltre che in acqua, si può avere nell’aerosol e nella battigia a seguito di mareggiate, aumentando le occasioni di contatto con le persone.

Queste conoscenze scientifiche, osserva la dott.ssa Profeta, hanno definito in modo più chiaro il rischio sanitario associato alla fioritura algale, pur senza individuare una vera relazione dose risposta e corrispondono a effetti a carico di cute e mucose oculari ed effetti respiratori, ma solo in presenza di condizioni meteoclimatiche favorevoli alla formazione di aerosol.

E’ chiaro che in queste condizioni si rende necessario limitare o vietare la balneazione e le altre attività ricreative nell’area.

Soluzioni possibili – Abbiamo tutti preso atto di questo problema. Ci chiediamo allora che cosa si può fare. Tutto sommato è estremamente semplice. La prima cosa è certamente quella di eliminare lo scarico di circa 13 milioni di metri cubi annui del refluo depurato proveniente dal depuratore consortile di contrada Fusco che, tramite il torrente Grimaldi, da più di trent’anni viene convogliato nel tratto di costa in prossimità della foce del fiume Anapo in una zona che presenta bassi fondali. E’ questo un intervento divenuto ormai improcrastinabile.

Come eliminare nel breve termine lo scarico dal porto grande è già pratica consolidata. Agli inizi degli anni 90 una modesta aliquota dell’effluente depurato, circa il 9,3% pari a 557.571 metri cubi a fronte di un volume globale di acqua trattata, pari a circa 6 milioni di metri cubi, veniva conferita agli impianti di distribuzione del Consorzio ASI, attraverso un impianto di sollevamento ed una condotta di mandata, di proprietà Sogeas, nell’acquedotto Ciane che alimentava l’invaso di Mostringiano a S. Focà e quindi le utenze industriali (l’acquedotto Ciane o sistema Ciane era stato costruito in contrada Mezzabotte nella parte terminale del corso del fiume omonimo per derivare acqua dallo stesso per usi inizialmente agricoli e poi industriali). Successivamente, nell’anno 2000, al fine di ridurre la portata dello scarico depurato nel Porto Grande, fu concordato con l’IAS-ASI un incremento di pompaggio di acqua depurata nella misura di 10.200 metri cubi al giorno per essere inviata nel sistema di scarico dell’Impianto IAS in condotta sottomarina. In seguito, nel mese di ottobre del 2001, l’invio delle acque depurate fu poi definitivamente e inspiegabilmente sospeso.

E’ questo è il primo punto; il primo intervento urgente e indifferibile: eliminare lo scarico nel porto grande e convogliare i reflui trattati, tramite le strutture consortili già esistenti, nel sistema di scarico a mare in condotta sottomarina dell’impianto biologico consortile dell’IAS. Certamente sarà necessario approntare un piano di adeguamento delle infrastrutture esistenti, ma è sicuramente il modo più economico e rapido di intervenire per risolvere questo annoso problema.

E’ possibile, altresì, utilizzando sempre le infrastrutture consortili esistenti, inviare all’impianto di depurazione industriale IAS un’aliquota del refluo urbano non trattato; cosi facendo si alleggerirebbe l’esercizio dell’impianto di Siracusa, che depura al limite delle sue potenzialità, e nello stesso tempo si ridurrebbe lo scarico a mare nel porto grande.

Tutti sanno tutto – Ma c’è una riflessione, che in un territorio come il nostro, non possiamo esimerci dal fare. In questi trent’anni l’impianto di depurazione ha prodotto centinaia di milioni di metri cubi di acque depurate che sono stati interamente sversati a mare. Ne è conseguito lo spreco pluriennale di una cospicua risorsa idrica che avrebbe potuto essere invece ben riutilizzata in un territorio ove si consideri, peraltro, che l’eccessivo emungimento delle acque di falda, tramite pozzi trivellati, ha prodotto un abbassamento del suo livello piezometrico con conseguente intrusione di acqua marina che ha reso sgradevole al gusto l’acqua di falda per uso potabile.

In questo contesto si evidenziano in tutta la loro gravità colpevoli inerzie e mancanza di strategie per la razionalizzazione definitiva dell’uso della risorsa acqua. Non v’è dubbio che se si vuole ripristinare l’originario equilibrio idrogeologico del territorio bisogna ridurre drasticamente i prelievi dalle falde e sopperire ai fabbisogni con l’impiego di acque reflue depurate che allo stato vengono invece sversate inutilizzate con ingenti sprechi di risorse.

In conclusione, può ancora una volta ribadirsi che la dimensione dei problemi è a tutti nota così come lo sono le soluzioni da tempo prospettate. Non occorrono, perciò, indagini conoscitive e consulenze specialistiche. Tutto quello che andava detto è stato detto e sviscerato. Anche le denunce o prese di posizione pubbliche che di tanto in tanto vengono riproposte, anche da questo giornale, non aggiungono alcunché e rischiano di assumere la veste di un refrain o di grida nel deserto. Anche le indagini della magistratura vengono ormai vissute come fatti episodici destinati ad essere riassorbiti dal muro di gomma della irresponsabilità collettiva.

Rimane da augurarsi che un vento del cambiamento possa finalmente determinare condizioni più favorevoli all’affermarsi di una stagione di maggiore attenzione, sensibile alle problematiche di tutela della salute e dell’ambiente. 

Da leggere

Aretusacque. Una partenza “confusa” ma di certo ci sono i compensi per gli organi statutari

Acque ferme in Aretusacque, ma chissà qual è il ribollio profondo. Al momento i cittadini, …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti